Il Generale Model


Sarà capitato a molti di ascoltare, negli anni della fanciullezza, da parenti od amici, in particolari momenti di emotiva riflessione, delle storie importanti del loro passato, situazioni avventurose, di estremo pericolo magari; a me è capitato di ascoltarle da mio padre, a tavola, durante qualche pranzo in famiglia, sempre sollecitate dalla curiosità di noi bambini. Erano racconti di guerra, di fatti d’arme, con l’accostamento dei nomi di commilitoni o di comandanti, comandanti particolari, importanti, distanti per rango ma vicini nel ricordo. Raggiunta, poi, un’età non troppo matura ma sorretta da un forte amore per la storia, questi personaggi, tante volte menzionati, esaltati e presi ad esempio, sono pian piano diventati, per me, fonte di vivo interesse, argomento da approfondire e da studiare con assidua passione.
Uno di questi personaggi speciali, secondo mio padre (di cui condivideva il nome di battesimo), incontrato e conosciuto, per servizio, durante la Seconda Guerra Mondiale, nei ranghi dell’Afrikakorps, alla quale il Regio Esercito Italiano era inglobato, è stato il Generale Walter Model.
Otto Moritz Walter Model (1891-1945), aveva cinquantuno anni, a quei tempi. Era, cioè, più giovane di una decina d’anni rispetto alla stragrande maggioranza dei comandanti tedeschi di grado più elevato, l’età media dei quali era, comunque, rimasta molto superiore a quella dei comandanti del campo avverso. Model non proveniva nemmeno dallo stesso ambiente sociale. Da questo punto di vista, e anche da altri, aveva molte cose in comune con Erwin Rommel, la “volpe del deserto”, Comandante dell’Afrikacorps, con il vantaggio però di una formazione professionale più completa. Quando, dopo l’instaurazione del regime hitleriano, era cominciata la grande espansione delle Forze Armate germaniche, Model lavorava, come Colonnello, agli ordini del Generale Walther von Brauchitsch, nella Sezione Addestramento della Bundeswehr (il Ministero della Guerra) e, per tale motivo, aveva stabilito stretti contatti con i capi nazisti. Aveva fatto una notevole impressione a Joseph Goebbels, importante gerarca nazionalsocialista, il quale lo presentò poi a Hitler, che lo volle, qualche anno dopo l’incontro, a capo del “Reparto Invenzioni”.
Le sue cognizioni tecniche erano scarse, ma rimediò a questa deficienza, con una vivissima e perspicacie immaginazione ed un’incrollabile energia. Sebbene l’entusiasmo lo rendesse incline a ingannarsi circa la praticità di varie idee, molto fece per lo sviluppo tecnologico di nuove armi e nuovi materiali.
Dopo essere stato Capo di Stato Maggiore del 4° Corpo d’Armata, con il grado di Brigadegeneral (Generale di Brigata), nella campagna di Polonia e quindi della 16^ Armata, in Francia, gli fu assegnato il Comando della 3^ Divisione Corazzata. Nell’invasione della Russia, si distinse per le sue vigorose puntate offensive e fu il primo nella corsa verso il Fiume Dniepr. Il suo formidabile vigore, gli fruttò rapide promozioni, come Vice Comandante dell’Afrikakorps, agli ordini di Rommel, poi al comando del Corpo d’Armata Corazzato e, nell’inverno del 1943, Comandante della 9^ Armata.
Gli venne affidato, in seguito, un compito di primissimo piano, nell’offensiva della stessa estate: quello di guidare la Branca Settentrionale della manovra, a tenaglia, contro il saliente (parte del teatro di una battaglia che si proietta in territorio nemico) di Kursk. Ma qui perdette la migliore opportunità, persuadendo Hitler a ritardare l’attacco, così da ammassare un maggior numero di carri e aumentare la forza d’aiuto. Questo ritardo diede ai russi il tempo di prepararsi e l’assalto di Model non riuscì (il prezzo fu grave!) a sfondare la ben congegnata difesa elastica. Gli riuscì, invece, la resistenza alla pericolosa offensiva russa che seguì e, nell’ottobre, fu promosso al Comando del Gruppo d’Armate Nord. Nell’aprile del 1944 venne trasferito al Gruppo d’Armate Sud e riuscì a parare la pressione russa verso i paesi carpatici. In giugno, l’offensiva estiva delle forze sovietiche venne lanciata contro il Gruppo d’Armate Centro, che crollò. Model fu inviato a prenderne il comando. Aveva appena fermato i russi sulla Vistola, quando venne mandato a fronteggiare la crisi in Occidente.
Fallito l’attentato, del 20 luglio, alla vita di Hitler, volle immediatamente riaffermare la propria fede nel Führer, inviando a quest’ultimo un telegramma. Fu il primo messaggio di fedeltà che Hitler ricevette dal fronte orientale. Queste assicurazioni rafforzarono la fiducia del Führer nelle qualità militari del generale. Ma Model fu anche uno dei pochi che osarono non tener conto dei suoi ordini ed agire secondo il proprio giudizio. Teneva testa al Führer come nessuno ardiva fare, si diceva in giro.
Tutti i generali che avevano servito sotto di lui, rendevano omaggio alle sue qualità di comandante, pur sottolineando che era a volte spigoloso, difficile da trattare. Esaltavano le sue doti di stratega, definendolo migliore nella difesa che nell’attacco. Model aveva una particolare abilità nel giudicare quello che la truppa poteva o non poteva fare. Se le sue maniere erano, a volte, invise e i suoi metodi non sempre accettabili nell’ambiente più elevato dell’esercito, a Hitler andavano, al contrario, a genio le une a gli altri.
In occidente, si dovette principalmente ai suoi sforzi ed alla sua particolare capacità di raggranellare riserve da una dispensa quasi vuota, se le malconce forze tedesche riuscirono ad operare il loro straordinario consolidamento del fronte, sul confine della Germania, frustrando la speranza anglo-americana di una vittoria decisiva, nell’autunno 1944. Ebbe anche la parte principale esecutiva nel tenere in scacco i successivi attacchi alleati e nella controffensiva germanica, di dicembre, nelle Ardenne, sebbene la direzione suprema di queste operazioni finali della “Battaglia per la Germania” fosse nelle mani del collega Gerd von Rundstedt. Hitler aveva, infatti, chiamato la “Vecchia Guardia” al suo fianco, nel momento in cui sembrava che la Germania fosse sull’orlo del tracrollo.
La ruota del Feldmaresciallo Walter Model aveva compiuto ormai l’intero giro ed a lui non restava che spingerla non più da totale protagonista.