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27 Ottobre 2020

Salviamo la mitragliera dello “Sciré”. Salviamo la nostra storia dall’oblio


Libero Quotidiano lo scorso 14 agosto ha pubblicato un appello a firma di Andrea Cionci, riguardo al recupero conservativo di un cimelio storico di grande valore: la mitragliera antiaerea Breda Modello 31 da 13,2 mm del leggendario sommergibile Scirè, la prima nave italiana a ricevere la Medaglia d’Oro al Valor Militare per la famosa “Impresa di Alessandria”. Ci sembra doveroso far conoscere al pubblico il problema legato alla conservazione di uno storico cimelio, l’unico residuato oggi visibile del leggendario sommergibile Scirè, decorato di medaglia d’oro al valor militare dopo l’impresa di Alessandria del 1941, e affondato a tradimento l’anno successivo al largo di Haifa da navi inglesi che si accanirono sul relitto uccidendo ogni sopravvissuto.

La nostra speranza e che finalmente un finanziatore si accolli l’onere (e l’onore!) di salvare un prezioso reperto dai danni del tempo, restituendogli dignità museale. (Vittorio M. Bobba)

Scrive Cionci: “Sono passati più di dieci anni dalle prime segnalazioni, ma niente da fare: come ci segnala l’ex dipendente Oto Melara Giulio Cozzani, una delle reliquie del più glorioso passato militare italiano continua a restare lì, all’aperto, divorata dalla ruggine, fra le erbacce di un inaccessibile bastione della Fortezza Santa Barbara a Pistoia. Fra poco ne rimarrà solo un mucchietto di scaglie rossastre se non si interviene con un restauro e una musealizzazione, come già sollecitato più volte anche dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia.
…L’arma fu smontata dal relitto nel 1984, dopo una pietosa spedizione del Comsubin che recuperò, a 35 m di profondità, oltre ai resti di 42 marinai, anche alcune parti dello scafo che oggi sono conservate, rigorosamente al chiuso e perfettamente restaurate, all’interno del Sacrario delle Bandiere a Roma, presso il Vittoriano. Questo per dare un’idea dell’importanza del cimelio”.
La mitragliera fu portata a Pistoia perché, come scrive il sito www.reportpistoia.com, che ha denunciato più volte, lodevolmente, l’emergenza. “La regione dello Scirè, zona montuosa e semidesertica vicino al confine con l’Eritrea, fu teatro di un’aspra battaglia tra l’esercito italiano di Badoglio e le truppe abissine di Haile Selassie nel marzo 1936, durante la campagna d’Etiopia, e vide tra i suoi protagonisti il generale pistoiese Ezio Babbini, al comando del IV Corpo d’Armata. Nella vittoria italiana si distinsero inoltre gli uomini dell’83° reggimento fanteria con sede a Pistoia, e tra i caduti vi fu anche il caporale maggiore pistoiese Giovanni Marini, Medaglia d’Oro alla memoria, al quale è stata dedicata una lapide all’interno della Caserma di Pistoia”.
Eppure la città toscana, negli ultimi decenni, non sembra aver troppo tenuto a questo cimelio, viste le condizioni in cui versa.

