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26 Ottobre 2020

Paolo Nespoli ancora nello spazio


Non un lancio in notturna, come per le precedenti missioni di astronauti italiani, quello di tre settimane fa. Ma un lancio diurno, nel tardo pomeriggio, con lo spettacolo del tramonto all’orizzonte, che ha riportato alla memoria quelli storici degli anni sessanta e settanta, in Unione Sovietica. Paolo Nespoli saetta verso lo spazio, a bordo della sua Sojuz, la numero MS 05, un veicolo spaziale rinnovato e di quinta generazione della longeva navicella russa, che compie missioni spaziali esattamente da cinquant’anni.
Il distacco da terra è avvenuto puntuale, alle 17,41, come nella migliore tradizione russa, dopo aver scaricato l’inizio delle sue ottocento tonnellate di propellente nell’enorme bunker sotterraneo, che si trova sotto la piattaforma, nello stesso perimetro utilizzato, nel 1961, da Jurij Gagarin, il primo uomo del cosmo. La telecamera della Sojuz, collocata di fronte ai tre cosmonauti, ha ripreso il Comandante russo Sergeij Riazanskij e l’ingegnere di bordo della NASA, Randy Bresnik. Un po’ meno Paolo, seduto sul sedile di destra e quindi penalizzato dalla prospettiva, ma, comunque, inquadrato dall’altra telecamera posta a sinistra nella navicella. Sul pannello dei comandi, durante il lancio si sono visti “ballare”, per l’assenza di gravità, i pupazzetti che i figli degli astronauti hanno donato loro come portafortuna. Le fasi della partenza sono state commentate, dal Centro Spaziale di Mosca, da Luca Parmitano, altro astronauta italiano dell’ESA, in addestramento per una missione programmata per il 2019.
Paolo Nespoli, 60 anni, brianzolo di Verano, molti anni vissuti all’ESA, come ingegnere che preparava gli esperimenti per altri astronauti, ha raggiunto il suo sogno nel 1998. Trasferitosi al “Johnson Space Center” della Nasa, a Houston negli Stati Uniti, è lì impegnato per l’addestramento e l’integrazione del personale di terra e di volo della Stazione Spaziale Internazionale. Una lunga attesa, ma poi ben ripagata: tre missioni in dieci anni. Nespoli è già stato in orbita sullo Space Shuttle della NASA per la missione STS 120, nell’ottobre 2007 e, per quasi sei mesi, con una Sojuz, nel dicembre 2010. La stessa che poi lo ha riportato a Terra nel maggio 2011.
Con questa nuova ulteriore esperienza, per la Expedition 53 sulla ISS, diventa l’europeo più anziano ad andare nello spazio ed è protagonista della terza missione di lunga durata dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana. Missione, questa volta, battezzata VITA, acronimo di «Vitality, Innovation, Technology, Ability». La giornata di Paolo Nespoli e dei suoi due compagni di viaggio è stata intensa, come lui stesso aveva raccontato via skype, in collegamento da Houston: “Sarà una giornata bella lunga e soprattutto intensa di avvenimenti. Lo ricordo bene anche per l’esperienza della missione precedente. Ci vestiranno delle tute spaziali, a circa quattro ore e mezza dalla partenza. A meno di quattro ore dal lancio incontreremo le delegazioni e i familiari per un ultimo scambio di battute. E poi, con il pulmino, ci porteranno alla rampa, quando mancheranno circa due ore e mezza alla partenza”. Uno ad uno sono entrati nella navicella. Nespoli ha preso posto sul sedile di destra. A due ore dal via, piazzati ai loro posti, è stato chiuso il portello. L’attracco alla Stazione Spaziale è previsto dopo 4 orbite, e quindi sei ore dopo il “go”. Quindi l’allineamento con le stazioni russe e con i satelliti di navigazione, prima di avere la conferma ufficiale di andare ad incontrare la Base. In bocca la lupo, Paolo!