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26 Gennaio 2021

La nebulosa “Testa di cavallo”


L’oggetto di cui vi parlo oggi si chiama nebulosa Testa di Cavallo (in inglese Horsehead Nebula, nota anche come Barnard 33, o B33) e si trova nella costellazione di Orione, facilmente individuabile nella sua inconfondibile forma a losanga nei nostri cieli invernali guardando verso sud, osservabile anche con un telescopio amatoriale o un semplice binocolo. La nebulosa si trova appena sotto Alnitak, la stella più a est della cintura di Orione e si trova a 1500 anni luce da noi..
È parte di un turbine di gas e polveri, sagomato come la testa di un cavallo, da qui il nome. È una delle nebulose maggiormente riconoscibili e note del cielo, anche se è difficile poterla osservare visualmente: la sua forma caratteristica si può individuare solo attraverso le fotografie dell’area. La prima foto della nebulosa risale al 1888, presa presso l’Harvard College Observatory.
È talvolta confusa con IC 434, che è in realtà la nebulosa a emissione alle sue spalle, di colore rosso, originato prevalentemente da idrogeno ionizzato dalla vicina e brillante Sigma Orionis. La sua massa totale è di 27 masse solari.
Si pensa che la Testa di Cavallo sia l’inizio di un “globulo di Bok” ovvero quello che all’interno di una nebulosa diventerà un “buco scuro” entro cui non sarà possibile vedere nel visibile, ma solo nelle bande infrarosse quello che succede al suo interno.
Si tratta di una zona di intensa produzione stellare, infatti al suo interno (ben celato dalla polvere cosmica che ne è la componente primaria), vi sono neo-stelle… ma soprattutto proto-stelle che si stanno formando.
L’oscurità della nebulosa è principalmente causata da polvere densa, come si risulta più evidente nella parte più bassa del “collo” che pare gettare un’ombra sulla sinistra. I flussi di gas che lasciano la nebulosa sono incanalati da un forte campo magnetico. Le macchie brillanti alla base della nebulosa sono giovani stelle in formazione. Una o più di esse stanno chiamando a loro materiale sufficiente per formarsi. I forti e intensi campi magnetici della regione, stanno creando vortici e spostando masse incredibili di materia che converge verso questi elementi proto-stellari che fra qualche milione di anni innescheranno la loro prima reazione nucleare e grazie alle alte temperature della zona, cominciando così a brillare come stelle vere e proprie, allontanando con il vento stellare i residui di polvere che sono stati la “placenta” entro cui si sono formati.
Il corpo della nube è di fatto una colonna di gas in sovrapposizione con IC 434, da cui emerge una sporgenza nella parte settentrionale (il “naso”) che possiede una velocità radiale leggermente superiore, indice che sta subendo una spinta accelerativa a causa delle turbolenze. Le sue dimensioni e il gradiente di velocità indicherebbero che l’evoluzione della colonna di gas è avvenuta su una scala temporale di circa mezzo milione di anni; i modelli costruiti in base a questi dati indicano che la nube potrebbe essere completamente disgregata nel corso di circa 5 milioni di anni.
E’ interessante notare che le foto all’infrarosso del telescopio spaziale Spitzer rivelano colori della “testa” inusuali rispetto alle foto nel visibile riprese da terra o dal telescopio spaziale Hubble.

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Fonti:
www.coelum.com
https://www.nasa.gov/mission_pages/hubble/main/index.html

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