Difficile immaginare in un altro paese europeo una simile incuria per un oggetto di tale valore storico, come se i tedeschi lasciassero arrugginire all’aperto la mitragliatrice del Fokker di Manfred von Richtofen, il Barone rosso. Viceversa, basti notare la cura e il rispetto con cui i Britannici mantengono le armi del Museo dell’Operazione Dynamo di Dunkerque, che, tra l’altro, custodisce la memoria di una ritirata, nemmeno di una vittoria!
Lo Scirè è qualcosa di più di una reliquia militare o della testimonianza del valore di un singolo soldato; è il simbolo di un’Italia che non molla la quale, con scarsi mezzi, genio inventivo, pervicacia e coraggio oltre le possibilità umane riesce ad ottenere risultati strabilianti.
Questo sommergibile era stato adattato per trasportare i famosi “Maiali”, i Siluri a lenta corsa che, come noto, venivano guidati da due operatori muniti di respiratori subacquei fin sotto le navi nemiche per applicare sulla loro chiglia una carica esplosiva.
Vennero impiegati dalla Xª Flottiglia MAS della Regia Marina italiana durante la Seconda guerra mondiale per azioni di sabotaggio contro navi nemiche, spesso ancorate in porti militarmente difesi.
Fin dal 1940, lo Scirè fu impegnato contro le cacciatorpediniere inglesi ormeggiate nella base di Gibilterra, ma dovette far fronte a una serie di imprevisti e malfunzionamenti che fecero fallire varie missioni. Nel corso di una di queste operazioni, il Tenente di Vascello Gino Birindelli fu fatto prigioniero dagli inglesi e trascorse tre anni in prigionia prima di essere rilasciato e poi decorato con Medaglia d’Oro.
Tuttavia, il sistema d’arma poteva funzionare: era solo questione di applicare migliorie tecniche, continuare l’addestramento e insistere, insistere, insistere.
Nel settembre ’41 arrivano i primi successi con un incrociatore e una nave cisterna britannici affondati/danneggiati gravemente, ma la missione più famosa fu condotta in dicembre sotto il comando del capitano di corvetta Junio Valerio Borghese contro la base di Alessandria d’Egitto, quando i Maiali riuscirono a penetrare nel porto, sorpassando mine e recinzioni subacquee e a far saltare in aria due corazzate, la Valiant e la Queen Elizabeth e altre due navi inglesi.
I nemici se la legarono al dito e quando nel ’42 lo Scirè, sotto il comando del Capitano di Corvetta Bruno Zelik si diresse verso il porto di Haifa, un’altra base britannica oggi nel territorio di Israele, gli tesero un’imboscata intercettando le comunicazioni condotto con il codice tedesco “Enigma”, ignari che il sistema di crittazione era stato violato.
Danneggiandolo con le bombe di profondità, costrinsero lo Scirè a salire in superficie dove poi fu finito a cannonate. Infine, con un’ultima passata di bombe uccisero anche i pochi sopravvissuti rimasti vivi all’interno dello scafo. Fu una vera esecuzione, che non lasciò allo Scirè alcuna possibilità di fuga: colpito da bombe di profondità e dal fuoco delle batterie costiere, il sommergibile affondò nella baia di Haifa, trascinando con sè il comandante Zelik e l’intero equipaggio. Nessuno riuscì a salvarsi, e per molti anni il relitto del sommergibile, adagiato su un fondale a circa 35 metri di profondità, restò la tomba subacquea degli uomini dello Scirè.
Solo nel settembre del 1984, a seguito di un accordo congiunto tra i governi di Italia e Israele, fu consentita una missione agli uomini del Comsubin al comando del capitano di vascello Giuseppe Bercini, per il recupero delle salme dell’equipaggio – furono ritrovati 42 corpi – e di alcune parti del relitto, tra cui pezzi dello scafo, i cilindri che contenevano i SLC, il basamento dei cannoni e anche la “nostra” mitragliatrice. I cimeli recuperati hanno trovato destinazione negli Arsenali militari di La Spezia, Venezia e Augusta e al Sacrario delle bandiere del Vittoriano.
