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20 Ottobre 2020

Amerigo Vespucci, la regina dei mari (parte 1a)


La decisione di costruire l’Amerigo Vespucci venne assunta nel lontano 1925, per sostituire l’omonima nave scuola della classe Flavio Gioia, un incrociatore a motore e a vela che fu posto in disarmo nel 1928 per essere adibito ad asilo infantile, riservato agli orfani dei marinai, nel porto di Venezia. L’Amerigo Vespucci fu progettato, insieme ad una nave gemella, il Cristoforo Colombo, nel 1930 dall’ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale e direttore dei cantieri navali di Castellammare di Stabia (Napoli). Rotundi nella progettazione riprese i disegni della nave ammiraglia della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, il Monarca, un vascello requisito dalla Marina piemontese dopo l’invasione delle Due Sicilie e poi ribattezzato Re Galantuomo.
I progetti originali dell’Amerigo Vespucci furono prodotti dall’ingegnere navale napoletano Sabatelli e custoditi a Castellammare di Stabia (storica sede di grandi cantieri navali) insieme alle tecnologie necessarie per la costruzione di questa tipologia di imbarcazione.
La nave scuola Amerigo Vespucci fu varata il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia e poi trasferita, il 2 luglio dello stesso anno, a Genova, città marinara per eccellenza. Fu proprio a Genova che il suo primo comandante Augusto Radicati di Marmorito, il 15 ottobre 1931, ricevette la bandiera di combattimento.
Per chi non lo sapesse, questa insegna ha un valore particolare. Essa non viene normalmente alzata a riva sull’albero di maestra ma viene custodita dal comandante della nave dentro un cofanetto o una teca vetrata. La bandiera è normalmente realizzata in seta o in altro materiale pregiato ed è di fattura particolarmente curata. La regola dice che dovrebbe essere issata solo in combattimento ed accompagna la nave in tutta la sua vita operativa, sia in tempo di pace che di guerra. È considerato il simbolo dell’onore della nave, delle sue tradizioni, della sua storia e del ricordo dei suoi caduti. Questo è il motivo per cui la consegna della bandiera è un evento fondamentale nella storia di una nave.
L’Amerigo Vespucci si affiancò quindi al gemello Cristoforo Colombo per l’addestramento degli equipaggi di bordo e venne inquadrato nella Divisione Navale Navi Scuola allo scopo di effettuare le crociere addestrative nel Mediterraneo e nell’Atlantico per gli allievi della Regia Accademia Navale di Livorno. Questo compito fu assolto da entrambe le navi fino allo scoppiare della seconda guerra mondiale quando, per ovvi motivi bellici, fu sospeso.


