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29 Settembre 2020

Forse quasi il 40% degli italiani ha già incontrato il Coronavirus


Lo studio è della Meleam S.p.A. di Bitonto (Bari), impresa che tratta anche il kit Viva Viag Covid-19 (quello sulla goccia da puntura del dito), già acquistato da varie Regioni. Lo studio a prima vista dimostrerebbe una penetrazione del Sars-Cov 2 più ampia di quanto appaia dai primi studi sugli operatori sanitari effettuati da molte Regioni. L’amministratore delegato di Meleam, il professore di Igiene del lavoro e medico legale, Pasquale Mario Bacco, spiega: “Su un campione di 1.731 persone di 9 regioni, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna, Veneto, Lombardia, Basilicata, Lazio e Liguria, diviso tra 1.113 uomini e 618 donne, sottoposte al test tra il 25 febbraio e il 2 aprile, ci risulta che le persone entrate in contatto con il virus sono 668, circa il 38 per cento”.

Nella ricerca della Meleam quasi un soggetto su due ha sviluppato gli anticorpi Igm (quelli della fase iniziale) e Igg, quelli stabili che dimostrano una reazione dell’organismo e annunciano guarigione e immunità, almeno secondo i più ottimisti nei limiti degli studi su un virus che ha solo 4 mesi di vita. I cittadini comuni sarebbero stati contagiati molto più dei sanitari. Forse perché i primi sono meno attenti a proteggersi? In realtà esiste una seconda spiegazione: lo studio della società pugliese non è stato effettuato su soggetti totalmente asintomatici, come i sanitari.
Riportiamo qui di seguito i punti più interessanti di questo studio, che potete trovare sul sito dell’azienda.

I – la reale presenza del COVID-19 sul territorio nazionale.
Oltre il 30% della popolazione è entrata in contatto con il COVID19 sviluppando gli
anticorpi;

II – l’incidenza del clima nello sviluppo e nella selezione del COVID19.
Il COVID19 come tutti i coronavirus è condizionato in maniera determinante dal clima. Quindi scomparirà in estate per poi riapparire con lo scendere delle temperature;

III – quali sono le zone d’Italia più esposte. Essendo sensibile al clima, il COVID19 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d’Italia. Quindi anche ad uguale “concentrazione”, la patogenicità del virus sarà sempre maggiore al nord, rispetto al sud Italia/Europa;

IV – indicazioni concrete dello spostamento del virus sul territorio nazionale. Il COVID19 si è spostato verso il sud già da fine 2019 ed ad inizio 2020 era già presente (risultato evidenziato dall’incidenza delle IGG tra i positivi). Concentrazioni inferiori e minore capacità aggressiva per via del clima, hanno reso la maggior parte delle infezioni, soprattutto le prime, quasi asintomatiche;

VI – il vero tasso di mortalità.
la mortalità diretta da COVID19 non è superiore all’2%. Se non si considera la
fascia d’età superiore a 55 anni, l’incidenza scende al di sotto dell’1%.
L’azione combinata di test sierologico e tampone permette di individuare soggetti che
si sono “immunizzati”, avendo lo stesso risultato di se avessero effettuato un vaccino.
Questo caso si verifica quando il soggetto è positivo alla ricerca degli anticorpi attraverso il test sierologico (quindi ha sviluppato una reazione immunitaria concreta ed in caso di secondo contatto con il COVID-19, proteggerebbe efficacemente l’organismo) ed è negativo al tampone (quindi nel suo organismo non c’è più il COVID-19 e di conseguenza non può trasmetterlo). Queste persone non possono ne infettare ne essere infettati. Si crea una situazione in cui tali soggetti possono essere riammessi nella società e riprendere una vita sociale e lavorativa normale.

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