Arte in Riviera. Con gli artisti Cristina Bettinelli e Raffaello Carle: “Dei ricordi le armonie”


Sono tante le mostre d’arte e gli appuntamenti per gli appassionati dell’arte e dedicate sia a grandi maestri del passato, sia a collettive, o personali di artisti contemporanei, pittori e scultori. Non è possibile elencarle tutte, ma ne abbiamo una, che sottoponiamo alla vostra attenzione, visitabile nella Riviera di Ponente.

Con il patrocinio del Comune di Albisola Superiore (Assessorato alla Cultura) e dell’Associazione Liberarti di Savona, gli artisti Cristina Bettinelli e Raffaello Carle presentano “Dei ricordi le armonie”, bi-personale di ceramica e pittura, in svolgimento dal 5 al 15 agosto 2022 a Albisola Superiore, ridente località balneare del Savonese, presso lo spazio espositivo IAT di piazza Marinetti, 1 (attiguo al parcheggio della vecchia stazione). L’orario di apertura è dalle h. 19,30 alle h. 23, 30. Programma come da locandina riportata in anteprima. Sarà un evento che lascerà una traccia: la cittadinanza e gli appassionati sono invitati.

Fonte: LiberArti – Associazione Culturale che promuove sul territorio savonese attività culturali e artistiche in tutte le forme ed espressioni.

N.d.R. A cura della stessa Associazione, si riportano ancora di seguito interviste su il giornale diocesano Il Letimbro rilasciate in passato dagli artisti alla Presidente Anna Maria Faldini.

Cristina Bettinelli

Intervista

Le cromie e i temi della ceramista Bettinelli fra mare, cielo e vele

L’azzurro e Cristina

“Creatività vizio di famiglia: mio padre era musicista, mio nonno pittore”

di Anna Maria Faldini

La ceramista Cristina Bettinelli (*) si definisce una creativa e non un’artista. Ama i toni dell’azzurro che sono emblematici di un animo delicato, ricco di emozioni e desiderio di contemplazione. Nelle sue opere azzurra è l’acqua del mare, metafora di vita e di avventura, ma spazio in cui preferisce non entrare bensì contemplare dall’esterno per progettare e realizzare alcune creazioni significative in cui esprime il suo sé e racconta i colori della sua vita, della sua sensibilità. Modellando le vele sogna un viaggio simbolico verso un’immensità sconosciuta e infinita, viaggio che non ha ancora compiuto per restare quietamente sulla spiaggia della sua anima e guardare l’orizzonte, aspettando il momento di veleggiare verso di esso anche in termini di una nuova espressione creativa, ancora da elaborare.

Signora Bettinelli, da quando si occupa di ceramica?

“A casa si respirava arte in tutte le sue sfumature ed è stato automatico dedicarmi a qualcosa di creativo. Sono nata a Milano in una famiglia di artisti: mio padre Bruno Bettinelli, musicista, compositore e professore al Conservatorio, ha insegnato a molti grandi della musica tanto che veniva chiamato dai giornalisti Maestro dei Maestri; alcune opere di mio nonno Mario Bettinelli, ottimo pittore della prima metà del ‘900, si trovano in un museo di arte contemporanea, a lui è stata dedicata una via nella zona del Naviglio. Ho studiato scultura, ceramica e pittura su stoffa al Castello Sforzesco sotto alla guida di Nino Strada, pittore e ceramista. Durante le mie vacanze estive ad Albissola, ho incontrato tutti i grandi artisti che la frequentavano: Fontana, Fabbri, Rossello e il poeta Quasimodo; come ceramista e come amica ho frequentato Umberto Piombino e Lele Luzzati. A Varazze e a Milano ho fatto con Strada alcune mostre di ceramica e pittura su stoffa.

Prima di venire ad Albissola Marina ho dipinto vestiti di maglia di seta per una ditta che forniva alcune boutiques. Per il Comune di Albissola e per Italia Nostra ho tenuto dei corsi di ceramica nelle scuole elementari, i miei colleghi milanesi hanno ammirato il lavoro che ho fatto con i ragazzi. Ai miei allievi ho insegnato a manifestare la loro creatività.”

Quali temi ispirano le sue opere?

“La mia ceramica è a tutto tondo o ad altorilievo. I miei temi sono il mare, le vele, i cieli, le nuvole, il vento, l’albero. I personaggi che amo sono le bagnanti a tutto tondo nel senso che sono anche belle rotonde. Ho modellato su soggetti diversi per rispettare i temi delle mostre di Natale a Pozzo Garitta o quelle primaverili di Palazzo Ducale: Prima Pagina, C’era una volta il 33 giri, Regine delle Carte, Gioco del Domino è la prossima, avrò da elaborare sei tasselli di 10 x 20 cm, a mia scelta o crudi o cotti.”

