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26 Gennaio 2021

Armi: né buone né cattive


Parlare di armi in un Paese come l’Italia è sempre un affare spinoso. Viviamo in una nazione bigotta dalla società ipocrita dove certi argomenti sono ancora tabù.
Tuttavia taluni avvenimenti sollevano quanto meno domande su cui non si può sempre glissare facendo finta di niente.
Prendiamo spunto da un sanguinoso fatto di cronaca avvenuto agli inizi di questo novembre in Texas: un uomo entra in una chiesa e fa ripetutamente fuoco uccidendo ventisei persone.
Ma ben presto l’assalitore é costretto a darsi alla fuga, non perché ha esaurito le munizioni ma a causa della pronta reazione di alcuni parrocchiani che, essendo a loro volta armati, rispondono al fuoco inducendo l’omicida a interompere la mattanza.
I media, specie quelli di potere, dopo che inizialmente si era paventata l’ipotesi dell’ennesima strage terroristica, hanno accuratamente glissato sulla notizia e, soprattutto, sulla circostanza che sono stati dei civili e non le forze di polizia a fronteggiate la minaccia.
Ovvio, in un Paese come il nostro dove parlare di armi é un tabù, non devono passare con enfasi al grande pubblico notizie a favore del porto delle armi da parte dei civili. Da noi, chi avesse inteso di tirare fuori un’arma per abbattere un aggressore come quello texano, avrebbe passato molti guai, a cominciare dal doversi difendere dall’accusa di omicidio, cosa che scatta in automatico in Italia nonostante l’evidenza della legittima difesa, e casomai doversi anche difendere in sede civile dalle richieste di risarcimento dei familiari dell’omicida.
Bisogna anche dire che la legislazione USA e, in particolare, del Texas in materia di armi é molto differente da quella italiana, a partire dalla circostanza che mentre in quelle terre il porto delle armi per difesa deve avvenire in modo palese, ossia pistola in fondina bene in vista, da noi il porto per difesa deve sempre avvenire in modalità occulta, ossia l’arma deve restare sempre celata da una giacca o ben nascosta nei pantaloni.
Ma, si sa, gli Stati Uniti sono la patria del 2^ emendamento che, per la loro Costituzione, garantisce a chiunque il diritto di portare armi nella convinzione della deterrenza che un’arma a vista puó indurre.
E, per onestà dialettica, bisogna altrettanto dire che molto spesso in Italia il detentore di un’arma spesso la acquista e poi trascorre anni senza mai andare al poligono per addestrarsi ad un utilizzo sicuro e controllato della stessa.
Insomma, da noi non sarebbe difficile che, specie in una situazione di stress, un volenteroso cittadino spari sui suoi stessi piedi piuttosto che verso l’aggressore.
Tuttavia, il fatto di sangue avvenuto in Texas ma anche l’aggressione terroristica accaduta al Bataclan di Parigi, dove inermi civili non hanno potuto in alcun modo fronteggiare o sfuggire ai pochi terroristi che li stavano sterminando, deve condurre a un ripensamento della politica di diffusione ed utilizzo delle armi da parte dei civili.
Bisogna ricomoscere che le Forze di Polizia, per quanto professionalmente preparate e attente nel loro servizio, non possono essere dappertutto né, tanto meno, sperare di poter giungere in tempo zero ove si sta consumando un attacco terroristico o, più semplicemente, il folle gesto di uno squilibrato.
La sola possibilitá di trovare una resistenza da parte di alcuni cittadini, occorre ribadire che siamo nel pieno del diritto alla legittima difesa, renderebbe forse più difficile l’attuazione di queste tipologie di aggressione o ne limiterebbe fortemente la portata omicida.
E, invece, nel nostro Paese chi chiede un porto d’armi per difesa va incontro a difficoltá e spese che ne rendono quasi impossibile l’ottenimento e chi va regolarmente al poligono, dimostrando di avere l’assennatezza di comprendere il valore dell’addestramento all’uso (ma anche, soprattutto, al non uso) delle armi, é spesso tacciato di rambismo se non addirittura di essere un pericoloso esaltato.
Nella nostra bella Italia un civile può vicariare un prete per dare l’estrema unzione o il sindaco per unire in matrimonio ma guai a voler proteggere sé stessi, la propria famiglia o altri in caso di forzata assenza delle Forze dell’Ordine vicarando le stesse. Le stesse guardie giurate, molti non lo sanno, a causa di una legislazione ipocrita e arretrata, qui da noi possono salvaguardare solo i beni materiali ma non la sicurezza delle persone.
Dunque giusto che non si pongano le basi per un clima da Far West, bene che i controlli sulla affidabilitá psichica delle persone siano intensificati e resi periodici prima di concedere un porto d’armi, giustissimo che si obblighino le persone a un regolare addestramento al poligono istituendo una sorta di libretto personale del tiratore dal quale si debba evincere un regolare addestramento all’uso delle armi, ma anche molto opportuno sarebbe che la politica desse maggiore fiducia e maggiore tutela a chi, legalmente e responsabilmente, intende possedere un’arma o chi esercita appropriatamente il diritto naturale e sacrosanto della legittima difesa.
Nella convinzione che le armi non sono né buone né cattive (il recente utilizzo di automezzi piuttosto che armi proprie per compiere attentati lo dimostra, sennò dovremmo chiederci se anche le auto sono buone o cattive, così come é statisticamente dimostrato che i crimini commessi da possessori autorizzati di armi con le armi legalmente detenute sono una sparuta frazione del totale) inutile quindi, anzi forse addirittura dannoso, incedere nella demonizzazione delle armi tout court e più intelligente sarebbe prendere il meglio delle due visioni, quella statunitense e quella europea, al fine di esaltare il lato di maggiore sicurezza a favore dell’intera societá che dalla diffusione controllata e dal possesso responsabile delle armi da fuoco può derivare.

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