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17 Aprile 2021

Governo italiano: facciamo il punto


Non sappiamo ancora cosa farà in governo Draghi nelle prime settimane del suo mandato, se riuscirà almeno in parte nel suo proposito di farci uscire dalla crisi sanitaria ed economica più gravi dalla fine della seconda Guerra Mondiale. È un’impresa titanica anche per un governo “dei migliori”, soprattutto in considerazione del fatto che se tra i migliori ci sono anche i nomi di ministri del secondo esecutivo Conte allora siamo all’ossimoro.
Non discuto su nomi quali Colao, Cartabia, Cingolani o lo stesso Daniele Franco preso a prestito da Bankitalia, però vedere tra i “migliori” personaggetti e caricature come Di Majo, Lamorgese e Patuanelli, che hanno contribuito non poco al pantano governativo appena guadato, o addirittura Speranza che con il suo degno compare Ricciardi hanno sulla coscienza la tragedia del Coronavirus, sentire Toninelli che spiega a Draghi come si governa e da chi si deve guardare, o vedere un altro pezzo da novanta dello sfascio sanitario emergenziale, quel Domenico Arcuri pluri-indagato per malversazione nella compravendita di vaccini, mascherine e gel, titolare di fantasmatiche Srl con mille euro di capitale che comprano il gel al doppio del prezzo di vendita ma poi non riescono a farselo consegnare; lui che è stato lasciato al suo posto sebbene ridimensionato (però gli hanno lasciato la logistica, come dire: “non mangiare la marmellata, però ti lascio aperto il vasetto e il cucchiaino è sul tavolo”); lo stesso Arcuri il cui nome indagato sventola e fa scandalo sulle pagine del Financial Times mentre in Italia si fa finta di niente,… beh, a vedere tutto ciò qualche dubbio sul concetto di ‘migliore’ ci viene.
Non discutiamo nemmeno i politici, quelli – si sa – per scrollarteli di dosso non basta la spazzola di ferro, e poi tutto sommato un Garavaglia e un Giorgetti vicini alle esigenze dell’imprenditoria in crisi ci stanno bene, cos’ come un Franceschini alla cultura è stato già in passato un’esperienza positiva.
È possibile che la Lega perda qualche consenso tra i duri e puri ma ne acquisterà sicuramente non meno di tanti che oggi guardano con sempre maggiore diffidenza a una Forza Italia morente, con il Satrapo Dominante che ne ha sì e no per tre cagate e che non lascerà eredi credibili. È riuscito ancora una volta a piazzare i fedelissimi. Su Brunetta non si discute, su Gelmini (detta “il genio del Gran Sasso”) e su Mara Carfagna preferiamo pensare a quante ginocchiere avranno consumato in questi anni invece che preoccuparci di cosa non faranno su quella seggiola.
Dicevamo di Salvini. Oggi la partita a scacchi col PD si gioca in campo neutro, ed è curioso vedere come cambiano di colpo le amicizie quando si è complici, pardon, colleghi di governo: all’udienza del processo a Salvini per i fatti della nave Gregoretti il ministro agli sbarchi Luciana Lamorgese non ha esitato nemmeno un attimo a cambiare la sua versione sconfessando l’ex premier e dichiarando che la linea del ministro degli Interni era quella di Conte e dell’intero governo. Anche Giggino Di Majo ha confermato questa versione, preoccupato ormai solo di avere un salvagente tutto per sé in questo mare tempestoso in cui le onde ormai stanno sommergendo tutto il suo Movimento.
È di venerdì la notizia secondo cui l’Italia dei Valori – restata fuori dal Parlamento alle ultime politiche in quanto ridotta a prefisso telefonico – sarebbe intenzionata a prestare il proprio simbolo in comodato d’uso ai fuoriusciti grillini, che poi a ben vedere sono i più vicini alle idee originarie del Movimento. Lascio ai lettori i commenti sull’etica di una tale operazione.
La Casaleggio Associati aveva due clienti principali infatti, Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Casaleggio era riuscito a tenere sotto lo stesso tetto due realtà molto diverse sotto certi aspetti, ma simili dal punto di vista ideologico, con l’obiettivo di portare avanti un progetto politico utile a Di Pietro per spazzare via la «vecchia politica». Ma fu proprio quest’ultima, salendo sul carro di Italia dei Valori, a rovinare tutto. Tra gli eletti del partito di Di Pietro cominciò presto a serpeggiare il malcontento, in molti non comprendevano l’importanza della Casaleggio nel gestire la loro comunicazione. Per pubblicare qualcosa sul sito o addirittura sul Blog di Antonio Di Pietro bisognava prima passare per la società milanese, ma soprattutto da Casaleggio. Inoltre, la presenza di Grillo come altro cliente core, era considerata da alcuni di loro un simbolo dell’antipolitica se non un danno d’immagine con i suoi «vaffanculo». Ma questi sono solo alcuni dei problemi che spinsero la vecchia guardia del partito dell’ex magistrato a spingere verso la successiva rottura con la società di via Morone 6.
Casaleggio credeva sia in Di Pietro che nel Movimento 5 Stelle. La malattia e la morte nel 2016 hanno segnato la fine del suo progetto originale e l’inizio delle prime evidenti sbandate in mancanza di una guida, del «Guru», come a qualcuno piaceva definirlo nel bene o nel male. Chissà cosa avrebbe pensato trovandosi di fronte a un’alleanza con il Partito Democratico, e addirittura con la Lega! Forse avrebbe ostacolato tutto ciò preferendo rimanere fuori dai giochi di potere in vista di tempi migliori. Oggi una parte di quel Movimento 5 Stelle non digerisce più questa situazione e la decisione di bussare alla porta dell’Italia dei Valori, anche solo per prenderne in prestito il simbolo, sembra un tuffo nel passato. In quel progetto originale in cui inizialmente tanto aveva creduto il trio Gianroberto, Beppe e Tonino. Dibba nega di lavorare alle correnti ma I.d.V. conferma… come al solito la verità viaggia sotto mentite spoglie. Forse oggi (lo speriamo) qualcuno incomincia a domandarsi se l’esclusione del vincolo di mandato dalla nostra Costituzione non fu il padre di tutti gli errori…
