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30 Ottobre 2020

Amerigo Vespucci, la regina dei mari (2a parte)


Prima di scoprirne la storia e le caratteristiche dell’Amerigo Vespucci, voglio correggere un errore comune. Spesso i giornalisti impiegano in maniera errata il genere dell’articolo per le navi. Non tutti sanno che esiste un’antica regola per cui tutte le navi militari sono “maschili” (per cui si deve usare l’articolo “IL”) mentre quelle commerciali devono usare l’articolo femminile. Per cui è corretto dire “l’Amerigo Vespucci” o “IL Vespucci” (essendo una nave militare) e, per una nave passeggeri, LA Concordia, LA Queen Mary (essendo navi non militari). Questa distinzione è utile in caso di omonimia, per cui IL o LA fa differenza.
La lunghezza al galleggiamento della nave è di 82 metri, ma tra la poppa estrema e l’estremità del bompresso si raggiungono i 101 metri. La larghezza massima dello scafo è di 15,5 metri, che arrivano a ventuno metri considerando l’ingombro delle imbarcazioni, che sporgono dalla murata, ed a 28 metri considerando le estremità del pennone più lungo, cioè il trevo di maestra.
L’immersione massima (ovvero la distanza verticale tra il piano di galleggiamento e la linea di sotto chiglia) è di 7,3 metri. Il suo dislocamento a pieno carico è pari a ben 4100 tonnellate. Lo scafo presenta tre ponti principali, continui da prora a poppa (di coperta, di batteria e di corridoio), più vari ponti parziali (detti copertini). Possiede due sovrastrutture principali (tughe) ovvero il castello di prora e il cassero a poppa. Il caratteristico colore bianco e nero delle sue fiancate sottolinea il richiamo al passato della nave: le fasce bianche in corrispondenza dei ponti di batteria e corridoio ricordano infatti le due linee delle batterie dei cannoni presenti sui vascelli ottocenteschi. A prora della nave si trova la polena, che rappresenta Amerigo Vespucci, realizzata in bronzo dorato. Caratteristica della nave sono i fregi di prora e l’arabesco di poppa in legno ricoperti di foglia d’oro zecchino. Il fasciame è composto da lamiere di acciaio di vario spessore (da 12 a 16 mm.), collegate mediante chiodatura alle costole che costituiscono, assieme alla chiglia e ai bagli, l’ossatura della nave. Tale sistema garantisce la necessaria flessibilità al trave nave.
Dal punto di vista tecnico-costruttivo l’Amerigo Vespucci è una Nave a Vela con motore; dal punto di vista dell’attrezzatura velica è “armata a Nave“, quindi con tre alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana, tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a prora, che può essere a tutti gli effetti considerato un quarto albero. L’altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri per il trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana; il bompresso sporge per 18 metri. I tre alberi verticali (trinchetto, maestra e mezzana) portano ciascuno cinque pennoni, ossia i bracci orizzontali che reggono le vele quadre.
Gli alberi sono mantenuti in posizione grazie a cavi di acciaio (chiamate manovre fisse o dormienti) che li sostengono su ogni lato. Tutti gli alberi della nave, compreso il bompresso, sono costituiti da tre tronchi, di cui i primi due in acciaio, il terzo è in legno (Douglas). I pennoni seguono la medesima filosofia costruttiva: i tre inferiori sono in acciaio, i due superiori in legno. La superficie velica totale è di circa 2635 metri quadri.
Le vele sono realizzate in tela olona (un robusto tessuto di canapa) di spessore compreso tra i 2 e i 4 millimetri, realizzate unendo mediante cucitura più strisce di tessuto.
Con la Nave completamente invelata si possono raggiungere velocità ragguardevoli, in relazione al peso della stessa; il record, di 14,6 nodi, fu ottenuto nel 1965 dal Comandante Agostino Straulino, olimpionico di vela, che al comando della nave passò alla leggenda grazie all’uscita a vele spiegate dal porto di Taranto attraverso il canale navigabile. 

