Ucraina: è ora di aiutarla davvero


Confesso di essere in disaccordo con alcuni colleghi, anche di questa testata, riguardo agli interessi europei ed americani nei conflitti che stanno insanguinando l’Occidente.
Recentemente Donald Trump ha affermato che se fosse rieletto (cosa peraltro estremamente probabile) non tirerebbe più fuori un dollaro per gli aiuti all’Ucraina. Il Tycoon è convinto che tocchi adesso all’Europa sborsare ciò che serve per salvare Kiev dalla minaccia russa, che gli Stati Uniti hanno già fatto abbondantemente la loro parte. Ha anche minacciato di uscire dalla Nato se i partner europei non arriveranno a stanziare per le spese militari almeno il 2% del loro PIL. L’Italia è circa all’1,68%, quindi non mancherebbe molto, la Francia è all’1,94, la Germania all’1,39% e gli altri partner europei si aggirano tutti tra l’1,5 e l’1,9%. Non dovrebbe essere dunque un grosso sforzo, specialmente se l’Unione Europea dovesse adottare una politica tale da stanziare risorse in favore degli Stati membri, mentre al momento il contributo alla spesa militare dell’UE presa come entità unitaria è un misero 0,01%, che forse potrebbe servire a comperare i guanti di lana ai soldati
Sullo stesso registro di Trump si è espresso un alto ufficiale del Pentagono vicino alle posizioni dell’ex Presidente, sostenendo che gli USA non sono tenuti a fare da balia a tutto il mondo e a difendere qualsiasi aggredito dall’aggressore. Ha continuato dicendo che l’Europa deve imparare a camminare con le sue gambe e l’America ha il solo obbligo di intervento in difesa di uno stato dell’Alleanza Atlantica qualora questo venisse attaccato da un nemico esterno.
Trovo questo ragionamento giusto e appropriato. Siamo stati invasi dagli americani nel ’44 e lo siamo ancora adesso. Con noi altri Stati europei sono tuttora succubi delle politiche americane. È ora di svincolarsi a partire proprio dall’aspetto economico, che involve, è ovvio, anche la spesa militare.
Ma senza strafare, come a quanto pare la grandeur francese spinge Macron a scelte estreme e del tutto inopportune.
Aiuti all’Ucraina sì, ma intervento diretto di uomini dell’UE non se ne deve nemmeno parlare. Il rischio di trovarsi a fare da bersaglio per i missili di Putin è troppo grande e ci sono sicuramente altre scelte che possono essere fatte, a partire da un negoziato che per difficile che sia dovrà prima o poi avere inizio. Per spingere i russi ad accettare un compromesso è evidente che bisognerà offrire qualcosa, perché un ritiro totale non sarebbe accettato, ma è altrettanto evidente che per spingere Putin a sedersi al tavolo dev’essere qualcosa di più convincente della sguaiata controffensiva dello scorso autunno. Le vittorie a macchia di leopardo delle forze ucraine, che ogni tanto affondano una nave o bombardano obiettivi sensibili con discreto successo, non bastano a convincere chi dispone di un esercito gigantesco, sebbene male armato e poco motivato. I russi hanno perso oltre 400 mila uomini in due anni, le stesse perdite avute nei primi cinque anni di invasione dell’Afghanistan. Nel frattempo il malumore interno cresce e la morte di Navalny contribuisce non poco ad un sentimento di rivolta contro la politica del Cremlino.
Purtroppo sappiamo quanto i russi siano abituati a sopportare, soffrendo in silenzio, chinando la testa e cibandosi di poco e tirando avanti in qualche modo.
Non saranno certo i soldati francesi a convincere le truppe di Mosca a fare dietro front. Però magari potrebbero convincerle le armi occidentali date finalmente con l’obiettivo d’essere aiuti determinanti, non solo come un contentino al pierino la peste di Kiev. Insomma artiglieria pesante, aerei, missili e carri armati, non più solo fucili e bombe a mano.