Tramonto del patriarcato: anomia o rinascita relazionale


Il dibattito sul patriarcato, innescato dall’omicidio di Giulia Cecchettin, è esploso in modo fenomenale e ha suscitato forti contrapposizioni nel contesto civile, sociale e politico.


Da un lato, c’è chi sostiene che la cultura patriarcale sia alla base della violenza di genere e che, pertanto, vada contrastata in tutte le sue forme. Dall’altro, c’è chi ritiene che la colpa dei femminicidi non sia del patriarcato, ma di altri fattori, come l’assenza della famiglia, l’egoismo dei genitori o la cattiva educazione.

In questo contesto, è interessante fare riferimento alla lezione della sociologia relazionale, che offre una prospettiva utile per comprendere le conseguenze del tramonto del patriarcato.

Secondo la sociologia relazionale, la società è un insieme di relazioni sociali, che sono regolate da norme e valori. Il patriarcato, inteso come sistema di potere che privilegia gli uomini, è una forma di relazione sociale che si basa su norme e valori di disuguaglianza tra i sessi.

Il tramonto del patriarcato, quindi, implica una trasformazione delle relazioni sociali tra uomini e donne. Questa trasformazione può portare a due possibili conseguenze:

Anomia, ovvero la perdita di norme e valori comuni, che può portare a un aumento dell’incertezza e della conflittualità sociale.
Rinascita relazionale, ovvero la costruzione di nuove forme di relazione sociale fondate sulla parità e la reciprocità.
La rinascita relazionale è un processo complesso e difficile, che richiede un impegno da parte di tutti gli attori sociali. Per realizzarla, è necessario lavorare su tre assi fondamentali:

Asse refero: le norme e le risorse che regolano le relazioni sociali. È necessario promuovere norme che promuovano la parità e la reciprocità e garantire a tutti le risorse necessarie per vivere relazioni sane e soddisfacenti.
Asse religo: i fini e i valori che ispirano le relazioni sociali. È necessario diffondere valori di rispetto, tolleranza e inclusione, che siano alla base di una società più equa e giusta.
Relazione emergente, non aggregativa: le relazioni sociali non sono semplici aggregati di individui, ma processi che si costruiscono nel tempo attraverso l’interazione tra le persone. È necessario promuovere relazioni che siano fondate sulla comunicazione, la collaborazione e la condivisione.
In conclusione, il tramonto del patriarcato è un processo ineluttabile, ma che può avere conseguenze positive o negative. Per evitare che si traduca in anomia e conflitto, è necessario lavorare per la costruzione di una rinascita relazionale fondata sulla parità e la reciprocità.

La sociologia relazionale

La sociologia relazionale (o teoria relazionale della società), la quale è stata inizialmente formulata dal sociologo italiano Pierpaolo Donati all’inizio degli anni ottanta del novecento nel volume “Introduzione alla sociologia relazionale” (Franco Angeli, Milano, 1983, seconda edizione 1986), può offrire un contributo importante alla comprensione del processo di rinascita relazionale. Donati sostiene che le relazioni sociali sono fondate su tre dimensioni fondamentali:

La dimensione normativa: le relazioni sociali sono regolate da norme che definiscono i diritti e i doveri dei soggetti coinvolti.
La dimensione valoriale: le relazioni sociali sono ispirate da valori che orientano il comportamento dei soggetti coinvolti.
La dimensione relazionale: le relazioni sociali sono processi che si costruiscono nel tempo attraverso l’interazione tra le persone.
Per Donati, il processo di rinascita relazionale deve coinvolgere tutte e tre queste dimensioni. In particolare, è necessario:

Ridefinire le norme che regolano le relazioni sociali, in modo da promuovere la parità e la reciprocità.
Diffondere valori di rispetto, tolleranza e inclusione, che siano alla base di una società più equa e giusta.
Promuovere relazioni che siano fondate sulla comunicazione, la collaborazione e la condivisione.
La rinascita relazionale è un processo complesso e difficile, ma è l’unica possibilità per costruire una società più giusta e inclusiva.