Le alterne fortune della Sampdoria


La Sampdoria nasce nel 1946 dall’unione della Sampierdarenese e dell’Andrea Doria. Nella sua storia ha conosciuto momenti di difficoltà e momenti di gloria, spesso legati alle diverse personalità dei suoi presidenti.
Ha vissuto gli anni ’50 e ’60 affidando le proprie sorti a campioni di una certa età che concludevano degnamente la loro carriera in blucerchiato dopo avere militato in squadre di grande nome. È il caso di Cucchiaroni, italo argentino ex Milan, e Skoglund svedese ex Inter.
Questi due giocatori, assieme ad altri campioni come Vincenzi, Marocchi, Bernasconi, Ocwirk, Brighenti conquistarono un quarto posto nel campionato 1961-62 vinto dalla Juventus di Omar Sivori, ed alle spalle di Milan e Inter.
Sì raccontava che quando Cucchiaroni arrivò a Genova si intese in città in dialetto genovese per aver precedentemente vissuto nel quartiere di Boca, a Buenos Aires, abitato da una numerosa colonia di liguri. Probabilmente si trattava di una leggenda metropolitana, ma è una di quelle storie che, assieme alle gesta dei protagonisti, un tempo contribuivano a rendere ancora più affascinante il mondo del calcio. Nacka Skoglund militò nella Nazionale svedese fino a raggiungere il secondo posto ai Mondiali del ’58 a Stoccolma dietro il Brasile del non ancora diciottenne Pelé. Alla capacità non comune nel dribbling univa però una passionaccia per il whisky.
Più tardi la Samp si affidò spesso ad un giocatore di spicco che si distingueva dagli altri. Fu il caso di Barison, un cannoniere che giocava ala sinistra e del brasiliano Da Silva, micidiale nei calci piazzati dal limite dell’area. Più recentemente Trevor Francis, baronetto della nazionale inglese. Francis, centravanti di classe superiore, aveva il problema della fragilità muscolare ed era perciò soggetto a frequenti infortuni. Ciò non gli impedi però di brillare nella Sampdoria prima di passare all’Atalanta. Ebbe grandi centrocampisti nell’irlandese Brady e in Frustalupi che concluse la propria carriera nella Pistoiese.
Ma fu verso la fine degli anni ’80 ed all’inizio dei ’90 che la Samp, guidata dal Presidente Mantovani e dal trainer Boskov, conobbe i suoi momenti migliori con giocatori di grande livello come Vialli, Mancini, Vierchowod, Cerezo, Lombardo, fino a conquistare la Coppa delle Coppe nel 1990 contro i belgi dell’Anderlecht e lo scudetto nel campionato 1990-91. Boskov, oltre che per le sue indiscusse qualità di tecnico, era noto per i suoi proverbiali motteggi. Essendogli stati chiesti lumi su un discusso rigore, Boskov nell’occasione rispose “Rigore è quando arbitro fischia”.
Vialli e Mancini entrarono nella leggenda del calcio italiano non soltanto per le loro grandi doti di attaccanti ma anche per la prematura scomparsa del primo e per la carriera da tecnico della Nazionale del secondo.
Quell’anno la Samp arrivò anche alla finale di Coppa dei Campioni a Wembley, dove fu sconfitta dal Barcellona ai tempi supplementari a seguito di un calcio di punizione con barriera non perfettamente piazzata.
La Sampdoria di Mantovani, Boskov, Vialli, Mancini ispirava grande simpatia e rappresentava goia di vivere oltre l’ambiente del calcio.
Successivamente la Samp raggiunse posizioni più che onorevoli negli anni della Presidenza di Ferrero, allenata da Giampaolo, potendo contare su una coppia di campioni come Cassano e Pazzini. Il barese Antonio Cassano, in particolare, era noto, oltre che per il suo carattere bizzarro, per le sue qualità di inventore funambolico. E dopo, grazie a nomi come Muriel, Zapata, Torreira.
Oggi, malgrado il blasone, la Samp veleggia in serie B, con rendimento alterno, guidata da Pirlo, ex juventino, e costantemente alla ricerca di quelle conferme che possano avvicinarla alla zona di play off.