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20 Ottobre 2020

Juventus-Napoli: il giudizio tarda ad arrivare


Dopo una settimana il campionato di serie A è ancora in attesa dell’esito della vicenda della partita non disputata tra bianconeri ed azzurri.

Il ricorso presentato dal club di De Laurentiis ha scongiurato, per il momento, il 3-0 a tavolino per non essersi presentato all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre alle 20,45. Il supplemento d’indagine chiesto dal Giudice Sportivo, Gerardo Mastrandrea, tiene ancora il risultato di Juventus-Napoli sub-judice. Circostanza abbastanza irrituale in quanto, generalmente, in primo grado il giudice si esprime in tempi molto celeri sulla base dei referti arbitrali.

I club e tutto il campionato restano ancora in attesa, la risposta definitiva è prevista per mercoledì 14 ottobre. Mastrandrea valuterà solo in ordine all’evento-gara: se riterrà che il Napoli si sarebbe potuto presentare, sarà 3-0 a tavolino, altrimenti rinvierà alla Lega perché disponga il recupero in altra data della partita (l’unica disponibile è il 13 gennaio) con un punto di penalità o una multa salata agli azzurri per aver violato il protocollo.

“Il campionato si deve disputare ma non a tutti i costi e a discapito della salute delle persone. Per come è scritto, l’attuale protocollo prevede che siano le Asl a decidere se concedere o meno la deroga per viaggiare ai club in caso di positività al Covid” – ha chiarito l’avvocato del club azzurro Mattia Grassani.

Al netto delle opinioni partigiane e personali si fa strada l’ipotesi di un recupero della partita della discordia: anche se gli azzurri in base al protocollo condiviso avrebbero dovuto presentarsi a Torino, nonostante avessero due calciatori positivi, l’intervento delle Asl 1 e 2 di Napoli ha di fatto reso impossibile la trasferta sempre ai sensi del regolamento sportivo, laddove recita che una squadra deve giocare “fatti salvi eventuali interventi delle autorità statali e locali”, cioè proprio quello che hanno fatto le Asl. Siamo di fronte a un evidente caso di conflitto normativo, secondo il quale le regioni possono andare oltre le decisioni che il calcio ha assunto con il beneplacito del CTS.

La preoccupazione di tutto l’ambiente supera questo particolare momento e guarda al futuro, a come garantire il regolare svolgimento di un campionato assai compresso. Fermo restando che la salute pubblica deve essere l’unica priorità, la prosecuzione delle attività economiche è un nodo fondamentale. Nel caso del calcio, il mancato completamento di questo campionato potrebbe costare il fallimento di alcuni club in tutte le serie e la perdita di molti posti di lavoro.

Società e istituzioni sono pertanto unite dalla volontà di non interrompere il campionato, viste tutte le conseguenze soprattutto economiche che questo potrebbe causare alle stesse società e anche nei confronti dell’Uefa, ma anche di proseguire all’insegna della massima sicurezza.

Appunto per questo, in un clima di grande collaborazione, il calcio si sta muovendo per colmare questo vuoto all’interno del regolamento. All’orizzonte potrebbero esserci possibili integrazioni al protocollo volte a perfezionare le regole che indicano il comportamento da seguire di fronte a una o più positività all’interno del corpo squadra o dello staff tecnico, sebbene ad oggi la triade Spadafora, Speranza e Gravina sia impegnata a sottolineare la correttezza del protocollo in atto, richiedendo con fermezza il suo rispetto.

Insomma un bel caos di non facile soluzione.

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