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20 Ottobre 2020

Intervista a Mirko De Carli sul nuovo partito “Insieme”


Buongiorno Mirko. È nato ufficialmente il nuovo partito politico “Insieme” ad opera soprattutto del professor Stefano Zamagni, economista cattolico di chiara fama. Un nuovo soggetto politico “di ispirazione cristiana, autonomo e non confessionale”, “laico, di ispirazione cristiana, aperto a non credenti che ne condividano il programma”. Sembra il Popolo della Famiglia! Ma anche l’Udc (esiste ancora l’Udc?)…Cosa cambia? Se non sbaglio, sei consigliere nazionale del PdF…a proposito, com’è andato il primo congresso nazionale del PdF? Ci sono novità?

Caro Gianluca, le parole che hai ripreso tu, che sono state rilanciate nella presentazione del movimento politico Insieme, presentato da diverse persone del mondo cattolico, tra cui il professor Stefano Zamagni, sono parole che conosciamo già molto bene, sono nel dna di un movimento politico che non è nato da un’operazione di pensiero, da una riflessione culturale o da un Io che si trasforma in Noi per cercare di rappresentare degli interessi in campo, ma è nato da un popolo, un popolo che si è ritrovato a non delegare più a una politica incoerente su quelli che noi abbiamo chiamato i principi essenziali e che su quel desiderio di partire dalla piattaforma programmatica e valoriale chiara e obiettivamente rispondente alla dottrina sociale della Chiesa, ha costruito una testimonianza, una proposta politica, e questo si chiama Popolo della Famiglia. Lo abbiamo fatto partendo da un popolo, e su quel popolo, che è il popolo del Circo Massimo, il popolo di piazza san Giovanni, abbiamo cercato di dare una casa politica a quelle istanze. Naturalmente tutti i cammini nascono da piccoli resti di popolo, e quindi siamo stati capaci di trasformare la mobilitazione contro una politica che danneggiava gli interessi della famiglia, gli interessi della vita, gli interessi delle mamme, dei papà, dei nonni…in una “azione-per”, per costruire una società e un Paese che fosse performato dalla stella polare dei bisogni della famiglia, intesi in senso ampio. Sentire altri amici che dicono le cose che diciamo noi da più di quattro anni da un certo punto di vista ci pone una domanda: perché non vi mettete insieme a noi a lavorare? Questo è il primo punto. Credo che si sbaglia prospettiva, si pensa a costruire gli ennesimi contenitori, che tante volte sono rappresentativi di un ego ipertrofico di alcuni promotori di questi contenitori, anziché pensare a ricercare dove c’è il popolo. Il problema oggi è che per tornare a fare una politica cristianamente ispirata bisogna riscoprire il significato autentico della frase “servire il popolo”. Io ho avuto la fortuna di formarmi con diverse persone tra cui Aldo Brandirali, ex consigliere comunale a Milano e storico leader ciellino in politica, e queste esperienza l’ho sempre avuta nel dna del mio impegno politico. Credo che oggi sia l’elemento più importante da riscoprire: dov’è il popolo? Il popolo cristiano? Nel mondo del lavoro, nel mondo dell’impresa, nel mondo dell’associazionismo…Il vocabolario che usano questi mondi è frutto di questa presenza di popolo oppure no? Il problema è che non c’è più il popolo, ci sono gruppi, gruppi che ragionano con la logica delle lobby, che ragionano con la logica della tutela dell’interesse, per lo più personalistico e non comunitario. Dobbiamo riscoprirci popolo, dobbiamo riscoprirci comunità cristiana impegnata nella società, e da lì partire da ciò che di buono c’è – e oggi c’è il Popolo della Famiglia con i suoi voti, con la sua militanza, con il suo impegno – e lavorare tutti insieme per far crescere questo seme di speranza che non è dei suoi dirigenti, ma di un popolo intero che lo attende. L’ultimo congresso – mi chiedi appunto come è stato – è stata una bella testimonianza di popolo, non un’esibizione muscolare di coccarde; si è vista una comunità di donne e uomini innamorati di un ideale, un ideale che nasce da radici solide piantate sull’umanesimo cristiano, e su quell’ideale ha cercato di portare avanti una serie di proposte praticabili e concrete per trasformare la nostra società, da una società individualista, capitalista sfrenata e portata a trasformare le persone in cose, in una società che metta al centro l’uomo, la vita, la persona e la famiglia. Questo tentativo può trovare in esperienze varie che non sono dentro al PdF un collante incredibile per lavorare insieme, per far crescere questa presenza di popolo cristiano. Tutto il resto credo che siano errori di prospettiva. E lo dico con grande affetto e con grande rispetto anche agli amici promotori di Insieme, che è già una lista che si è presentata alle scorse elezioni politiche prendendo ancor meno consensi dello stesso PdF; sono persone che sono cresciute nell’ambiente cattolico vicino all’impegno politico di Romano Prodi. Credo che queste persone dovrebbero avere più a cuore il desiderio di ricostruire una presenza di popolo nella società che possa arrivare anche a creare rappresentanza politica attraverso degli strumenti giovani, innovativi e con militanza autentica come appunto il PdF rappresenta, anziché creare contenitori che sono l’ennesimo tentativo di un ricollocamento politico in prospettiva elettorale.

