Il maggio di grandi personaggi politici della Prima Repubblica


Questo mese di maggio 1922 è segnato da ricorrenze di nascita o di morte di alcune tra le figure politiche più influenti e iconiche della cosiddetta Prima Repubblica, il cui ruolo fu cruciale negli avvenimenti sociali che il nostro Paese visse tra gli anni ’70 e gli anni ’80, tra guerra fredda e strategia della tensione, nonché altri cambiamenti epocali. Non sarebbe qui possibili trattare in forma esauriente le fasi di una storia del resto ampiamente nota.

Il 25 maggio 1922, ossia cento anni fa, nasceva a Sassari, Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, il più grande partito comunista occidentale all’epoca, prematuramente scomparso nel giugno 1984, a seguito di un malore che lo colse durante un memorabile comizio a Padova.

Il suo contributo allo studio e dello sviluppo della teoria marxista è ancora sottovalutato. Le sue posizioni, basate su un’analisi critica della realtà storica e geopolitica del nostro Paese nel dopoguerra, comportarono aperture quali Eurocomunismo e la conseguente graduale emancipazione da Mosca, di cui a posteriori è stata riconosciuta la lungimiranza. Un altro suo obiettivo, il Compromesso storico con la DC, non si realizzò principalmente a causa del sequestro e l’assassinio da parte delle BR di Aldo_Moro.

Una forte intesa si stabilì in fatti tra il leader comunista e quest’ultimo, uomo politico, statista di arguto spessore, uno dei padri della Costituzione, due volte Presidente del Consiglio dei Ministri, quattro volte ministro della Repubblica, ininterrottamente deputato dal 1946 fino alla morte segretario e poi presidente della Democrazia Cristiana. Sempre nel mese di maggio, più precisamente il 9 maggio 1978 venne ritrovato il suo cadavere brutalmente ammazzato in via Caetani, Roma.

Si è evidentemente trattato di personalità stimate non solo per la carica istituzionale ricoperta, ma anche per una onestà intellettuale e una rettitudine lo riconosciuta anche da avversari politici, ideologicamente all’opposto. E’ ad esempio emblematico il caso di Giorgio Almirante, leader storico del MSI, che si recò di persona a rendere omaggio alla salma di Berlinguer nei giorni dei suoi funerali. Fu in un certo senso contraccambiato dalla reciproca visita resa, insieme a Nilde Iotti, da un altro grande esponente comunista, con cui ebbe buone relazioni, Gian Carlo Pajetta, alla sua camera ardente, successivamente alla sua morte, avvenuta sempre durante il corrente mese, il 22 maggio 1988.

A detta di molti sempre uomo coraggioso, onesto, rispettato e stimato dagli amici ma anche dai suoi avversari. Grande politico che ha saputo trasmettere alle successive generazioni idee, valori, tradizioni e un infinito amore per la nostra Nazione, nel non facile compito di riportare nell’agone parlamentare la destra nel dopoguerra, nelle parole di Ignazio La Russa, Almirante condivideva con Berlinguer “la ‘questione morale’. Una questione di cui parlò anche Ciriaco De Mita, da segretario nazionale della DC, nella seconda metà degli anni ’80, della cui scomparsa apprendiamo proprio oggi 26 maggio.

Forse, non solo: nel suo libro “Il gesto di Almirante e Berlinguer”, pubblicato nel 2019, Antonio Padellaro fa menzione di incontri segreti tra i due “nemici” nel periodo del terrorismo. Non si va aldilà di ipotesi, in una certa misura attendibili, ma pare che di tali colloqui non si sapesse nulla per gli stessi motivi che li resero necessari: il clima infuocato del Paese, il terrorismo rosso e nero su tutte le cronache, gli opposti estremismi che provocavano vittime. Molti militanti non avrebbero compreso in quegli Anni di Piombo , tra il ‘78 e il ’79.

Berlinguer, Moro, Almirante e De Mita: comunque sia andata, in questo mese di maggio 2022, si sente nella classe politica italiana la mancanza di personalità di simile levatura.