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26 Ottobre 2020

Il politico conservatore – Dal Britannia al crollo del ponte Morandi


Il dibattimento sulle responsabilità delle manutenzioni necessarie, se straordinarie o no, causa di 43 vittime innocenti nel crollo del Ponte sul Polcevera a Genova, cosiddetto Morandi dal nome dell’ingegnere suo progettista, è aperto e quindi potremmo scoprire che le responsabilità finali sono dello Stato e non degli opportunisti concessionari Benetton.

Ma un video sul Britannia del noto giornalista e politico Paragone https://youtu.be/URimVFM5788 ci mostra che in fondo non è molto diverso: perchè non c’è vera democrazia se i giochi sulla testa degli italiani si fanno dentro una nave blindata da ogni punto di vista della Regina Elisabetta Windsor.

Si sa che UK vive di gestione quaternaria, cioè di potere e finanza, e che la visibilità inglese è al massimo possibile e che il sistema finanziario internazionale guarda a Wall Steet e alla City di Londra.
Il pollo grasso (l’Italia), fragile di istituzioni e di costume politico (siamo nel 1992, momento del crollo della cosiddetta Prima Repubblica, che era dotata di un tasso di democrazia probabilmente superiore alle successive) doveva essere spolpato. Questo decise il gotha della finanza europea e mondiale sul Britannia, e là c’erano Draghi e Ciampi, mentre Cossiga strillava acutamente (e giustamente) da fuori.

Le tardive franchigie belliche, conquistate col sacrificio della Corona (non la fuga…) e con la Resistenza (quella sana…), avevano ormai lasciato il passo allo strapotere della finanza USA-UK, conseguente alla clamorosa vittoria nella Guerra Fredda con esplosione del mondo comunista.

Pronti, via…
Lì nasce la strategia detta del “Britannia”. Spolpare lo Stato Italiano, togliergli infrastrutture che NON SONO semplici business ma vera e proprie architetture necessarie alla vita di un Popolo degno di questo nome (rete telefonica, rete autostradale, aeroporti, new entry nelle Ferrovie, giù Alitalia, ecc.)

Alla luce di questo, Stato o Benetton poco conta,. sempre Britannia è. E sempre contro lo Stato degli Italiani.

Sarà tardi, ma io non posso non dirlo. È un problema scientifico, e io da sempre sono un sociatra, che identifica le malattie delle società, in questo caso quella italiana, e, attraverso le appropriate discipline e specializzazioni, identifica la patologia e propone una cura.

OCCORRE RISANARE LA POLITICA ITALIANA – Questa non è democrazia.

Ma attenzione: non è populismo becero e disinformato. Non è difesa aprioristica di ciò che è antico o decaduto. Il popolo italiano può trovare da popolo italiano la sua dimensione orgogliosa nella globalizzazione imprescindibile. Ha molto da dire e ha molto da fare: è difficile ormai, ma forse non impossibile…
E non sarà facendo la voce grossa. Sarà utilizzando tutti i possibili asset del Paese per far pesare ciò che solo l’Italia può dare al mondo: il tempio della civiltà occidentale (e occidentalizzata), a nord come a sud. Una strategia spongimorfa, quella della spugna.
Con vera democrazia.
Se non sarà così, cari amici, non ci sarà più Italia, l’unità sarà cancellata nei fatti.
Non c’è altra via.

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