Figli e figliastri


Accadono cose curiose in questo Bel Paese. Non è difficile imbattersi in situazioni che sembrano sovvertire l’ordine naturale delle cose, un po’ come il mondo all’incontrario delle filastrocche che ci insegnavano alle elementari.
E non stiamo parlando, si badi bene, del libro del generale Vannacci, ma di fatti più recenti, posteriori alla sua pubblicazione che comunque ci fanno riflettere sull’esattezza delle tesi espresse dall’ex comandante della Folgore.
Ad esempio capita che una maestra elementare prenda ferie per andare in un altro Stato a malmenare alcuni suoi compatrioti che colà si facevano gli affari propri, dichiarandosi per di più appartenente ad un movimento chiamato “Hammerbande” che persegue lo scopo di colpire a martellate i presunti neonazisti. Verrebbe da dire: se non è zuppa è pan bagnato, dato che la medicina somiglia così tanto alla malattia.
Così la maestria viene arrestata l’11 febbraio dello scorso anno e da allora attende la fine del processo per conoscere la propria sorte per i prossimi anni. Nel frattempo ciò che ha suscitato scalpore in Italia facendone un caso politico sono state le riprese televisive in cui si vede la maestra portata in aula in manette e con i ceppi alle caviglie. Lungi dal chiedersi se la stessa cosa accade anche da noi (come infatti accade!) la sinistra ha subito dato fuoco alle polveri dichiarando l’Ungheria un paese di SS che non rispetta i diritti dei poveri italiani innocenti, scavalcando il sacrosanto diritto della magistratura di operare secondo procedure consolidate. Tra parentesi, se l’Ungheria è stata accettata tra i paesi dell’Unione Europea è perché ha subito un lungo periodo di osservazione e le sue leggi e i suoi codici sono stati passati al pettine fitto per verificare se fosse o meno un paese democratico. Chiusa la parentesi.
Torniamo però un momento in Italia, e troviamo un altro paradosso. Un povero pastore sardo che viene scambiato per un’altra persona e condannato in via definitiva a una lunga, lunghissima pena detentiva, salvo poi, dopo 31 anni, scoprire che il suo accusatore si è sbagliato e il povero pastore è completamente innocente e del tutto estraneo alla vicenda. Riceverà senza dubbio un risarcimento, non ne dubitiamo, anche se nessuna cifra, per importante che sia, potrà mai ricompensare quest’uomo di una vita che lo Stato nella persona di un magistrato gli ha portato via.
Ebbene, in attesa di conoscere l’ammontare del risarcimento, sarebbe stato quanto meno carino se qualcuno gli avesse chiesto scusa. Da che ci risulta nemmeno il giudice che lo ha assolto ha speso due parole a favore di quest’uomo, magari un semplice gesto di solidarietà, pur se tardivo. Sarebbe bastato un abbraccio, simbolo del pentimento e allo stesso tempo di una vicinanza emotiva a una persona depredata di metà della sua esistenza.
E adesso viene il bello. Quando accadono fatti di questo tipo, quando cioè la logica dei fatti viene sovvertita da gruppi di individui della società umana che iniziano a percorrere contromano le vie del pensiero e dell’azione, ci si aspetterebbe l’intervento di un garante, di un deus-ex-machina che rimetta a posto le cose con uno schioccare delle dita o con un colpo di frusta.
Quando il padre di una persona di non proprio specchiata onestà, che ha già quattro condanne e 29 segnalazioni all’autorità giudiziaria sulle spalle, chiede addirittura al Presidente della Repubblica di intervenire per far tornare a casa la pecorella smarrita, ci si aspetterebbe che il Presidente ignori la cosa o, se proprio la ragion di Stato lo impone, che gli mandi a dire di farsi furbo, e non invece che tra i due intercorra una lunga telefonata.
Di contro, quando un povero pastore viene scarcerato dopo più di tre decenni di ingiusta detenzione, senza che nessuno pensi a scusarsi, ci si aspetterebbe non dico che venga fatto cavaliere, ma che quanto meno un pezzo grosso dello Stato si abbassi al suo livello porgendogli le scuse ufficiali a nome di tutta la Repubblica. Magari con una semplice telefonata.
Invece niente. Come al solito ci troviamo ad avere figli e figliastri.
Sono i misteri della politica, forse non solo italiana, ma che in questo Bel Paese capita spesso di veder accadere. La politica, si sa, è una porca cosa. Rino Formica diceva che è sangue e merda. Probabilmente esagerava, perché di sangue se ne vede ben poco.