Il dibattito politico tra settant’anni


Anno 2090, giugno – ore 10 del mattino: una piazza d’Italia, esterno, giorno.

Immaginiamo che ai tavolini del dehors di un bar alla moda siano seduti uomini e donne che sorseggiano i loro aperitivi e leggono i loro quotidiani. Ovviamente ciascuno avrà la propria idea politica, proprio come oggi, e come oggi si innescheranno discussioni e dibattiti, spesso anche molto accesi, a favore o contro i politici che in un passato di settant’anni prima avevano compiuto gesta meritorie o atti scandalosi, a seconda dei punti di vista.
Ciascuno, com’è logico, difenderà le idee della sua parte politica e avverserà quelle contrarie senza badare troppo a complimenti, e così si potranno sentire dialoghi di questo tenore:
“In fondo Renzi ha fatto anche molte cose buone”
“Sì, la ribollita, la finocchiona e il lampredotto! Ma sta zitto, và!”
Oppure alcuni vecchietti che nostalgicamente rievocheranno “…quando c’era Giorgetti”.
Due colte signore e un professore di liceo discuteranno animatamente sul tema se abbattere o meno le realizzazioni architettoniche di Zingaretti.
D’un tratto da un lato della piazza ecco giungere come in un blitz un vociante drappello di nostalgici recanti striscioni che recitano “Calenda presente!”
Un azzimato prete in clergyman sosterrà con veemenza le buone qualità di un libro che rivaluta le grandi opere di Salvini, mentre al tavolino accanto un ingegnere in pensione sorseggerà un succo di frutta leggendo un articolo sui tafferugli avvenuti il giorno prima tra sostenitori e avversari delle teorie politiche di Giuseppi Conte.
Non mancherà certo l’artista ‘impegnato’ che cita ad alta voce passi dell’inchiesta de “L’Espresso” sul pericolo berlusconiano, mentre nella quarta di copertina della stessa rivista campeggia la pubblicità della biografia di Di Majo in sei volumi, pubblicata da un famoso storico…

Come dite? Non succederà nulla di tutto questo? State forse dicendo che occorre comunque essere dei giganti per monopolizzare il dibattito politico a settant’anni dalla propria morte?
Mi sa che avete ragione.