L’uomo che non è mai esistito – Una storia vera della IIa GM


Questa storia non appartiene ad un romanzo. Non è un film. Anzi, semmai come spesso accade, è da questa storia che sono stati tratti romanzi e film, uno di questi, il più noto, si intitola “L’uomo che non è mai esistito”. Infatti il maggiore William Martin, protagonista di questa storia, in realtà non è mai esistito. Era un fantasma, o meglio un cadavere al servizio di Sua Maestà, figura centrale di un piano diabolico che ebbe successo grazie a una perfetta pianificazione e a un briciolo di fortuna.
Ideatore del piano fu il capitano Ewen Montagu, che successivamente raccontò la sua storia in un romanzo e che prese ispirazione dalle folli idee di un certo Ian Fleming, a quel tempo ufficiale visionario del servizio d’intelligence della Royal Navy e poi noto come autore di innumerevoli romanzi di spionaggio il cui protagonista era l’agente 007, al secolo James Bond. Il piano consisteva nel fornire di una finta identità un cadavere che sarebbe stato lasciato da un sommergibile al largo delle coste spagnole, in attesa che la corrente lo portasse a riva e che qualcuno lo scoprisse. Insieme al corpo sarebbero state scoperte le informazioni segrete – e ovviamente false – che avrebbe portato con sé. Infatti il misterioso maggiore Martin avrebbe portato dentro una valigetta nera ammanettata al polso documenti confidenziali firmati da uomini tanto importanti da essere considerati una miniera d’oro per l’Abwehr, il servizio segreto della Wermacht.
Tra i documenti da far trovare ai tedeschi, c’era una lettera del vicecapo di Stato maggiore imperiale Archibald Nye da consegnare niente di meno che al generale Harold Alexander, comandante in capo del corpo di spedizione alleato – che sarebbe poi sbarcato veramente in Sicilia. La lettera inviata da “Archie” Nye all’inconsapevole amico Alexander faceva riferimento ad un’offensiva contro la Grecia e indicava falsamente come finto obiettivo la Sicilia. Inoltre accennava ad un altro attacco simultaneo nel Mediterraneo (senza specificare altro). Tali ragguagli sarebbero stati i primi indizi del depistaggio, una volta in mano ai tedeschi. La missiva continuava poi con faccende militari di ordinaria amministrazione. I falsi obiettivi erano chiari ma non troppo appariscenti e il tono e le informazioni erano quelle giuste, in quanto altrimenti avrebbe rischiato di destare sospetti l’invio di tali notizie in modo non cifrato. In aggiunta venivano indicati due (falsi) assalti chiamati operazione Husky (che è il vero nome dell’attacco alla Sicilia, ma che nella lettera veniva riferito alla Grecia in modo che se i tedeschi avessero intercettato messaggi contenenti tale nome, avrebbero pensato alla manovra citata nella lettera) e operazione Brimstone (inventata e riferita ad un punto non precisato del Mediterraneo). Anche i due corrispondenti non erano casuali: i due generali erano del grado appropriato per giustificare la conoscenza dei piani di battaglia e per far sì che la lettera fosse presa in considerazione, i due si conoscevano personalmente ed erano nomi noti ai tedeschi.
C’era inoltre una seconda missiva, inviata dall’ammiraglio Louis Mountbatten, capo del Combined Operations, all’ammiraglio Cunningham, comandante in capo della Flotta alleata del Mediterraneo. Con questo secondo messaggio Mountbatten spiegava il motivo per il quale la prima lettera fosse inviata tramite il maggiore Martin esplicitando che quest’ultimo si sarebbe recato in Nord Africa per aiutare l’ammiraglio Cunningham nella preparazione del successivo assalto nella “patria delle sardine” (come scritto nella missiva) con riferimento alla Sardegna.
L’idea, che fu approvata dai servizi segreti britannici con il nome di operazione Mincemeat (carne trita), era quella di far credere ai nazisti che gli sbarchi degli Alleati sul continente dopo la vittoria in Nord Africa avrebbero interessato la Grecia e la Sardegna e che la Sicilia era soltanto un diversivo per distogliere l’attenzione dagli obiettivi principali. Fu così che il cadavere del ‘maggiore Martin’ venne sistemato in un “congelatore” spacciato per una sonda meteorologica trainata dal sommergibile britannico HMS Seraph, per essere abbandonato in mare al largo di Huelva, in Andalusia. A bordo del Seraph solo il comandante Norman Limbury Auchinleck Jewell e altri due ufficiali erano al corrente della missione, sebbene il merito per la missione fruttò un encomio che comparve successivamente in modo permanente sulla bandiera dell’unità.
«William Martin» fu il nome inventato dagli inglesi e apposto sul tesserino del falso ufficiale, il cui corpo era in realtà quello di un giovane gallese, Glyndwr Michael, morto suicida per avvelenamento. Per rendere credibile il depistaggio, sul cadavere vennero apposti numerosissimi effetti personali falsificati ad arte quali lettere dalla falsa fidanzata Pam, dell’affezionatissimo padre (come si firma nella lettera) e addirittura una lettera di sollecito della Lloyds Bank; il tutto per dare l’impressione che il morto recuperato fosse effettivamente un ufficiale con una vita personale vera e propria anche se in realtà ideata ad arte.
