Il politico conservatore – Un vincitore, prima di Trump / Biden: l’informazione americana


Nella Stampa in Italia, ignoranti e manipolatori a braccetto: questa non è democrazia.

Questa settimana il mio pensiero va alla Stampa italiana, tutta. E voglio segnalare come sia questa la riflessione appropriata settimanale, anche se, quando leggerete, si saprà già chi è il Presidente americano, cosa che non so io ora che scrivo, oggi 5 novembre 2020, giovedì, ore 9.52. Ne parlerò next week, la settimana prossima e diffusamente.
Dopo aver letto le cronache in inglese all’ora di stamattina (ieri notte a New York e Washington) sull’andamento degli scrutini Trump/Biden, aver letto i commenti di Stampa, a orientamento democratico e repubblicano, non soltanto su chi ha votato e perché, ma anche su come la buona macchina istituzionale della Democrazia americana sta elaborando la sua componente più partecipativa (il voto, con le particolari modalità covid19 – estensione del voto per posta), mi sono ritrovato a sorridere amaramente sulle squallide cronache giornalistiche della Stampa italiana di ciò che sta accadendo negli USA. E, se quelle penne di oche sono capaci di rendere idiote le cronache di un evento così importante, immaginate (anzi no, constatate!) quello che stanno facendo col minestrone italiano…

La dimostrazione di ignoranza istituzionale dei nostri commentatori politici è scandalosa, nessuno escluso. Non una considerazione evoluta sulle organizzazioni legittime e strutturate che si confrontano sotto la punta dell’iceberg Trump/Biden, nessuna spiegazione sensata sul funzionamento istituzionale democratico che sta dietro al testa a testa. No, solo un gran ciuffo biondo colorato in un imprenditore vanaglorioso e un vecchio anti-Sanders legato a poteri occulti e tentazioni neo-medievali.

In America invece no.
Se seguite New York Post da una parte o, dall’altra, Fox News di Glenn Back, oppure Rush Limbaugh in radio o Ann Colter nei talk show, pur con tutta la necessaria sintesi comunicazionale dei rispettivi ambiti, respirate la coscienza dell’assetto organizzativo democratico della Società Americana. E la gente capisce almeno una cosa (UNA cosa, fondamentale per tutti i fenomeni importanti): che la Democrazia protegge la gente, le dà dignità, che è complessa e articolata ma efficace ed efficiente e che prima di tutto viene lei, la Democrazia, che è il rispetto di un popolo per se stesso e che è delicata e complessa.

Qui da noi, le brutte facce di questi leader-del-piffero senza garanzia vera di partiti degni alle spalle, assediati nei loro vizi e imperfezioni da opportunisti esteri e nostrani (soprattutto serpi, nostrane…), in un assetto istituzionale dove il maggior partito in Parlamento è oggi al 10%, dove ne comanda uno (con deep-state…) al 20%, dove un maggioritario già all’epoca è scappato per fragilità mentale o altro, senza che un Partito si rivoltasse, dove un pregiudicato per reati gravissimi conclamati e altri no ha condizionato la politica per 20 anni, favorendo lo sfascio istituzionale capitanato dai colonnelli ottusi della sinistra anti-italiana (attenzione, di questo popolo dell’Europa, dell’Occidente e del Mondo)…

Stampa italiana, quarto potere marcio. Fatto per disinformare esercitato da ignoranti e disinformatori.

Se vogliamo cambiare, dobbiamo ricostruire quell’anello solido della catena democratica che si chiama Partito Politico.
Tra Paese reale e Paese legale.
Tra gente e istituzioni.
Un Partito, due partiti, fatti dai migliori, al servizio del Popolo. Partiti manageriali, senza padroni se non i loro appartenenti, che lavorano per la gente e per il Popolo Italiano d’Europa, dell’Occidente e del Mondo con le sue idee, di destra e di sinistra, per ciò che ancora significano. E con il loro rapporto con l’economia con un sano lobbismo che non diventa mai clientela, ma rimane saggio concatenamento tra politica dello Stato e sostanza economica della società. Miti? Falso: l’idea che sia un mito è argomento per delinquenti od oscurantisti. Verità, invece: conclamata nelle società dell’Occidente e dell’Europa di cui siamo parte. Imperfette, ma funzionanti. Democrazie: sistemi, seppur aperti, saggiamente controllati da delicati equilibri di poteri interni e da un rapporto sufficientemente sano con il Popolo, tramite l’Informazione, gli organi di Stampa come ancora si chiamano anche se si stampa ormai ben poco, visto il dilagare di display cellulari.
È urgente che ricostituiamo questo solido anello della Democrazia Italiana, e non può essere altro che così: Partiti fatti dai migliori, che oggi significa attraverso meccanismi di selezione manageriale e non vociare di esibizionisti, simil-caudilli, semplici targhette sulle porte o ridicoli atleti del salto-triplo-nel-fosso-con-Rousseau.
Altrimenti, presto voteremo i buoni partiti… di altri Popoli.