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Direttore: Vincenzo Di Guida

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15 novembre 2018

La corsa più bella del mondo


Enzo Ferrari così disse: “La Mille Miglia è la corsa più bella del mondo”.
La manifestazione nacque alla fine del 1926, quando quattro giovani amici di Brescia, a seguito della mancata assegnazione, alla loro città, del Gran Premio d’Italia, decisero di dare vita alla gara automobilistica. I “quattro moschettieri”, come vennero allora soprannominati, erano il conte Aymo Maggi di Gradella, il conte Franco Mazzotti, primo finanziatore dell’evento, Renzo Castagneto, ex pilota e dirigente sportivo e Giovanni Canestrini, giornalista della Gazzetta dello Sport.
Il percorso stabilito, ricordava un “otto”, che andava da Brescia a Roma, per circa 1.600 chilometri (equivalenti, più o meno, a mille miglia imperiali). Dopo il successo ottenuto con la prima edizione, si decise di ripetere l’evento, negli anni successivi.
La gara divenne così la competizione stradale per eccellenza nel calendario nazionale. La prima “Mille Miglia” prese il via il 26 marzo 1927, con settantasette equipaggi, di cui due stranieri, e cinquantacinque vetture che portarono a termine la corsa: a trionfare furono Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi, a bordo di una OM, completando la corsa in 21 ore, 4 minuti, 48 secondi, ad una media di 77,238 chilometri orari. Il Corriere della Sera pubblicò per l’occasione: “Poco più di venti ore, nemmeno un giorno e una notte per compiere quasi 1.700 chilometri: una media che supera i 77 orari. L’automobile è passata per le strade di mezza Italia come un dominatore di tempo e di spazio. Il successo del mezzo meccanico appare dunque grandioso!”.
E la famosissima poetessa Ada Negri scrisse sul “Secolo XX”: “Fra i piaceri moderni, non ve n’è uno che sorpassi o uguagli quello di un viaggio in automobile. Nel veicolo nostro, obbediente a noi soltanto, che ci conduce soltanto dove il nostro capriccio vuole, il bisogno di libertà che è in noi diviene certezza di libertà, senso di plenitudine, d’evasione, di possesso dello spazio e del tempo, che trascende il limite umano”.
La competizione venne sospesa nel 1939, dopo che l’anno precedente un grave incidente, in gara, provocò la morte di dieci persone. Nel 1940, durante la guerra, si decise, per quell’anno, di realizzare un’edizione ridotta della corsa, con un tracciato che collegava solamente Brescia, Cremona e Mantova.
La “Mille Miglia” si ripresentò sulla strada, il 21 giugno 1947, in un’Italia Repubblicana. Il record assoluto è detenuto dall’inglese Stirling Moss, che nel 1955 percorse i 1.600 chilometri in 10 ore e 8 minuti, al volante di una Mercedes-Benz 300 SLR, contrassegnata dal numero 722.
Nel 1957 un’altra tragedia segnò la storica della corsa. La vittoria toccò al legendario Piero Taruffi ed alla sua Ferrari, ma, a Guidizzolo, in provincia di Mantova, a meno di quaranta chilometri dal traguardo, lo spagnolo Alfonso de Portago uscì di strada a quasi 300 chilometri orari, per lo scoppio di un pneumatico, piombando sulla folla e uccidendo nove spettatori, tra cui cinque bambini. Anche lui perse la vita, assieme al copilota, il giornalista americano Edmund Gurner Nelson.
Tre giorni dopo, il Governo decretò la fine della “Mille Miglia” e delle corse su strada. Enzo Ferrari, costruttore della vettura coinvolta, subì un processo che durò alcuni anni e dal quale, alla fine, fu assolto. L’Automobile Club di Brescia cercò di dare continuità alla competizione, ma di fronte alla contrarietà di buona parte dell’opinione pubblica, decise di trasformare la gara di velocità in gara di regolarità, con alcuni tratti a velocità libera.
“La Mille Miglia 1958 si può senz’altro definire una prova veramente impegnativa, severissima, poiché si svolge in una sola tappa di 1.600 chilometri, da percorrersi a una media non inferiore ai 50 orari, con otto tratti cronometrati di velocità (sette in salita ed uno in pianura) e precisamente: 1, Nave-Colle S.Eusebio; 2, Trieste-Villa Opicina; 3, San Martino di Castrozza-Passo Rolle; 4, Appiano-Mendola; 5, Ponte di Legno-Passo del Tonale; 6, Dimaro-Campo Carlo Magno; 7, Barghe-Colle S. Eusebio; 8, bivio Stocchetta-Brescia. Nel complesso, si tratta di ottanta chilometri di prove speciali, pari al 5% del percorso totale. E’ chiaro che, agli effetti della classifica, ne saranno i coefficienti essenziali. Infatti il regolamento è semplice e chiaro: vincerà la gara chi sarà in grado, nel tempo stesso, di resistere a 32 ore di automobile e di accumulare la minor somma di minuti nei suddetti otto tratti cronometrati, per cui, per le classifiche, varrà essenzialmente l’elemento velocità e non il cavillo di un qualsiasi paragrafo regolamentare”, scrive Elio Sangiorgi, capo dell’Ufficio Stampa, nell’Annuario della Mille Miglia 1958.
Dal 1977, rivive sotto forma di gara di regolarità per auto d’epoca. La partecipazione è limitata alle vetture, prodotte non oltre il 1957, che hanno partecipato (o sono risultate iscritte) alla storica corsa originale. Sui percorsi della “Mille Miglia” si allenarono futuri campioni, come Tazio Nuvolari, con la costruzione del “mito di Nivola” e  Fulvio Varzi. Vi parteciparono anche personaggi dello spettacolo e della moda; primo fra tutti il Conte Giannino Marzotto, erede di una delle principali aziende tessili italiane, passato alla storia come il “pilota in doppiopetto”. 
Il grande Lucio Dalla le dedicò un lunghissimo pezzo dell’album “Automobili” (1976), dove è contenuto anche il più celebre “Nuvolari”. La canzone “Mille Miglia” è in realtà composta da due brani diversi, “Mille Miglia prima” e “Mille Miglia seconda”, che raccontano bene un’Italia ancora contadina e distrutta dal conflitto, ma amante del rombo dei motori e affascinata dalla figura quasi eroica dei piloti. 
Il cantante partecipò alla gara a bordo di una Porsche 356 Carrera, nel 1999, nel 2000 al fianco dell’attore Alessandro Bergonzoni e, nel 2003, con il fotografo Oliviero Toscani.

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