Alla luce di queste premesse, ormai sappiamo cosa succederà ai pentapitechi, poverini, i quali sono ormai ben oltre lo sbando tanto che nemmeno l’altro guru, quello del Bisagno, riesce più a controllare ciò che da dialogo interno si è trasformato in rissa totale.
Già stanno volando le scomuniche: il capobastone politico Crimi con una mano lancia anatemi contro chi si è opposto al nuovo esecutivo e con l’altra accarezza i frondisti cercando di non giungere al punto di non ritorno. Ma il movimento è in completo sfacelo. Innanzitutto la base non crede più ai proclami di questo e quell’eletto che più volte han tradito il mandato non presentandosi nemmeno una volta in aula con il famoso apriscatole. Consci ormai che la scatoletta di tonno non si aprirà da sola e che Casaleggio jr. con la sua piattaforma per tutto questo tempo … Russò, gli elettori hanno smesso di credere alle favole del capo clown e si stanno schierando vuoi con Dibba e soci, vuoi con Giggino e i frantumi della sua ledership. Oggi il ministro degli Esteri, vista sfumare anche la faraonica ristrutturazione domotica della Farnesina che sperava gli avrebbe permesso il MES, sta rabberciando quel carretto delle bibite che prima o poi gli toccherà nuovamente trascinare al San Paolo.
La vita è una ruota, anche per i pentapitechi sono finiti i tempi d’oro e stanno ritornando il buio e il vuoto destinati (era ora!) ad inghiottire loro e il cinghialone di Sant’Ilario. La farsa del voto generalizzato a Draghi serve anche a loro, come a tutti, per rifarsi una verginità in vista delle prossime elezioni dell’ancora lontano 2023, quando probabilmente Draghi avrà preso il posto di Mattarella in quella residenza della Città Eterna che fu di papi e di re, e la politica tornerà d’ufficio laddove uno sparuto manipolo di tecnici ha tracciato una via che nessuno seguirà.
Perché non saranno certo dieci o dodici mesi di cura Draghi-Colao-Franco-Cartabia a estirpare il cancro di una classe politica ormai degenerata e incapace. Torneranno, e saranno più rapaci di prima. Metteranno a ferro e fuoco l’Italia che il governo di oggi inizia a svendere al miglior offerente mentre ci tiene incatenati come il precedente ai virus, alle varianti e ai vaccini che non funzionano (ma li avete voluti voi o no?). Non saranno tutti quelli di oggi: circa quattrocento mangiapane a tradimento verranno buttati fuori dalla furia delle urne e da una legge elettorale scellerata che, essendo stata voluta da loro, non gli permetterà di lamentarsi a giochi fatti.
Quindi chinano tutti la testa come buoi aggiogati, si prendono le staffilate sui fianchi ma non indietreggiano di un millimetro pur di non perdere quei 450 mila euro di stipendio da qui alla scadenza di una legislatura abortita il giorno del parto, con la levatrice che per giunta ha sbagliato a determinare il sesso del nato morto.
Quindi il punto qual è? In fondo è semplice: il più perniciosi sono sempre ai loro posti, faranno danno come e più di prima e il debito continuerà a salire a ritmi infernali, mentre un comitato di inutili blatte che ci costano due milioni e mezzo al giorno si è già fagocitata un miliardo di euro solo per andare ora in questo or in quel talk show a battibeccare con il collega a suon di cachet.
E la gente muore.
Muore di virus, ma muore ancor più di povertà, di fame, di cassa integrazione negata o dimenticata, di fallimenti e di attività che chiudono. Muore nell’oblio degli stessi suoi concittadini i quali, chiusi in casa da decreti folli e criminali, non vedono il mostro della disperazione che divora case e campi, lasciando un vuoto terribile, incolmabile, che solo il ministro agli sbarchi e i suoi supporter insieme alla solita Boldrina (è femminile!) credono di colmare di clandestini ai quali poi far raccogliere i pomodori a otto euro al giorno o a far spacciare droga che intanto c’è solo Brumotti a denunciare.
Muore perché gente che non ha mai lavorato si è permessa di imporre misure costosissime per permettere di riaprire (vedi ristoranti, impianti di risalita e tanti altri) per poi dire: “Scusate, abbiamo scherzato: domani non riaprite e non si sa nemmeno se riaprirete!”
Ecco: questa è la gente che ci sta uccidendo. Io mi sono stancato di ripeterlo e vedo che nessuno fa nulla per cambiare. Tanto di cappello a Giorgia Meloni che si è chiamata fuori, sebbene sia un ‘fuori’ un po’ troppo telefonato, ma va bene così: rari nantes in gurgite vasto.
Ora però ci vorrebbero i fatti. Non quelli che si aggirano davanti alle stazioni (“Bro, c’hai un po’ di neve?”), i fatti concreti, quelli che possono anche far male
A Parigi i contadini in rivolta lo scorso anno hanno ritinteggiato un palazzo del potere con una pompa al letame. Noi il letame continuiamo a mangiarlo, e oggi si sono anche messi tutti d’accordo per convincerci che è buono!

Fonti
www.open.online
www.repubblica.it
www.corriere.it

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