Perché le “Relazioni Industriali” sono più adatte della Legge a regolare il lavoro


La Legge ha per sua natura carattere e applicazione generale. Dalla Costituzione alla Legge Ordinaria alla Legge Regionale i contenuti si fanno più specifici a adatti a situazioni reali, ma la legge rimane impersonale, valida verso chiunque.
Questa caratteristica non è propria dei Contratti che regolano situazioni individuate fra le persone. Essendo le Relazioni Industriali fondate sul principio contrattuale pare chiara la loro adattabilità di volta in volta a situazioni concrete.
I contratti sono stipulati fra parti alla pari fra loro e non hanno le caratteristiche autoritative della legge.
Per queste ragioni le situazioni del lavoro, che si fanno sempre più personali, sono meglio interpretate dall’intervento di accordi reciproci.
Anche tali accordi possono presentare motivi di contenuto generale o particolare. Si va infatti dai Contratti Collettivi Nazionali che hanno riferimenti ad intere categorie merceologiche a interventi sempre più singolari nei Contratti Integrativi o addirittura personalizzati nelle varie situazioni aziendali. Così nella quotidiana dialettica fra Direzione Aziendale e Rappresentanze Sindacali dei Lavoratori.
Lo Statuto dei Lavoratori, legge ordinaria per eccellenza nell’ambito lavoristico compie 53 anni e malgrado la sua autorevolezza ed efficacia, oggi appare poco vicino alla realtà attuale del lavoro. In perticolare perché presuppone la diffusione massima del contratto di lavoro subordinato o a tempo indeterminato. Mentre ora la contrattualistica individuale prevede forme molto più variegate.
Le Relazioni Industriali possono ben sopperire a questo scompenso soprattutto se i loro influssi si spostano sulla generalità dei lavoratori d’azienda. Un indirizzo destinato ad informare i rapporti futuri fra le parti aziendali. Il mondo del lavoro ha bisogno di nuove organizzazioni e queste ne sono le premesse indispensabili.