Tristan da Cunha, l’isola in mezzo al nulla


Visto dal cielo è solo un puntino verde sperduto nell’oceano blu. Il suo nome è Tristan da Cunha.
A oltre 9000 km di distanza dal nostro Paese, nulla di più alieno dall’Italia di quell’isolotto vulcanico sperduto nel bel mezzo dell’Atlantico meridionale. Eppure su quello scoglio così isolato da 130 anni abitano i discendenti di due marinai liguri: Andrea Repetto e Gaetano Lavarello, entrambi originari di Camogli.
Il 28 settembre del 1892 i due si trovavano a bordo del brigantino a palo “Italia” salpato carico di carbone da Londra alla volta del Sudafrica. Ma il carbone, ahimé, a contatto con l’ossigeno dell’aria si ossida con una forte reazione esotermica, come sanno bene i minatori, e se non viene continuamente raffreddato con getti d’acqua inizia a bruciare.
Tutt’a un tratto, l’equipaggio avvertì il puzzo del denso fumo nerastro che saliva dalla stiva, ad indicare un principio d’incendio del carico per autocombustione.
Il capitano chiavarese Rolando Perasso decise che era meglio abbandonare al più presto la nave, anche perché a quelle latitudini difficilmente s’incrociavano altre imbarcazioni atte a recare soccorso. Perasso, riuscì a governarla in un viaggio durato sei giorni fino a farlo arenare sui fondali dell’isola, unico approdo possibile in mezzo all’oceano. Tutto l’equipaggio della nave si salvò, e dopo il fortunoso sbarco gli uomini furono ospitati dagli abitanti della minuscola capitale, Edinburgh of the Seven Seas. Il 21 gennaio i naufraghi vennero recuperati dalla nave Wild Rose per essere trasportati a Città del Capo in Sudafrica ma i due camogliesi decisero di non tornare a Genova nonostante gli ordini del capitano.
La terra più vicina, però, era indicata da un minuscolo puntino quasi invisibile sulle carte nautiche, distante circa 3000 km da Città del Capo e situato a “soli” 2100 km a sud dell’isola di Sant’Elena, la stessa dove settantun anni prima era spirato Napoleone.
Si trattava, per l’appunto, dell’arcipelago di Tristan da Cunha, territorio britannico d’oltremare il cui motto era: “Our faith is our strenght”.
E di fede, oltre che di forza, ne dovevano avere tanta (e devono averne tuttora) i circa 250 residenti in pianta stabile di questo lembo di terra grande poco meno dell’isola d’Elba, perennemente sferzato dai fortissimi venti oceanici e da acquazzoni spaventosi, privo di aeroporto e raggiungibile solo per mare con un viaggio di una settimana da Città del Capo, sempre che ci sia posto sulla nave postale.
In caso contrario si dovrà attendere la successiva che salperà a circa 45 giorni di distanza dalla precedente.


Scoperta nel 1506 dal portoghese Tristan da Cuhna, da cui prese il nome, l’isola fu abitata sporadicamente soltanto sul finire del diciottesimo secolo da balenieri di passaggio. Tra il 1790 e il 1791 il capitano John Patten di Filadelfia al comando della baleniera Industry trascorse sull’isola sette mesi a caccia di pelli di foca ma per il primo vero insediamento stabile si dovette arrivare al 1816, quando i colonizzatori inglesi fondarono su questo sputo nell’oceano un avamposto chiamato Fort Malcolm, che divenne subito importante considerando che da tre anni ormai Napoleone soggiornava forzatamente a Sant’Elena e l’isola britannica sembrava proprio messa lì apposta per facilitare lo sbarco dei francesi, i quali avrebbero potuto usarla come base di partenza per liberare Napoleone dalla sua reclusione a Sant’Elena. Pertanto Fort Malcom fu fondata – oltre che per fornire i servizî minimi di una comunità ai pochi abitanti – anche come guarnigione di vedetta contro presenze sgradite.