Per il legame storico che ha unito Pistoia e il sommergibile Scirè fin dalla sua costruzione, la mitragliera recuperata nell’operazione subacquea fu donata alla città di Pistoia tramite l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia nel 1987, e posta all’interno della Fortezza nel punto dove si trova ancora oggi. Un legame che si è rinnovato nel 2008 con l’entrata in servizio del “nuovo” sommergibile Scirè della Marina Militare Italiana, la cui bandiera di combattimento è stata donata dalle Sezioni Anmi di Pistoia e di Pescia in memoria dell’omonimo, vecchio sottomarino.
L’affondamento dello Scirè fu certamente un atto di guerra, ma anche un gesto moralmente infame, tuttavia non tale da scalfire una delle pagine più gloriose della storia marinara di tutto il mondo.
Se chiediamo a un ragazzo di oggi cosa ricorda dell’Impresa di Alessandria, con ogni probabilità ne riceveremo uno sguardo parallelo, ma si sa, ormai se non sono argomenti “socialmente corretti”, a scuola non si studiano.
Tuttavia, la storia conosce corsi e ricorsi, magari le future generazioni prenderanno a cuore questi cimeli e quindi ora varrebbe la pena intervenire prima che sia troppo tardi.
Sempre il sito reportpistoia.com spiega cosa era stato proposto e perché il progetto di alcuni anni fa si è bloccato. “Come Associazione Culturale Betasom ci attiviamo presso lo Stato Maggiore della Marina portando a conoscenza dell’idea di fare qualche cosa per la mitragliera dello Scirè. Viene caldeggiato di formare una squadra di più enti coinvolti finalizzati nell’impresa. Quindi aderiscono: la Presidenza Nazionale dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, il Gruppo A.N.M.I. di Pescia come referente di zona, la Marina Militare proprietaria del cimelio, Fincantieri con Oto Melara e il Comune di Pistoia che lo ha in comodato d’uso. Intorno al 2011 dopo varie comunicazioni tra i vari enti partecipanti, effettuiamo un sopralluogo presso la Fortezza Santa Barbara, con un rappresentante per ogni ente coinvolto nell’operazione, tranne la Marina Militare. Oto Melara, che è l’azienda contattata per dare un contributo materiale con una sistemata all’arma e fermarne il progressivo deterioramento, invia a questo incontro un loro perito per valutare l’impegno da profondere nell’impresa. La Marina Militare successivamente concede un mezzo di sollevamento e trasporto da Pistoia a La Spezia (sede di Oto Melara) e rientro a fine lavori. Il Comune di Pistoia, in quella riunione, si assume l’incarico di cercare per la mitragliera una sede consona, protetta e fruibile al pubblico. Purtroppo le promesse di Oto Melara, dopo vari rinvii nel mantenere quanto detto, ci hanno indotto a prendere atto che non c’era la volontà di andare avanti nel programma, fermando così la catena di interventi di tutti gli altri soggetti coinvolti.
Oggi il cimelio giace ancora in quel luogo senza esser riusciti a migliorarne la qualità di protezione, quasi dimenticato, in condizioni deplorevoli e coperto di ruggine: nessuna segnalazione della sua presenza, nessun cartello esplicativo, la targa ai piedi del basamento risulta illeggibile e in parte rovinata, lo stesso cimelio è reso inaccessibile dal momento che la scala che vi accede scendendo dal camminamento del bastione è chiusa e completamente invasa dai rovi e dalla vegetazione.
Il “cannoncino”, recuperato a fatica dai fondali marini, rappresenta un piccolo “pezzo di storia” – anche pistoiese – che apre uno squarcio sui grandi e drammatici eventi del nostro passato: un passato fatto anche di gravi macchie, colpe e contraddizioni, ma che, proprio per questo, non deve essere dimenticato. L’auspicio è che si possa trovare una soluzione per evitare che la mitragliera continui a marcire nell’indifferenza, destinata all’oblio e all’abbandono.
A distanza di questo tempo potrebbe esser ripreso in mano il progetto di recupero? Con la volontà tutto è possibile, a condizioni di trovare un finanziatore che si assuma l’onere di far fare un ciclo di mantenimento del materiale ferroso all’arma in officine di settore e specializzate, il Comune di Pistoia che dovrebbe permettere lo spostamento del cimelio e trovargli al rientro sistemazione più adatta”.
Insomma, facciamo qualcosa?

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Fonti:
liberoquotidiano.it
reportpistoia.com

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