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17 Aprile 2021

PsicologicaMente – “Finché … mente non ci separi!”


“Una vita che mi è alleata per tutta la vita: ecco il miracolo del matrimonio. Una vita che vuole il mio bene quanto il suo, perché si confonde col suo: e se non fosse per tutta la vita sarebbe ancora una minaccia, quella minaccia che sempre è latente nei piaceri che ci procura una “relazione amorosa”. Ma quanti uomini conoscono la differenza tra un’ossessione che si subisce e un destino che si sceglie?”
(Denis de Rougemont , L’amore e l’Occidente)

Parlare di matrimonio significa parlare di amore e cercare di comprendere quali siano gli elementi cardini che consentono il raggiungimento di un’armonia relazionale.
Innanzitutto è necessario sottolineare come la visione odierna del matrimonio sia cambiata.
L’atto di sposarsi cela impegni e promesse reciproche durature, serie e, meglio ancora, eterne!
Sicché oggi in molti si chiedono: ha ancora senso sposarsi? Quali sono le conseguenze di un matrimonio? Ci sono dei vantaggi? Quali sono gli svantaggi?
In sintesi… a cosa si va realmente incontro?
In questo seppur breve spazio cercherò di spiegare quali leve psicologiche influenzano maggiormente e dall’interno il sodalizio matrimoniale e questo perché ritengo che individuarle e comprenderle può certamente aiutare a chiarire dubbi, rispondere a domande, eventualmente rivalutare la propria promessa, il tutto con maggiore consapevolezza.
Lasciamo da parte l’ipocrisia ed ammettiamo che, non di rado, il matrimonio cela molto di più e di diverso rispetto al forte sentimento di passione e amore che dovrebbe legare due persone.
Sposarsi è un atto che può rappresentare tante cose e che può scaturire dai più disparati motivi. Potrebbe essere un modo per sentirsi meno soli, un escamotage per fuggire dalle famiglie d’origine, la vittoria di un partner più forte, un’opportunità per sopperire alle proprie debolezze o per realizzare una scalata sociale, una vendetta o la ripicca nei confronti di chi ci ha fatto soffrire, una scelta frettolosa o idealizzata, un modo per sentirsi normali e seguire un percorso di vita condiviso socialmente e tanto altro ancora..
Ma oggi, tempo in cui i legami non esistono e tutto è libero e socialmente approvato, queste scelte, alternative ad un legame autentico e significativo, possono trasformarsi in un rischio, una scommessa da cui diventa difficile svincolarsi. In questi casi viene a mancare il sentimento d’amore, ed il divorzio diventa quella porta sul retro che ci garantisce la fuga e ci consente di recuperare nuovamente quel senso di libertà, di apertura, di leggerezza in cui si può ritrovare ancora la passione.
Ecco che viene facile domandarsi: perché sposarsi e quali possono essere i benefici di un matrimonio, considerato che è così facile incappare in rischi e pericoli? Perché scegliere di vincolarsi in un legame che ha ripercussioni ed effetti su molti campi, quello familiare, personale, quello sociale, psicologico e giuridico?
Non sarebbe preferibile una convivenza senza demandare a promesse ufficiali il legame tra due persone?
Ebbene su questo punto insistono importanti differenze dal punto di vista psicologico.
All’inizio dell’articolo ho esordito con una riflessione sul matrimonio posta sotto forma di domanda e tratta da un’opera di Rougemont: quanti conoscono la differenza tra subire e scegliere? Credo che sia un punto particolarmente importante da affrontare.
Oggi, ad esempio, c’è una naturale tendenza a leggere la passione come l’unico motore dell’Amore.
Nel mondo dell’amore online, sembra che il tempio del sentimento non abbia altre basi all’infuori di un moto agitato, energico e vivace: è l’amore del “tutto e subito”, un amore che ben si adatta al nostro modello sociale dove ogni cosa è maniacalmente raggiungibile ed alla portata dei più.
Siamo abituati ad un amore che è travolgente, che ci sbaraglia. Possiamo impedirlo? no. Possiamo fermarlo? difficile. Insomma, l’amore passionale è un amore a responsabilità limitata: non c’è colpa nell’essere travolti, è il destino!
Ma tutto questo è sbagliato o corretto? In realtà darci una risposta non è importante e non ci interessa. Ognuno deve orientare la propria vita attraverso quelle strutture di senso che sente più vicine a sé stesso. Tuttavia interrogarsi sull’argomento può aiutarci a capire cosa vogliamo dal nostro futuro!
In una società dove è (quasi) sempre possibile tornare indietro e in cui per ogni azione vi è praticamente un rimedio, la scelta di affrontare o meno il matrimonio risulta quasi inutile, poco pratica e decisamente dispendiosa per tempo, soldi ed energie. Ma allora, quale il beneficio di un matrimonio? Ebbene, il matrimonio impone il limite “responsabile” del decidere.
So bene che anche solo leggere questa frase ci fa venire i brividi, essa sembra stridere con tutto ciò che c’è fuori, un mondo privo di limiti, sciolto da ogni sorta di vincolO. In realtà la domanda a cui tutti dovremmo trovare risposta è se, effettivamente, stiamo scegliendo oppure (perdonerete il gioco di parole) stiamo scegliendo di non scegliere per poterci garantire sempre la possibilità di farlo.
