Vai a…

WeeklyMagazine

settimanale di fatti, notizie, cultura

RSS Feed

27 Ottobre 2020

Eric Grauffel, 8 volte campione del mondo di tiro dinamico, intervistato in esclusiva da WM


Eric Grauffel, francese classe 1979 e otto volte campione del mondo di tiro dinamico e altrettante volte campione europeo, la particolare disciplina sportiva di tiro con armi da fuoco nella quale l’atleta si muove lungo un percorso ingaggiando bersagli e sfruttando ripari, si trova in Italia e precisamente presso il Dynamic Shooting Club in Giugliano in Campania (Napoli) per una gara delle “Master Series”.
Eric ha già gareggiato ieri (NDR: sabato) e gareggerà anche oggi mentre lunedì e martedì sarà docente impegnato in un esclusivo stage, sempre presso il Dynamic Shooting Club, a cui parteciperanno atleti di elevato livello. 
Approfittando della ghiotta occasione, WeeklyMagazine ha chiesto di intervistarlo in esclusiva. Lo abbiamo fatto coadiuvati dall’Istruttore nazionale Stefano Carpinella.

WM: Buon giorno Eric e benvenuto in Italia.
Innanzi tutto voglio ringraziarti per aver concesso, in esclusiva a WeeklyMagazine, questa intervista. Sono anche grato all’Istruttore nazionale Stefano Carpinella, che mi coadiuva, e al Dynamic Shooting Club di Giugliano in Campania (NA), una bella ed accogliente struttura di tiro dinamico alle porte di Napoli che ha concesso lo spazio rendendo possibile questa chiacchierata, dove si sta svolgendo una delle tappe delle “Master Series”, gara organizzata dal campione europeo Adriano Santarcangelo, importante competizione internazionale che si svolge ai massimi livelli. 

Eric, hai collezionato un numero impressionante di vittorie nel mondo. Quanti titoli mondiali hai vinto sin’ora?

EG: Ho sette mondiali conquistati in diverse categorie. Anzi il numero giusto è otto perché ho vinto anche un mondiale junior. Ho poi anche otto titoli europei. Tutto questo conquistato in circa venti anni di attività.

WM: Preferisci la pistola o le armi lunghe?

EG: Ho cominciato con la pistola. Dunque la preferisco. Per me la categoria interessante rimane la “open” che, facendo un paragone, è un po’ come la formula uno. E’ la più difficile e costosa ma, secondo me, davvero è indicativa dei migliori tiratori. Le altre categorie, come la “standard” e la “production” sono venute dopo. In particolare la “production” è la categoria più importante perché consente ai tiratori di avvicinarsi a questo sport con armi di serie pur se accuratizzate.

WM: In che percentuale l’uso delle armi da fuoco è per te sport, gioco o addestramento per eventuali scopi pratici (ad esempio la difesa domestica)?

EG: Per me fare tiro dinamico significa curare sia la parte propriamente sportiva come la preparazione fisica del tiratore, che quella meccanica inerente la pistola. L’obiettivo è di rendere funzionali entrambe le cose per il risultato. L’obiettivo non è quello di avere la migliore pistola o essere il miglior atleta ma quello della migliore amalgama tra questi due elementi.

WM: Ho letto che hai iniziato a praticare il tiro dinamico molto giovane. Tuo padre era nell’esercito e ti ha iniziato al tiro sportivo all’età di 8 anni.
Ti ricordi quale è stata la tua prima arma?

EG: Ho iniziato con l’aria compressa sparando piombini da 4,5mm per circa un anno. La mia prima arma da fuoco è stata una pistola semiautomatica Colt “officer”, una sei colpi in calibro 45ACP con canna da 3 pollici. Era piuttosto piccola e ricordo portavo tanti caricatori alla cintura. 

