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25 Novembre 2020

El Alamein, 23 ottobre – 5 novembre 1942: Folgore!


Quando Paolo Caccia Dominioni scrisse al generale Montgomery per rinfacciargli tutta la prosopopea e la spavalderia menzognera con cui si era vantato di una vittoria non vinta, scrisse, tra l’altro: “…l’enorme valanga, per quattro giorni e quattro notti, fu ributtata alla baionetta, con le pietre, le bombe a mano e le bottiglie incendiarie fabbricate in famiglia, «home made». La Folgore si ridusse a un terzo, ma la linea non cedette neppure dove era ridotta a un velo. Nel breve tratto di tre battaglioni attaccati, Ella lasciò in quei pochi giorni seicento morti accertati, senza contare quelli che furono ricuperati subito e i feriti gravi che spirarono poi in retrovia. E questa è strage da attacco dimostrativo? Come può osare affermarlo? Fu poi Lei a dichiararlo tale, dopo che Le era finalmente apparsa una verità solare: mai sarebbe riuscito a sloggiarci dalle nostre posizioni (…) La sua malafede, mio Lord, è flagrante. Ella da noi le prese di santa ragione. lo che scrivo e i miei compagni fummo e restiamo Suoi vincitori.”
Il testo completo di questa meravigliosa lettera lo potete trovare in un altro articolo su questo stesso numero. Voglio invece qui concentrarmi su questo anniversario.
Come nascono le leggende? Con il coraggio, con la paura, con la dignità.
23 Ottobre 1942, El Alamein (deserto egiziano, poco lontano da Alessandria), I soldati italiani combattono una battaglia che entrerà nella leggenda. Non sono pazzi, esaltati o fanatici, sono ragazzi di vent’anni con in testa e nel cuore gli stessi sogni di tutti i ragazzi della loro età. Voglionon studiare, innamorarsi, diventare uomini, ma avranno la straordinaria ed irripetibile occasione di fare la Storia.
La guerra sta velocemente volgendo a favore degli alleati; il teatro di guerra dell’Africa settentrionale è ormai definitivamente bottino inglese, grazie allo strapotere economico americano che ha rifornito le esangui armate inglesi e persino quelle sovietiche
Le sorti della seconda guerra mondiale sono già fin da qui segnate: è solo questione di tempo.
Ma quei ragazzi italiani non lo sanno e soprattutto non lo vogliono sapere.
Loro vivono in una fornace dove di fronte hai il nemico e al tuo fianco, in trincea, il tuo camerata
Esattamente come nelle trincee del Carso, dove è nata l’Italia più bella.
Tutto il resto è retorica buona solo per la gente che piazza le bombe sapendo che altri ne pagheranno il prezzo
Ma ad El Alamein il nemico è di fronte a loro, spaventosamente potente, in rapporto di sei a uno con mezzi assai migliori e rifornimenti che paiono infiniti. Le proporzioni delle forze in campo fanno rabbrividire e coi binocoli si possono vedere le laute mense da campo dove il nemico mangia e beve di tutto, mentre i nostri ragazzi devono disputarsi persino l’acqua dai fusti che sanno di gasolio.
Ma sono Italiani, sono i ragazzi della Folgore. Non si arrendono Non piangono e non fuggono gettando nella sabbia le divise e disonorando se stessi e la loro Patria.
Prima col cannone da 47/32 contro i carri inglesi, poi con i lanciafiamme, infine, esaurite le munizioni per le armi pesanti, con le molotov, le mani e la dinamite.
Mai nessuna bandiera bianca sventola sulle postazioni degli indomiti Paracadutisti.
Non si arrendono: moriranno quasi tutti.
Al grido “Folgore” si lanciano sotto ai carri inglesi con una mina tra le mani e volano in pezzi verso la gloria. Alcuni si arrampicano sulla torretta di un carro e vi lanciano dentro una molotov fatta con le bende dell’infermeria e la borraccia che aveva contenuto l’ultimo sorso d’acqua. Riescono persino a distruggere parecchi carri prima di essere falciati da una mitragliatrice o dilaniati dalle schegge di una granata.
E quando Rommel ordina la ritirata generale, il loro tratto di fronte è intatto: il nemico non è passato ed è nata una Leggenda
La Leggenda dei soldati Italiani della Divisione Folgore e di tutti quei reparti che non si sono arresi
Vogliamo ricordarli tutti, perché tutti furono invitti:
17ª Divisione fanteria “Pavia”
27ª Divisione fanteria “Brescia”
185ª Divisione paracadutisti “Folgore”
9º Reggimento bersaglieri
XLIX Gruppo di artiglieria pesante
CXLVII Gruppo di artiglieria pesante campale
XXXI Battaglione guastatori d’Africa
X Battaglione genio artieri
X Battaglione collegamenti
XX Corpo d’armata motocorazzato italiano
132ª Divisione corazzata “Ariete”
133ª Divisione corazzata “Littorio”
101ª Divisione motorizzata “Trieste”
25ª Divisione fanteria “Bologna”
102ª Divisione motorizzata “Trento”
136ª Divisione corazzata “Giovani Fascisti”

Ora dormono accanto ai camerati tedeschi e ai nemici di ogni bandiera, come fortemente voluto dal comandante Caccia Dominioni, e ci piace chiudere questo doveroso ricordo con le parole da lui lasciate a eterno monito sul sacrario di Quota 33:

“Fra le sabbie non più deserte
son qui di presidio per l’eternità i Ragazzi della Folgore
Fior fiore d’un popolo e d’un esercito in armi.
Caduti per un’idea, senza rimpianto, onorati nel ricordo dallo stesso nemico,
essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna,
il cammino dell’onore e della gloria.
Viandante, arrestati e riverisci.
Dio degli eserciti,
accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo di cielo
che riserbi ai martiri ed agli eroi ”

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