É una situazione rappresentabile come un bivio e, difronte a questo, decidere di non percorrere ne una ne l’altra strada per avere la sicurezza di poter sempre scegliere in un altro momento; oppure, decidere di intraprendere un sentiero, ma solo dopo essersi accertati di poter certamente tornare indietro.
In questo modo, però, si rischia uno stallo! Di fronte al pericolo, all’incertezza, alla paura avremo sempre la possibilità di scappare e questo comporta un grave problema: stiamo fuggendo dalla possibilità di conoscere noi stessi. Quando ci fermiamo di fronte a un pericolo, prima di fuggire dalla difficoltà, stiamo ritirandoci da noi stessi, da quella parte fragile di noi con cui abbiamo terrore d’imbatterci e confrontarci. In questo modo non ci mettiamo davvero in discussione e freniamo inevitabilmente la nostra crescita personale.
Il matrimonio, allora, diventa una strada, un sentiero per scoprirsi: una scelta che per quanto responsabile, non sarà mai priva di pericoli, ma che può condurci alla scoperta di nuovi modi di essere noi stessi.
Possiamo allora definire il matrimonio come uno scegliere di fare? Assolutamente si.
Un’altra cosa che possiamo affermare è che, nonostante ci sia ancora qualche anima romantica che sostiene che l’amore sia uno ed uno soltanto, nella realtà ci sono vari “tipi” di amore.
C’è l’amore passionale, quello delle farfalle allo stomaco e degli occhi a cuoricino. È un sentimento che non bussa, che ti si apre davanti e non chiede permesso. È una forza che non si fa scegliere, un’onda improvvisa che tutto scuote ma che, improvvisamente, può consumarsi.
C’è poi l’amore coniugale, che ha di norma una natura diversa: non fugge il fuoco e la felicità della sregolatezza e neanche vive il sentimento in modo passivo. L’amore del matrimonio è un amore fattivo. Il legame matrimoniale non è la chiave per evadere dal mondo, anzi è un modo di abitarlo e forse di cambiarlo, per questo l’amore degli sposi è un sentimento che vuole creare, è una spinta creativa.
Al di là di tutto però non c’è un modo migliore di un altro per amare, non si può individuare una strada maestra e una minore. Ognuno deve rendersi capace di orientarsi in questo cammino con quanti più strumenti possibile. Come psicologo non posso che sposare l’idea di Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, che afferma come forse non bisognerebbe tanto facilitare i divorzi, quanto invece rendere meno accessibili i matrimoni.
E’ talmente importante che i futuri sposi siano preparati a questa decisione! È necessario, prima di ogni altra cosa, che essi realizzino che il matrimonio è una scelta, che l’amore diventa un percorso comune, finalizzato al raggiungimento di un progetto condiviso. Non sempre, anzi quasi mai, realizzare questo obiettivo è facile, il tragitto spesso si presenta complesso e buio.
Ma la migliore scelta non è sempre quella di fermarsi o peggio tornare indietro: a volte trovare il coraggio e la forza di andare avanti può aprirci alla possibilità di cercare, insieme, significati nuovi e che consentano alla luce dell’amore di illuminare nuovamente la coppia. La ricompensa? Il viaggio continua, un nuovo capitolo della nostra vita si apre e ci si spiana davanti. Perché il matrimonio significa ascoltarsi, rinnovarsi, cambiare, aprirsi. Dietro ogni difficoltà si nasconde una nostra diversa essenza ed anche almeno una soluzione. E’ allora che la coppia crea, s’incontra di nuovo ed in continua trasformazione, perché entrambi i coniugi, quando l’intenzione è comune, si ritrovano lungo il tragitto, cambiati, diversi, ma ancora insieme.
Questo è il significato oggi del matrimonio: una leva alla crescita, alla cura delle emozioni, una danza propiziatrice che può tramutarsi in un armonico disegno dentro il quale abita l’opportunità di incontrare sempre nuove forme di noi.
A fronte di tutto quanto detto, cosa mi sento di dire a quelle coppie che affrontano il percorso matrimoniale oggi?
Nei tempi odierni mi sento in dovere, nella vastità e complessità di questo argomento, di sottolineare loro l’importanza della comunicazione reciproca e quindi di non smettere mai di interagire emotivamente, di non trascurarsi sia come singoli individui che come coppia, correndo ai ripari a tempo debito, magari rivolgendosi ad uno specialista se dovessero insorgere momenti di crisi per poter affrontare correttamente le difficoltà, senza spaventarsi di eventuali momenti fibrillanti, essi fanno parte della vita e solo affrontandoli insieme sarà possibile camminare fianco a fianco, sorridendo delle proprie gioie e felici delle difficoltà superate.

Notazioni Bibliografiche:
• A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.
• Lucia Carli, Donatella Cavanna e G. Cesare Zavattini – Psicologia delle relazioni di coppia.
• Russ Harris – Se la coppia è in crisi… impara a superare frustrazioni e risentimenti per ricostruire una relazione consapevole.

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