OPERAZIONE VALCHIRIA – parte 4 di 4


(continua dalla puntata precedente)

L’atteggiamento non cambia neanche dopo i deludenti tentativi di convincere gli alti ufficiali della Wehrmacht ad aderire alla Resistenza.
Ci sono solo poche eccezioni. Però, la decisione di non denunciare gli oppositori da parte della Wehrmacht, permette a Tresckow e i suoi di non essere scoperti.
Forse è anche per questo che il feldmaresciallo Erwin Rommel verrà costretto a suicidarsi.

La Gestapo arresta qualche oppositore.
Uno è Bonhoeffer.
Non conoscono i piani di Tresckow, ma i margini di manovra si stringono.
A dare un benefico scossone all’ambiente è l’arrivo di un colonnello di 36 anni, ferito in combattimento e appena tornato dalla convalescenza: Claus S. von Stauffenberg.

Molti oppositori, nonostante l’impegno, sono frenati da motivazioni morali.
Per Stauffenberg, al contrario non è così.
Stauffenberg, come Tresckow, con la loro determinazione, a volte un po insistente, aiutano i compagni.
Tresckow e Stauffenberg organizzano un nuovo attentato e un conseguente colpo di stato.
E’ studiato nei particolari.
Sono scelte anche le persone che dovrebbero formare un governo democratico che avrebbe il compito di chiedere la pace agli Alleati occidentali.

Nel 1944 è evidente che la Germania ha perso la guerra.
Il regime peggiora fino all’assurdo.
La Gestapo stringe sempre più il cerchio intorno agli oppositori.
Perfino un abile ufficiale come l’ammiraglio Wilhelm Canaris, punto di riferimento della Resistenza, viene destituito dalla carica di responsabile del controspionaggio.

Sono arrestate persone in contatto con il gruppo di Stauffenberg.
Si decide di sbrigarsi.
C’è molta tensione.
Alcuni vacillano.
Stauffenberg, nonostante le menomazioni, decide di eseguire l’attentato di persona.
Il 15 luglio è a Rastenburg, al quartier generale.
Ma non se ne fa niente. Alcuni non se la sentono.
Stauffenberg deve cedere.
Il 20 liglio non ci sono indecisioni.
Con il suo aiutante Werner von Haeften e il generale Stieff, Stauffenberg torna a Rastenburg.

Deve partecipare ad una riunione di Hitler con alti ufficiali.
L’esplosivo deve essere ancora preparato.
Ma la riunione è anticipata.
Di fretta Haeften e Stauffenberg, in uno spogliatoio, preparano la bomba.
Un sottufficiale entra nello spogliatoio e dice di sbrigarsi per la riunione.
Fanno appena in tempo a nascondere l’esplosivo.

Stauffenberg va alla riunione.
Entra nella baracca.
Mette la bomba.
Dopo, con una scusa, se ne va.
La baracca esplode.

Stauffenberg e Haeften tornano a Berlino.
Inizia il colpo di stato.
Ma Hitler è vivo.
La voce di Hitler, ascoltata alla radio in tutta la Germania, rovina tutto.
Stauffenberg è catturato insieme agli altri oppositori.
Sono fucilati.

La Gestapo comincia con gli arresti.
Alcuni, come Tresckow, si suicidano per non essere costretti a parlare.
Gli Alleati, però, involontariamente aiutano la Gestapo.
Sono trasmessi programmi radiofonici dove si fanno i “nomi di persone che hanno preso parte al colpo di stato”.
Non si capisce l’utilità di lanciare, sulla Germania, volantini in cui si scherniscono quelli della Resistenza tedesca.

Alla fine sono uccise quasi cinquemila persone.
Alcune di quelle che all’inizio scampano alla forca vengono uccise negli ultimi giorni della guerra.
Durante la battaglia di Berlino.