Al termine della seconda guerra mondiale, per l’effetto degli accordi internazionali di Parigi, il Cristoforo Colombo dovette essere ceduto insieme ad altre unità della Regia Marina all’URSS, quale risarcimento dei danni di guerra, e gli venne cambiato il nome in Dunay (Danubio). Dall’otto gennaio 1959, la nave passò all’Istituto Nautico di Odessa che lo utilizzò inizialmente come nave scuola militare lungo la costa sovietica del Mar Nero. Sembra che il Cristoforo Colombo, nei suoi ultimi anni di vita, venisse utilizzato come nave da carico e che abbia subito danni a causa di un incendio. Nel 1961 tornò in cantiere per lavori di manutenzione, che non furono eseguiti perché ritenuti troppo onerosi. La Marina sovietica decise quindi di porlo in disarmo il 19 ottobre 1963 e fu demolito nel cantiere di Glavvtorcement finendo a Leningrado dove terminò la sua vita, purtroppo, come carboniera.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’Amerigo Vespucci continuò la sua attività di nave scuola effettuando numerose campagne d’istruzione in quasi tutti i mari del mondo. Dal 1946 fu l’unica nave scuola a vela della Marina Militare italiana fino al 1955. in quell’anno fu affiancato da una nuova nave a vela, di dimensioni minori, che era stata acquistata dalla Francia e poi ribattezzato nave Palinuro. L’Amerigo Vespucci è ormai la nave più anziana ancora in servizio attivo della Marina Militare (86 anni nel prossimo ottobre). Per effettuare le campagne addestrative a favore degli allievi dell’Accademia Navale, la nave si è recata in Nord Europa ben trentasette volte, venti nel Mediterraneo, quattro nell’Atlantico Orientale, sette in Nord America, una in Sud America ed una circumnavigando il globo. In quell’occasione il Vespucci, al comando del capitano di vascello Gai Vassallo (da maggio 2002 a ottobre 2002) e poi del capitano di vascello Giuseppe Antonio Guglietta (fino al 26 ottobre 2003), dopo essere partita da La Spezia il 4 maggio 2002, percorse 33.776 miglia di navigazione, in gran parte a vela, attraverso l’oceano Atlantico, il canale di Panama, l’oceano Pacifico, l’oceano Indiano e il canale di Suez ritornando finalmente in Italia il 28 settembre 2003. Durante la lunga navigazione, in diciassette mesi toccò ventidue porti di quindici Paesi diversi. Un vero record per una vecchia signora.
Nell’ultimo decennio, il Vespucci ha svolto anche il compito di ambasciatore sul mare dell’arte, della cultura e dell’ingegneria italiana, toccando molti porti del mondo. Tra le tate voglio ricordare Auckland (Nuova Zelanda) nell’ottobre 2002 in occasione della 31ª edizione dell’America’s Cup, e, più recentemente, nel 2004 Atene per le Olimpiadi e Portsmouth, nel 2005, per la commemorazione della battaglia di Trafalgar. Nel 2006, a 75 anni dalla sua entrata in servizio, ricevette presso l’Arsenale Militare Marittimo della Spezia degli importanti lavori di manutenzione con la sostituzione completa dell’albero di trinchetto (ricostruito fedelmente all’originale ricorrendo alle tecniche artigianali dell’epoca) e di alcune lamiere a scafo che furono completamente richiodate.
E’ tradizione della Marina Militare italiana che tutti gli allievi ufficiali dell’Accademia Navale debbano ricevere la loro prima formazione su questa nave. Per quanto sopra, dalla sua entrata in servizio la Nave nel 1931 ha sempre svolto campagne addestrative fermate solo nel 1940, a causa degli eventi bellici, e negli anni 1964, 1973 e 1997, per lavori straordinari. Le campagne sono principalmente a favore degli allievi dell’Accademia Navale, ma vengono fatte mini campagne per gli allievi della Scuola Navale Militare “Francesco Morosini” di Venezia, degli allievi sottufficiali nocchieri, nonché di giovani facenti parte di associazioni veliche, quali la Lega Navale Italiana, la Sail Training Association – Italia. Queste campagne di Istruzione marinaresca, svolte nel periodo estivo, hanno una durata media di almeno tre mesi e toccano per lo più porti esteri; durante tali campagne la Nave svolge anche compiti di presenza e rappresentanza (Naval Diplomacy) contribuendo ad affermare l’immagine nazionale e della Marina Militare all’estero. Per quanto attiene la sua funzione educativa, gli allievi imbarcati durante le campagne addestrative apprendono le competenze specifiche di arte marinaresca, di condotta dell’Unità e navigazione (compreso l’utilizzo del sestante per effettuare il punto nave astronomico), di impiego degli apparati motore ed ausiliari, della gestione delle problematiche logistiche, amministrative e sanitarie, insomma di tutto il bagaglio che sarà fondamentale per la loro carriera futura. Oltre all’attività pratica, gli allievi ricevono lezioni tenute da insegnanti dell’Accademia Navale e da membri dell’equipaggio esperti di settore che vengono poi valutate a termine della campagna.
La nave scuola Amerigo Vespucci è, tecnicamente parlando, una nave a vela che mantiene ancora vive le antiche tradizioni marinare. Le vele sono in tela olona, le cime sono tutte di materiale vegetale e tutte le manovre marinaresche vengono ancora rigorosamente eseguite a mano, seguendo gli ordini dati tramite serie di fischi corti e lunghi, effettuati dai nocchieri. Il fischio è un piccolo strumento metallico d’uso esclusivo del Nostromo, con il quale vengono ripetuti i comandi degli Ufficiali. Col fischio del Nostromo si possono dare ordini generali come l’”attenti” e il “silenzio”, e per dare il giusto ritmo per mettere in forza i cavi delle manovre di bordo. Mediante determinate serie di trilli e modulazioni vengono dati gli onori alla bandiera nazionale (quando si alza o si ammaina) e agli ufficiali ed alle autorità che salgono o scendono dalla nave. Questa è una caratteristica comune a bordo delle navi militari di tutto il mondo. Si tratta di una antica tradizione di origine britannica, nata nel medioevo, che dalla fine del Seicento fu adottata da Lord Height, ammiraglio delle flotta britannica, come segno di comando sui vascelli. Tutt’oggi i fischi alla banda (di numero diverso in funzione del rango salutato) sono usati per rendere onori al comandante, agli ufficiali e ai personaggi importanti, quando sono accolti a bordo o scendono a terra.

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Fonti:
Enrico Gurioli: Vespucci. La nave più bella del mondo
Andrea Mucedola: l’Amerigo Vespucci

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