Quali tecniche preferisce usare? A quali mostre ha partecipato?

“A Milano ho fatto il terzo fuoco ovvero la porcellana su cui ho imparato ad usare l’oro zecchino e a disegnare col pennino e col tampone. Ho fatto pittura su vetro e pittura su stoffa. In ceramica modello la creta semirefrattaria bianca o rossa. Poiché la ceramica richiede molto tempo, ora faccio soltanto le mostre che ritengo più significative: dal 2010 partecipo a quelle organizzate per Natale a Pozzo Garitta e a Palazzo Ducale di Genova. Un’eccezione è stata una mostra di fischietti a Milano a cui ho partecipato con una bagnante con un cappellino ornato da un fischietto a forma di uccellino. Alcune mie opere si trovano negli Stati Uniti, in Svizzera, Inghilterra e Francia.”

“Il Letimbro” febbraio 2013

Raffaello Carle

Intervista

Carle, pittore di Dego, racconta la sua vocazione nata nel 2013

Le gocce di Raffaello

“Ispirandomi al marbleling ho elaborata una tecnica che mi identifica”

In pittura Raffaello Carle, artista di Dego, ha creato un’idea-emblema da ripetere fluidamente, diversificandola seppur minimamente, ma che deve avere la sua riconoscibile impronta. I colori che Carle usa sono ispirati dai temi di uno scenario paesaggistico, elemento di partenza della sua arte. Il pittore ha preso ultimamente le mosse da uno scenario personale, fino a isolarne un elemento per poterlo ripetere da un quadro all’altro: la goccia. Il tessuto delle sue gocce si dilata in un costrutto ben al di là del piano-tela e si riproduce in numerosi piani-tele. Dall’una all’altra tela si riproducono spesso, anche se non sempre, le varianti della goccia-forma, generando un micro-lievito dalle possibilità infinite che permette di guardare uno scenario attraverso una trama che, artisticamente, forma un disegno fondamentalmente romantico. Sfondo sfocato, oggetto in primo piano, gocce che temperano tutto il lavoro e lo rendono più sognante, questa è la poetica che sostiene l’artista al fine di veicolare un’immagine, capace di filtrare la realtà, e donare la sua personalità al quadro.

Maestro Raffaello Carle, quando è nata la sua passione per l’arte?

“La mia è una storia un po’ controcorrente. A maggio del 2013, visto che mi chiamo Raffaello, una mia amica per il mio compleanno mi ha regalato per scherzo, visto che non ho mai neppure disegnato, una bella scatola di colori a olio. Non volendo buttarla o regalarla, ho deciso di usarla e da autodidatta mi sono documentato, tramite internet, sulle varie tecniche: come si diluisce e si mescolano i colori, insomma le basi del dipingere. Ho provato a fare un quadro a spatola: una rosa. In seguito, ho cercato di perfezionare l’uso del pennello e quello delle dita che hanno più sensibilità per la quantità della materia da lasciare sulla tela: in tutti i miei quadri le nuvole sono fatte proprio con le dita. Per riprodurre le immagini, in un primo tempo ho seguito le stagioni, ma ora preferisco lasciar spazio alla mia fantasia.

Dal 2015 ho vinto concorsi e ho esposto le mie opere con successo di critica e di pubblico. Nel 2018 ho fatto una personale al Palazzo della Provincia di Savona e nel 2019 per la collettiva ‘Lo Stato dell’arte ai tempi della 58ª Biennale di Venezia’ ho esposto a Palazzo Zenobio.”

Quali tecniche preferisce usare?

“Preferisco dipingere velocemente: un quadro in un giorno. Uso il colore a olio su tela, il marbleling sul quadro fresco, schizzo l’acrilico e a seconda della posizione della tela ottengo colature o gocce. La pittura si mescola e asciuga, il gel sparisce e le gocce rendono il dipinto tridimensionale.”

Quale stile guida la creazione delle sue opere?

“Lo stile che preferisco è il figurativo, con l’astratto non riesco a veicolare il mio pensiero. I miei paesaggi hanno sempre un elemento in primo piano che può essere un fiore, un albero o una persona, mentre il resto è sfocato. A quadro finito, ma ancora fresco, faccio le gocce con le quali definisco anzi, praticamente, firmo i miei quadri.

Ispirandomi al marbleling, ho elaborato una mia tecnica personale che mi permette di fare migliaia di gocce in poco tempo. Preparo con l’alga il fluido che serve a dipingere con l’acqua, ma io lo metto sulla tela e schizzo l’acrilico per creare le gocce. Quando il fluido asciuga, il colore si mescola con l’olio e si ha l’impressione di guardare la mia opera attraverso un vetro bagnato dalla pioggia. Non tutti i miei dipinti sono finiti con le gocce, ma esse rappresentano la particolarità che mi contraddistingue.”

da Il Letimbro luglio 2020