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28 Ottobre 2020

I covidioti


Articolo scritto a quattro mani con Patriota nero.

Qualcuno, anche nell’immediato, questo dubbio lo aveva sollevato: possibile che nel pieno dell’emergenza Covid, tutti i decessi siano avvenuti a causa del coronavirus? I numeri, infatti, sembravano troppo alti, e qualche conto non tornava. E così è bastato spulciare un po’ meglio le cartelle cliniche e i dati per capire che non tutto era come sembrava. E, ahinoi, continua a essere così. “Non importa di cosa si muore, se nella vita si è stati almeno una volta positivi al Covid, al momento del trapasso (per altre malattie, vecchiaia o incidenti stradali) si finirà nella casella delle vittime della pandemia”. Sembra incredibile, ma è vero. Ed è scritto nel bollettino della Protezione civile che spiega il singolare picco di morti del Veneto, registrato in questo ultimo mercoledì agostano. A raccontare tutto è Fabio Amendolara in un suo pezzo per La Verità. “Si trattava di pazienti contagiati dal virus nei mesi scorsi, nel frattempo negativizzatisi, ma che su indicazione del ministero della Sanità vanno registrati comunque come soggetti con infezione da Covid. Se nella prima fase dell’emergenza questa pratica poteva avere un senso, perché non si conosceva ancora la durata della malattia, questi criteri oggi rischiano di falsare tutte le statistiche. Per il ministero della Salute, quindi, tutti i positivi al virus (guariti compresi) deceduti per qualunque motivo vanno sommati al totale dei soggetti uccisi dalla pandemia. Un pasticcio statistico che spiega il picco del Veneto”.
Quanto sopra è ciò che scriveva l’altro ieri il nostro collega che si firma Patriota Nero.
Condivido in toto le sue parole, ma voglio aggiungere alcuni pensieri per meglio spiegare la situazione attuale.
Insomma, appare sempre più chiara la macchinazione che a tutti i livelli ha letteralmente spianato un paese sano, che ha 30 anni di attivo di bilancio alle spalle pur se strozzato dagli interessi, in una polpetta avvelenata che ora tutti gli investitori fuggiranno come e più del colera.
Hanno fatto credere che l’epidemia fosse terribile, mentre se le cure fossero state adeguate da subito si sarebbero salvate moltissime vite, ma ancor peggio ci vogliono far credere che la seconda ondata potrebbe essere peggio.
Come si giustificheranno quando sarà palese a tutti che la pandemia si è risolta e nessun letto in terapia intensiva sarà più occupato da casi di Covid19? Ci vorranno ancora far credere al babau?
Perché il business è grande e allettante per molti: ci si sono buttati i peggio scarafaggi che allignano nella melma del sottobosco politico. Ma la paura di essere scoperti con le mani nella marmellata è ancora più temibile, perché se per molti significherebbe la rovina, per qualcuno potrebbe addirittura rappresentare l’ingresso alla camera ardente.
Così quando Sgarbi lamenta il fatto (verissimo) che i contagiati non sono dei malati e non ci sono stati casi di bambini e ragazzi dai 4 ai 19 anni morti per Covid dall’inizio della pandemia, riceve sorrisetti insulsi e battute ironiche da illustri scienziati come Rosanna Cancellieri o Veronica Gentili. E la cosa desolante è accorgersi che l’italiano medio crede più a due giornaliste (non certo di destra) che in TV sputano sentenze mai suffragate da fatti (“lo dice anche tizio…”) e danno spazio a cialtroni di ogni specie piuttosto che a un critico serio, prestato alla politica ma del tutto indipendente nei suoi giudizi, il quale porta dati e testimonianze di virologi famosi, non di Paolo Brosio!
Ormai la classe dirigente cerca unguibus et rostris di difendere sé stessa, ma è sempre più in affanno e a breve le scuse e le menzogne non basteranno più. Il muro si sta sgretolando e pezzi grandi come un’Azzolina stanno per franare sugli invitati alla mensa del PD.
Quando il gioco sarà del tutto scoperto e se ne convinceranno pure i covidioti che mettono l’inutilissima mascherina anche per fare la doccia, allora saranno dolori e chissà che qualcuno venga anche a chiedere scusa.
Tranquilli: verrà il giorno dei limoni neri.

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