Eric Grauffel (a sx) e Adriano Santarcangelo (a dx)

WM: Invece oggi, so che da qualche tempo sei legato alla CZ, quale modello preferisci? Ho letto che avresti una predilezione per la CZ orange….

EG: La CZ fa un sacco di modelli. Attualmente sto lavorando su quelli per la categoria “open”. La CZ orange mi piace molto: è infatti un modello molto usato per la categoria “production” ed è sicuramente una bella arma. Per far capire la differenza (NDR: tra la categoria “production” e la “open”) è come prendere un’auto di serie e una preparata per le corse. Si tratta di un altro livello di pistole, fatte praticamente a mano, davvero interessanti per la precisione anche se a 10m non si fa la differenza che invece si vede già a 30, 40 o 50m. Sono comunque armi costruite con tolleranze molto strette.

WM: Eric, sei francese e hai viaggiato molto nel mondo.
In Italia coloro che praticano sport con le armi non sempre sono considerati benevolmente. Com’è la situazione in Francia e negli altri paesi che hai visitato?

EG: Anche in Francia la situazione è difficile. Però oggi sta cambiando. Un po’ il Covid, ma anche la sicurezza sta diventando un problema. Qualche settimana fa, non so se hai sentito, ci sono stati cavalli mutilati e là abbiamo visto gente decisa a difendere i propri beni e la loro proprietà. Questa è una novità perché sino a ora in Francia non si era mai evidenziato questo modo di pensare. Pensa che noi abbiamo la polizia municipale che è pressoché disarmata. Oggi anche questo sta cambiando.

WM: Una domanda fuori dal programma: quale arma usa la polizia municipale?

EG: Per la polizia municipale non esiste un’arma di ordinanza. La polizia nazionale usa per lo più la Sig. Gli agenti che fanno servizi speciali usano anche la Glock e la CZ.

WM: Al primo gennaio 2019 sei passato alla CZ dalla Tanfoglio e hai fondato la EG-CZ Academy. Di cosa si tratta esattamente?

EG: Stiamo lavorando per far decollare dalle mie parti a Quimper, nell’estremo ovest della Francia, un campo di tiro indoor e finalmente alcune settimane fa siamo riusciti ad avere l’ok delle banche per costruire la struttura. L’epidemia di Covid ha rallentato molto la cosa ma ora speriamo, in un paio di mesi, di potere iniziare le attività. 

Eric Grauffel durante la gara di ieri

WM: Pensi di esportare l’Academy anche in altri paesi (per esempio qui in Italia)?

EG: Esatto. L’idea è di mettere a punto un sistema sportivo in cui c’è anche sia la parte club ma anche la quella didattica, tipo una scuola, dove c’è una preparazione fisica, con tanto di medico per seguire gli atleti e, ovviamente, la sala dove allenarsi e sparare. Penso in sei o sette mesi potremo essere pronti per tutto questo. 

WM: Da che età ci si potrà iscrivere a questa Accademia?

EG: In Francia, da un anno e mezzo circa, la legge prevede un’età minima di 14 anni. Prima non c’era un’età minima per cui si poteva sparare anche a 12 anni, sia pure sotto la responsabilità del genitore. Oggi, invece, l’età minima è stata fissata a 14 anni ma il genitore non è più responsabile. Il problema è di capire se a 14 anni si è ancora in tempo per potere preparare un campione o non sia già troppo tardi. Per me è già tardi (come in altri sport, tipo la ginnastica).

WM: Cosa diresti a quei genitori che si preoccupano che i loro figli vogliono praticare uno sport con pistole e fucili?

EG: E’ solo un problema di educazione. A casa ho i miei bambini, un ragazzo e una ragazza, loro vivono con armi e munizioni a casa e non ci sono problemi. Però sin dai primi tempi loro hanno conosciuto tutti i principi inerenti la sicurezza. Se trovano un’arma in un posto dove non dovrebbe essere, sanno come maneggiarla in totale sicurezza per riporla in cassaforte. Quindi è sempre un problema di educazione.