La manovra delle vele (ovvero il posizionamento delle vele) viene attuato per mezzo di cavi (chiamati manovre correnti o volanti) di diverso diametro, per un totale di circa 36 chilometri. I cavi (e non corde come erroneamente alcuni dicono) hanno nomi caratteristici il cui uso si perde nel tempo, come le drizze, usate per alzare i pennoni mobili e le vele di taglio, i bracci per orientare i pennoni, le scotte e le mure per fissare gli angoli bassi delle vele quadre (rispettivamente sottovento e sopravvento), gli imbrogli per raccogliere le vele sui pennoni.
Le manovre correnti sono per la maggior parte in manilla (fibra vegetale) ad eccezione delle scotte dei trevi che, per sostenere l’elevato sforzo, sono realizzate in nylon. Inoltre, l’attrezzatura velica comprende circa 400 bozzelli in legno e 120 in ferro, specie di carrucole impiegati per trafficare i cavi. Una nave in ferro ed in legno .. e che legno … Oltre ad alcuni alberi, molte altre parti della nave sono realizzate in legno a seconda delle caratteristiche richieste. Legni pregiati come il teak per il ponte di coperta, la battagliola e la timoneria, il mogano, il teak ed il legno santo per le attrezzature marinaresche (pazienze, caviglie e bozzelli), il frassino per i carabottini, ed il rovere per gli arredi del Quadrato Ufficiali e per gli alloggi Ufficiali. Di particolare rifinitura e pregio è la splendida Sala Consiglio realizzata in noce e mogano. Nella Sala Consiglio del Vespucci sono esposti due quadri ad olio, rappresentanti lo sbarco di Colombo a San Salvador e il suo rientro in Spagna, pitture che originariamente si trovavano sulla “gemella” Cristoforo Colombo.
L’equipaggio dell’Amerigo Vespucci è composto da circa duecentosessantaquattro militari di cui quindici Ufficiali, trenta Sottufficiali, trentaquattro Sergenti e cento ottanta cinque tra Sottocapi e Comuni, suddivisi nei Servizi di bordo. Durante la Campagna di Istruzione l’equipaggio raddoppia venendo integrato dagli Allievi e dal personale di supporto dell’Accademia Navale raggiungendo quindi oltre 450 unità. Aver fatto una campagna sul Vespucci lascia un segno indelebile per tutta la vita. Una scuola di vita dura che non regala niente, le guardie seguono i ritmi di bordo e le manovre alla vela avvengono in tutte le ore del giorno e della notte.
I momenti di riposo sono molto pochi ed ogni occasione è buona per recuperare il sonno perso, spesso all’interno di un bastingaggio, avvolti negli sferzi di tela olona per proteggersi dall’umidità. I giovani allievi effettuano le pulizie della nave: dalla lucidatura degli ottoni alle pitturazioni dell’opera morta, fino al lavaggio del ponte: così possono rendersi conto dei sacrifici che la vita futura potrà richiedere e che loro dovranno, da comandanti, richiedere ai loro equipaggi. Nelle campagne addestrative hanno modo di visitare molti paesi e conoscerne gli usi e costumi.
Non ultimo voglio ricordare il fascino di questa nave che lascia, è il caso di dirlo, un piacevole ricordo per chi ha avuto modo di visitarla. Molti allievi, al termine dell’Accademia, si sposarono con ragazze conosciute proprio durante queste campagne. E’ il caso di dirlo: il Vespucci fu galeotto.
L’attuale motto della nave, ufficializzato nel 1978, è «Non chi comincia ma quel che persevera» ed esprime la vocazione alla formazione ed addestramento dei futuri ufficiali e sottufficiali della Marina Militare. Di fatto di ufficiali, sottufficiali e marinai il Vespucci nella sua lunga vita ne ha ospitati tanti.
Infine un aneddoto lusinghiero. S racconta che nel 1962 l’Amerigo Vespucci incrociò nel Mar Mediterraneo una portaerei statunitense, la U.S.S. Independence. Seguendo un’antica tradizione marinara, la plancia della portaerei inviò un messaggio a lampi di luce chiedendole l’identità di quella maestosa nave a vela. Alla risposta «Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana» la replica del comandante americano non si fece attendere, «Siete la più bella nave del mondo». Da quell’episodio deriva il meritato titolo, “The most beautiful ship in the world”, che l’Amerigo Vespucci detiene, simbolo dell’eccellenza navale italiana nel mondo. E’ forse la nave a vela più conosciuta e, dal 1931, solca gli oceani del pianeta, forgiando generazioni di ufficiali e marinai italiani nelle loro campagne addestrative. 
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Fonti:
Enrico Gurioli: Vespucci. La nave più bella del mondo
Andrea Mucedola: l’Amerigo Vespucci 

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