Mario Adinolfi ha espresso forte perplessità per non aver sentito parlare Zamagni – alla recente convention di “Insieme” – del ddl Zan sul reato di omofobia. Si tratta forse di non farsi chiudere nell’angolino monotematico, di non farsi etichettare come ultracattolici tradizionalisti, o c’è dell’altro?

Credo che sia un errore, quando si parte con un’avventura politica, non stigmatizzare quali sono gli elementi di contraddittorietà della politica attuale. Oggi prevale la politica dei grandi partiti che sono l’alternativa alla nostra presenza politica di piccole comunità cristiane che cercano di portare la dottrina sociale della Chiesa al centro del dibattito politico evidenziando le contraddizioni di questo sistema di potere. E oggi le contraddizioni stanno appunto dentro a un impianto ideologico violento che vuol essere proposto come nuovo sistema di non-valori da imporre all’interno delle nostre comunità. Per cui il paradigma più evidente è il ddl Zan, lo è stato il ddl Scalfarotto, lo è stata la legge Cirinnà. Nel momento in cui noi con lavoro intelligentissimo – per cui ha ragione Mario Adinolfi e il suo lavoro conferma questa strada – vogliamo scardinare questa ideologia, dobbiamo spiegare agli italiani che dietro a queste apparenti leggi poco importanti c’è un pensiero molto pericoloso, che vuole andare a scardinare la scala delle priorità di chi governa, che non è più incentrata su quelle priorità che erano appunto persona, vita e famiglia, proprie di una politica ispirata all’umanesimo cristiano, ma pone delle priorità diverse che sono invece strutturate da un individualismo capitalista che viene persino condannato e appunto apostrofato con termini non certamente di elogio da parte anche dell’ultima lettera enciclica del Papa Fratelli tutti. Credo che dobbiamo ispirarci a questo, dobbiamo cercare di evidenziare, come ha detto Mario Adinolfi, le contraddizioni che emergono da tentativi di legislazione che non sono marginali, sono centrali, perché vanno a minare principi costituzionali fondamentali, come la libertà di pensiero, di espressione, di parola e di stampa; e che portano all’interno di una logica perversa il sistema di scala valoriale della nostra società: “vogliamo trasformare le persone in cose”, “vogliamo trasformare le persone in oggetti di mercato, “vogliamo trasformare il libero pensiero in pensiero unico dominante”, e questo non lo possiamo consentire. Questo tipo di lavoro va fatto in una logica di proposta e non di protesta, dobbiamo quindi essere capaci nel contempo, oltre che di condannare questo sistema avaloriale che sta diventando sempre più dominante, sempre più invadente, di costruire una valida alternativa di proposte capaci di dire come andremmo a fare le leggi, come andremmo a spendere i denari pubblici in maniera diversa da come i signori che promuovono il ddl Zan stanno facendo le leggi e stanno spendendo i soldi. Questo è il lavoro che come Popolo della Famiglia tenacemente facciamo e ci piacerebbe che tanti altri amici, anche quelli di Insieme, venissero con noi a farlo.