WM: Diamo ora un consiglio tecnico, solo uno, a chi vorrebbe avvicinarsi a questo sport…

EG: Il migliore consiglio è di avere la possibilità di trovare un istruttore locale. Non c’è necessità di avere il più grande coach del mondo per iniziare ma qualcuno che ti può guidare negli aspetti basilari di questo sport. Il secondo consiglio, difficile da far comprendere anche ai vecchi tiratori, è di avere pazienza. Oggi siamo in un mondo che va veloce e tutti vogliono avere risultati subito. Nel tiro la pazienza è oro. 

Eric Grauffel (a sx) e Stefano Carpinella (a dx)

WM: E ora uno a coloro che vorrebbero migliorare il proprio livello…

EG: Dipende dalla testa della persona ma, sicuramente, l’allenamento. Lavoro, lavoro, lavoro….

WM: Ti faccio una seconda domanda fuori dal programma, mediamente quanto tempo ti alleni? Si, insomma, quanti giorni, quante ore, quante munizioni consumi…

EG: Io mio alleno sei o sette giorni alla settimana per 3 o 4 ore al giorno. In inverno, con poche gare, consumo 3-400 munizioni ad allenamento. Se siamo in periodo estivo in cui il programma di gare è più fitto, anche 1000-1500 a seduta d’allenamento…

WM: Eric, tirando molto penso che tu non utilizzi munizioni commerciali, non solo per questioni economiche ma anche di maggiore controllo sulle munizioni. E’ possibile dare qualche indicazione sulla ricarica ai nostri lettori?

EG: Il problema è che anche la ricarica costa. A cominciare dall’acquisto della pressa e molti altri i componenti. Il miglior consiglio è essere sicuro di fare cartucce per la gara, ad esempio usando bossoli nuovi, e non usare bossoli già utilizzati. Del resto è una questione anche di calcolo economico. Considerate tutte le spese annuali che ruotano intorno a uno sport fatto a livello agonistico, si tratta di alcune migliaia di euro all’anno per allenamenti, armi, attrezzature, iscrizioni alle gare, viaggi, etc., l’acquisto di bossoli nuovi incide in minima parte sui costi ma si tratta di un componente fondamentale per non avere problemi (NDR: ad esempio di inceppamento) con l’arma. In allenamento possono anche essere considerati bossoli non nuovi ma non vale la pena risparmiare sui bossoli usando quelli vecchi per la gara.
Meglio risparmiare non partecipando a una gara all’anno e fare tutte le altre in modo giusto che fare una gara in più ma avere problemi.

WM: Posso chiederti di svelare un tuo segreto per i lettori di WeeklyMagazine che sono tiratori e che ricarico? Che polvere usi per la ricarica?

EG: La Vectan. Per il calibro 9mm uso la Ba 9.5.

WM: Andiamo verso la fine di questa intervista. Quali sono i tuoi progetti futuri a breve termine?

EG: Sono entrato alla CZ per essere un po’ un jolly nelle gare. Posso sparare nella categoria “open”, la “standard” come nella “production”. Però spero, in una decina d’anni, quando sarò “senior”, di dedicarmi in particolar modo alla categoria “open” che in questo momento giudico come la più interessante. 

WM: Più specificatamente, hai progetti che vorrai sviluppare in Italia?

EG: E’ la prima volta che vengo a Napoli. L’Italia è un bel posto. Con Adriano Santarcangelo abbiamo progetti come gare importanti ma anche anche eventi didattici come i corsi.

WM: Eric, grazie davvero per avere accettato di fare questa intervista e per il tempo che hai concesso ai lettori di WeeklyMagazine.
Penso di interpretare il pensiero di tutti gli appassionati italiani e di tutti i lettori di WeeklyMagazine se dico che vorremmo vederti più spesso nel nostro paese. 


Tags: , , , , , , , ,