Gesso 4 non risponde. I paracadutisti delle A.s.d. di Napoli e di Salerno ricordano il par. Antonio D’Alessandro, uno dei caduti della tragedia della Meloria


Pochi orami ricordano che il 9 novembre 1971 una tragedia si consumò nelle acque delle secche della Meloria, poche miglia al largo di Livorno, in cui perirono 46 paracadutisti militari della Folgore.
Anche tra i paracadutisti in congedo, un tempo persone che tenevano molto al ricordo dei propri caduti e sempre presenti alle cerimonie di commemorazione, sono oramai pochi quelli che continuano testardamente a tenere in vita le tradizioni di attaccamento fraterno gli uni agli altri, anche se si tratta di commilitoni oramai scomparsi da tempo o di Caduti della specialità mai conosciuti.
È, tuttavia, questo uno dei sentimenti che ancora anima i paracadutisti che si riconoscono oggi nelle Associazioni sportive di Napoli e Salerno e che ogni anno, assieme alle famiglie dei paracadutisti scomparsi, risultano sempre presenti nel ricordo dei Caduti della specialità che in ogni tempo persero la vita nell’adempimento del proprio dovere.
Proprio a conferma di quanto ora detto venerdì scorso, presso il cimitero di Nocera inferiore (SA), località a metà strada tra Napoli e Salerno, si è tenuta la annuale commemorazione in onore del par. Antonio D’Alessandro, perito nel disastro della Meloria, che lo scorso novembre non fu possibile tenere a causa dalle norme anti pandemiche.

La tragedia: Gesso 4 non risponde.
Un Hercules pieno di paracadutisti italiani, nome in codice Gesso 4, per cause ancora oggi non ben chiarite, si inabissò portando sul fondo 52 persone. Erano quasi tutti giovanissimi e militari di leva.
Nell’ambito dell’esercitazione militare NATO denominata “Cold Stream” e svoltasi in Sardegna nel novembre 1971 era previsto il decollo di nove aerei militari Lockheed C-130 Hercules e un Hawker Siddeley Andover, tutti britannici, dall’aeroporto di Pisa-San Giusto, per effettuare un lancio di paracadutisti italiani sulle zone di operazione. L’Hercules della Royal Air Force matricola XV216, appartenente al No. 24 Squadron di Lyneham, si inabissò al largo della costa livornese all’alba del 9 novembre 1971, con a bordo 6 militari britannici dell’equipaggio e i 46 paracadutisti italiani della 6ª compagnia “Grifi”, tutti periti nell’incidente.
Il tema dell’esercitazione doveva essere il così detto CARP, ossia una modalità di rilascio dei paracadutisti di modo da minimizzarne i tempi e concentrarne i punti di atterraggio.
L’esperienza maturata durante la seconda guerra mondiale aveva infatti dimostrato che gli aviolanci di massa presentavano criticità dal punto di vista del lancio dagli aerei e del successivo riordino a terra dei soldati paracadutisti.
Ovviamente gli aerei dovevano arrivare sul punto di lancio mediante il così detto volo tattico, ossia un volo a quote particolarmente basse per sfuggire ai radar avversari.
Fu forse questa la causa dell’incidente per cui “Gesso 4”, il nome in codice di uno degli Hercules,p, ma si ventilò anche l’ipotesi di un equipaggio inglese che era ai comandi del grosso aereo da trasporto reduce dai bagordi di una festa avvenuta la sera precedente, colpì l’acqua con la coda spezzandosi in due e inabissandosi in pochi secondi.
Vane furono le ricerche portate avanti dalla Marina Militare che non trovarono purtroppo superstiti sopravvissuti dall’incidente occorso a Gesso 4.

Tra i paracadutisti campani inabissati in mare c’era anche Antonio D’Alessandro che, giovanissimo come quasi tutti i commilitoni imbarcati su Gesso 4, perì nella tragedia.
Proprio per commemorare questi Caduti e, in particolare, il par. Antonio D’Alessandro, i paracadutisti afferenti ai Sodalizi sportivo dilettantistici di Napoli e di Salerno venerdì scorso alla presenza dei familiari del militare scomparso cinquant’anni fa, hanno posato un cuscino di fiori sulla tomba mentre veniva declamata la preghiera del paracadutista.
Al termine della breve cerimonia, della quale a margine di questo articolo troverete una galleria di foto riprese da Antonella Collo, quale riconoscimento del costante impegno morale teso al ricordo del Caduto D’Alessandro, la famiglia del paracadutista ha donato tre medaglie ad alcuni presenti come segno di riconoscimento del loro costante impegno a tener vivo il ricordo di quei ragazzi di leva che, partiti per servire la Patria, non tornarono mai alle loro famiglie d’origine.