Economia civile di mercato: che ne pensi della ricetta di Zamagni contro il neoliberismo imperante? Anche lui mette al centro persona e famiglia?

È assolutamente interessante quello che dice il professor Stefano Zamagni; con quello che ho detto prima non viene meno la mia stima e il mio interesse rispetto alle elaborazioni e al lavoro straordinario dentro e fuori la Chiesa che il professor Zamagni ha fatto. Condivido le sue riflessioni, occorre ripartire da un’economia sociale di mercato, occorre ripartire da un ribaltamento dei valori che stanno dentro anche agli equilibri economici nazionali e internazionali. Per farlo però bisogna fare un lavoro che parta necessariamente prima di tutto da una consapevolezza di popolo; non si può fare solamente una riflessione teorica, non si può pensare di trasformare una società riportandola a rialimentare il proprio futuro dalle proprie radici con un’operazione di pensiero, si può fare solo e unicamente con un’operazione di popolo, che ritrovi la propria coscienza e che attraverso la propria coscienza riscopra la bellezza della creatività di un pensiero. Quindi, questo è il passaggio fondamentale e credo che su questo potremo trovare dei punti in comune su cui lavorare.

Il cardinale Re si è espresso in termini incoraggianti verso “Insieme”. E il card. Zuppi? Mi parrebbe favorevole…

Vedi caro Gianluca, il problema non è un vescovo favorevole o un vescovo contrario. Il problema è ritrovare uno spirito in cui siamo tutti tesi verso lo stesso obiettivo. Non dobbiamo più ragionare come gruppi: io ho questo amico, quest’altro ha quest’altro amico…io ho questo vescovo, tu hai quest’altro vescovo…Dobbiamo ragionare come comunità. Qual è l’obiettivo oggi? L’obiettivo è riportare l’azione, oltre che il pensiero, dei cristiani nella società dominante, incidente; non per un’operazione di potere, ma per una necessità di bene che riguarda la collettività, perché oggi è a rischio il primato della persona, della famiglia e della vita, e per questo i cristiani sono in campo. Su questo vogliamo giocare la partita insieme come comunità cristiana o vogliamo ognuno cercare di far vedere che è un pochettino più bravo dell’altro? Credo che dobbiamo avere il coraggio di prendere ciò che di buono c’è, valorizzarlo e premiarlo. Io vedrei benissimo Stefano Zamagni come economista dentro la comunità del Popolo della Famiglia. Ognuno dovrebbe valorizzare i propri talenti e metterli al servizio di un’esperienza comunitaria collettiva e condivisa. Questo è lo spirito con cui il PdF è ripartito dopo il congresso nazionale e su cui dovremmo tutti insieme porci l’obiettivo di costruire prima delle prossime elezioni politiche una presenza elettorale capace di raccogliere nelle persone che candida, nella lista che candida – appunto questo è l’impegno del Popolo della Famiglia – presentare programmi e proposte che siano capaci di raccogliere il desiderio di rappresentanza di questo mondo, e sono convinto che il risultato elettorale che un’esperienza del genere, come quella che stiamo portando avanti col PdF, possa avere risultati elettorali che vanno ben oltre quelli che sono i sondaggi e vanno ben oltre quelli che sono i risultati delle scorse elezioni politiche. Dobbiamo avere il coraggio di rischiare, ognuno con i propri talenti, ma tutti dentro a un’esperienza comunitaria condivisa, partendo da ciò che c’è, e oggi ciò che c’è ha un nome ed un cognome ed è il Popolo della Famiglia.

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