Presto organizzatisi in una sorta di comune (la “Firm”) la quale prevedeva la suddivisione in parti uguali fra i residenti delle (poche) risorse dell’isola con gestione in comune delle stesse, tanti scapoli sentirono però il bisogno di ristabilire l’equilibrio demografico e cercarono pertanto di convincere alcune donne sudafricane a raggiungerli sull’isola dietro ricompensa di qualche sacco di patate.
All’offerta risposero cinque eroiche volontarie, che diedero vita ai primi nuclei familiari locali.
Ma, passando gli anni, in quella società ristretta sempre a rischio di malattie genetiche in conseguenza dei numerosi matrimoni tra consanguinei nuova linfa vitale fu portata dai naufraghi che di tanto in tanto giungevano sulle coste isolane, fra i quali, per l’appunto, i camoglini Repetto e Lavarello che, a differenza dei loro compagni di sventura, non vollero però rientrare in patria avendo trovato qui l’amore e rimasero per sempre, ebbero numerosi figli e i loro tipici cognomi sono tra gli otto oggi presenti a Tristan
I due si integrarono perfettamente anche perché, in ossequio al detto ligure “Mainà nu ghe travaggiu che u nu sagge fa”, si diedero subito da fare per ricambiare l’ospitalità dei locali, costruendo col legno recuperato dallo scafo baracche, marciapiedi e recinti per gli animali.
A distanza di tanto tempo, incredibilmente, il legame affettivo e culturale fra la cittadina ligure e la minuscola comunità di Tristan da Cunha resiste ancora, come testimoniato dalla recente visita solenne del “Governor” isolano a Camogli, ricambiata da quella di un discendente dei Repetto sull’isola, e dalla costruzione nel 1971 del “Camogli Hospital”, prima vera struttura sanitaria mai installata nell’arcipelago, eretta col generoso contributo dei camoglini.
La lingua ufficiale di Tristan da Cunha è l’inglese; tuttavia sull’isola si parla un dialetto creolo, influenzato dalle origini dei suoi fondatori e formato da parole inglesi, italiane, liguri, olandesi, afrikaans, e addirittura gaeliche
Come detto, l’isola è di origine vulcanica. L’ultima eruzione risale al 1961. L’attività storica del vulcano è complessa, rappresentata da eruzioni sviluppatesi da numerose e spesso distinte bocche eruttive, sparpagliate attorno alla larga sommità dell’edificio vulcanico.
Nel 1961 vi fu una serie di eruzioni e terremoti e fu decisa l’evacuazione, prima su un’altra area dell’isola e poi, il 10 ottobre, fu deciso l’abbandono. 264 isolani e 26 persone non residenti vennero trasportate dapprima sull’isola Nightingale, il giorno seguente a Città del Capo e infine furono trasferite in Gran Bretagna.
Mentre il governo britannico considerava il trasferimento definitivo i tristaniani erano di avviso diverso, non immunizzati contro l’influenza molti di loro si ammalarono, alcuni anziani morirono durante l’inverno 1962/63, uno dei più freddi mai registrati nel Regno Unito. Una spedizione della Royal Society del 1962 verificò lo stato delle eruzioni e dopo un parere positivo nel 1963 la popolazione lasciò Southampton il 24 ottobre per giungere a Tristan da Cunha il 10 novembre.
Quattro donne di Tristan, ingravidate da uomini di presunta nazionalità britannica durante la loro permanenza nel Regno Unito, alleviarono decisamente la grave questione dell’endogamia.
Nel 2005 l’isola ricevette il codice postale britannico TDCU 1ZZ per consentire alla popolazione di ordinare i beni online con maggiore facilità. Nonostante ciò, i residenti di Tristan non possono ottenere né cittadinanza né il visto permanente per il Regno Unito e per questo non sono attualmente in grado di usufruire di alcun servizio e vantaggio riservato alla cittadinanza britannica.
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Fonti:
Royal Geog. Soc. Bull.
Anselmo Pagani su facebook.it
wikipedia.it