Il cadavere abbandonato alla deriva venne recuperato da alcuni pescatori, tra cui José Antonio Rey Maria. Portato in obitorio dalla gendarmeria spagnola, venne esaminato dai servizi segreti di Madrid i quali provvide a copiare gli incartamenti ritrovati nella cartelletta che il presunto ufficiale portava legata al braccio. che, da simpatizzanti ma non cobelligeranti con la Germania nazista, non tardarono a informare Berlino. Le copie vennero infatti recapitate all’Abwehr, il quale li reputò autentici e informò i suoi diretti superiori del contenuto delle missive. L’operazione, per quanto bizzarra, ebbe il successo sperato, e i tedeschi, con l’opposizione degli alleati italiani, ridisposero le loro forze proprio come volevano i nemici, lasciando l’isola siciliana con scarse unità di difesa.
Per rendere credibile il depistaggio, il cadavere del finto ufficiale inglese venne “decorato” con una gran numero di effetti personali falsificati ad arte, quali lettere di una fantomatica fidanzata, Pam, di un padre affezionato, e di una lettera di sollecito della Lloyds Bank. A inventarle di sana pianta furono i due responsabili dell’operazione, Montagu e Lord Charles Cholmondeley, eccentrico gentiluomo che si era arruolato nella Royal Air Force, ma che essendo troppo alto per pilotare aeroplani finì nel MI5, o Direzione dell’Intelligence Militare sezione 5.
Gli esaminatori reclutati dall’Abwehr, tra i quali Alolf Clauss, spia nazista di stanza in Spagna, esaminarono il cadavere – ma più essenzialmente i documenti segreti che si era trascinato appresso – e reputarono autentico l’ufficiale quanto le informazioni che si era portato nella tomba. Esse furono trasmesse immediatamente al comando di Berlino, che in seguito avrebbe diramato ordini in tutto il settore interessato, lasciando così pochi uomini a presidio della Sicilia, che rimase difesa dal Regio Esercito e da sole due unità tedesche (il resto di una divisione panzer e una divisione di paracadutisti), per giunta mal coordinate con il comando italiano. Il resto è storia, iniziata all’ora ‘X’ del 9 luglio 1943, e conclusasi con il successo degli Alleati nell’Operazione Husky (lo sbarco in Sicilia) che portò alla conquista del primo non sottovalutabile lembo di territorio nazionale appartenente ad una potenza dell’Asse in Europa.
Per completezza, occorre citare il grande sacrificio della città di Cagliari. Infatti, per rendere più credibile l’imminente attacco in Sardegna, le forze alleate sottoposero la città di Amsicora ad un tremendo bombardamento che durò in pratica per tutta la prima metà del 1943.
Dopo i bombardamenti dei primi mesi, infatti, la mattina del 31 marzo vennero presi nuovamente di mira il porto di Cagliari e gli aeroporti di Decimomannu, Monserrato e Villacidro, ma alcune bombe caddero anche sulla vicina stazione e sulla Piazza del Carmine. Le diverse incursioni provocarono 60 morti e 52 feriti, oltre che gravi danni agli obiettivi colpiti.  Dopo circa due mesi di tregua, durante i quali le forze alleate si concentrarono sugli obiettivi in Africa, gli attacchi ripresero colpendo in modo massiccio il capoluogo e i comuni di Olbia, Alghero, Sant’Antioco e Bosa. Il 13 maggio, tra le 13:35 e le 14:45 e successivamente tra le 22:50 e le 23:07, una flotta di circa duecento bombardieri, tra B-17, B-25, B-26 e Wellington, riversarono su Cagliari quasi cinquecento tonnellate di esplosivo, riducendo ciò che rimaneva della città a un cumulo di macerie.  Dopo i bombardamenti di maggio meno di diecimila persone vivevano ancora nel capoluogo, e quattro quinti della città erano distrutti. Ancora oggi lungo la costa meridionale dell’isola, e soprattutto nel Sulcis – Iglesiente, si possono notare tra la vegetazione le torrette dei bunker di difesa, fatti erigere in quei mesi per tema dello sbarco alleato.
Ma chi era davvero “l’uomo mai esistito”? Come detto, il corpo gettato in mare dal Seraph era in realtà quello di un giovane ragazzo gallese, tale Glyndwr Michael, morto suicida dopo aver ingerito del topicida. Con indosso la divisa di ufficiale dei Royal Marines, il suo bel cappotto Montgomery e la sua valigetta ammanettata al polso – trattato a dovere come se fosse rimasto vittima di un incidente aereo, non avrebbe potuto destare alcun sospetto nei tedeschi. Nemmeno dopo l’autopsia infatti essi dubitarono che la causa della morte fosse stato l’annegamento, dato che allora la morte per avvelenamento poteva essere difficilmente riscontrata. Il corpo del povero ragazzo, reperito da un ospedale di Londra, venne poi seppellito con tutti gli onori militari a Huelva, dove la tomba è tuttora visitabile.
Fu così che la realtà ancora una volta si è rivelata più straordinaria di ogni genere di finzione. Del resto, chi se non un genio dell’intrigo come il padre di James Bond avrebbe potuto mettere un cadavere al servizio di Sua Maestà?

Didascalie delle foto:
Una scena dal file “L’uomo che non è mai esistito” (1956)
La tomba del caporale Glyndwr Michael, passato alla storia come “maggiore William Martin”.

Fonti:
Wikipedia
Davide Bartoccini, “Il Giornale”
Denis Smyth, Deathly deception: the real story of Operation Mincemeat
Stefano Rossi, Operazione Mincemeat, Focus Storia, luglio 2013
L’arma dell’inganno – Operation Mincemeat, regia di John Madden (2022)