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29 Ottobre 2020

Il teatro di figura. Burattini, marionette, pupi e ombre


La magia del colore nella mostra di fotografia al Centro di Cultura, Formazione e Attività forensi degli Avvocati di Genova con gli scatti della sanremese Giulia Cassini e del genovese Massimo Pezzica.

Genova 25 settembre – 13 ottobre: L’ottava arte è un vocabolario di emozioni, nel senso ben evidenziato da Ferdinand de Saussure quando scriveva “Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica”. Di fatto alcuni scatti sono veri e propri idiomi artistici, dall’intento formativo, ed è il caso di quelli esposti per la mostra “Il teatro di figura. Burattini, marionette, pupi e ombre” al Centro di Cultura, Formazione e Attività forensi dell’Ordine degli Avvocati di Genova in via XII Ottobre 3 al secondo piano dal 25 settembre al 13 ottobre 2020. L’ingresso è libero dal lunedì al venerdì in orario 10 – 18.

L’esposizione su ideazione, organizzazione e allestimento dell’avvocato e artista Gabriella de Filippis accomuna due realtà di primo piano in Italia quali il Museo delle Marionette di Campomorone situato all’interno dello storico Palazzo Balbi (http://www.marionettecampomorone.it) e il Castello dei Burattini di Parma ( www.castellodeiburattini.it) con gli scatti rispettivamente della fotografa, videomaker e giornalista sanremese Giulia Cassini e del fotografo e consulente finanziario genovese Massimo Pezzica. All’inaugurazione saranno presenti diverse autorità, come il sindaco di Campomorone Giancarlo Campora e verrà proiettato un docuvideo emozionale a cura di Giulia Cassini e Gabriella de Filippis. A supporto dell’esposizione diversi insight critici con curatela scientifica di Gabriella de Filippis e di Donatella Ferraris, che rilevano gli aspetti fondamentali “raccontati” dalle immagini.

Un doppio binario che accende la fantasia e fa luce su uno spaccato storico di sicura presa, a partire dal Museo di Campomorone diretto da Paola Alpa, uno dei pochissimi esempi di “teatro domestico” usato nell’Ottocento dalle famiglie aristocratiche e nei primi anni del Novecento da molti nuclei borghesi che fa rivivere l’esperienza artistica e il lavoro di Angelo Cenderelli. Quest’ultimo utilizzò la sua innata creatività in molti campi quale ideatore, costruttore (tra i tanti esempi che si potrebbero addurre progettò da tecnico il Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria, l’ampliamento della Porta urbana di Piazza Manin, il Liceo-ginnasio Andrea Doria, il Palazzo dell’Intendenza di Finanza dell’attuale Via Fiume), scenografo e regista. Si segnala per approfondire tra le diverse pubblicazioni “Il teatro ritrovato. L’edificio marionettistico di Cenderelli a Campomorone” di Skira. Tra le pagine di questo interessante volume, si legge nell’estratto di Eugenio Monti Colla: “Lo spettacolo di marionette presenta alcuni topoi molto particolari. In esso sono confluiti gli elementi più tipicamente d’effetto del teatro classico e del melodramma. L’amore contrastato, l’eroe reietto e abbandonato, l’ingresso del protagonista ad azione avviata, i co-protagonisti che preparano l’arrivo del protagonista, la caccia, il temporale, le nuvole in movimento, il mare in tempesta, il tramonto, il sorgere della luna… Le musiche di scena hanno, spesso, doppia trascrizione: per piccolo organico del genere café chantant per l’esecuzione dal vivo nei teatri di prestigio, per banda musicale da utilizzarsi nei piccoli centri privi di professori d’orchestra”. Al Museo delle Marionette, inaugurato nel 1986 e completamente rinnovato nel 1993, sono esposte oltre 70 esemplari in ottimo stato conservativo e ben 265 costumi, testimoniando la ricercatezza dei particolari.

Di grande rilievo anche la collezione Giordano Ferrari del Castello dei Burattini di Parma dove, come spiega la curatrice della mostra Gabriella de Filippis, “Sono esposti circa 400 pezzi su oltre 300 metri quadri di esposizione che rappresentano solo una parte del lascito Ferrari. A questa collezione si sono aggiunti ulteriori contributi come quelli donati al Museo dalla moglie e dai figli di Franco Cristofori. Anche la figlia dell’ingegnere Amilcare Adamoli, burattinaio dilettante, alla morte del padre ha donato la sua collezione di burattini, copioni, fondali… Una testimonianza fondamentale, che ci permetterà di spiegare ai visitatori le differenze tra burattini a bastone, a mano vera, a guanto, poi la complessità delle manovre da sopra la figura che si tracciano con le marionette, e con i pupi, tipologia che si differenzia proprio per la tecnica del movimento”. Un vero e proprio mondo tutto da scoprire.

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Fonte:
Redazionegica

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