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30 Ottobre 2020

Roma, il ponte fantasma dell’Acqua Acetosa


Quella che leggete qui sotto è probabilmente una non-notizia. Tuttavia permanendo un velo di incertezza ritengo opportuno segnalare la vicenda.
I fatti riguardano il presunto abbattimento di un ponte di epoca imperiale nella periferia di Roma, nell’area dell’antica necropoli di Castellaccio, tra la via di Decima e il centro commerciale Euroma2.
A quanto riportava alcune settimane or sono il notiziario on-line “Il caffè di Roma”, non bastava il crollo dei ponti per incuria e consunzione naturale, ma ora ci si mettono pure i gruppi di malavitosi camuffati da burocrati e da imprenditori a far sparire manufatti architettonici, per di più storici.
Va anche detto che la notizia è stata riportata da altri siti, come quello di RomaToday o quello del Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus
Secondo “Il Caffè di Roma” è stato abbattuto nientemeno che un ponte risalente al II secolo d.C. costruito dall’imperatore Marco Aurelio nell’anno 177, su cui scorreva l’antica via Laurentina e che scavalcava il fosso dell’Acqua Acetosa, affluente del Tevere.
L’abbattimento sarebbe avvenuto nonostante il ponte fosse tutelato da un vincolo puntuale istituito dalla Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma (DDR 12 gennaio 2016). Era situato nel cuore del quartiere Eur-Torrino, località Decimo-Castellaccio, a ridosso del complesso immobiliare Europarco, a circa 1500 metri di distanza da Tor di Valle (l’area su cui dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma) e dal Tevere, all’interno di un parco pubblico su cui pendono diversi vincoli, ma soprattutto un “altissimo rischio idrogeologico”, così si legge tra le carte, visto che la zona costituisce una“valle alluvionale naturale”. Nei decenni passati il ponte era stato rinforzato tanto da venir attraversato, fino a qualche mese fa, da pedoni, bici, automobili e mezzi pesanti, ma il basamento murario era ancora quello originario.
A quanto pare (e qui inizia il mistero) la demolizione del ponte è stata effettivamente richiesta il 1° dicembre 2017 dalla società BNP Paribas (proprietaria della banca BNL) e autorizzata dalla Regione Lazio il 3 ottobre 2018, coi tre pareri positivi del Campidoglio (Sovrintendenza Capitolina – Servizio Territorio, Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Dipartimento Tutela Ambientale), e il “sì” della Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma oltre al via libera di altri Enti pubblici ‘minori’, ma con la totale estromissione del IX Municipio a guida M5S. Al posto del ponte, dopo l’abbattimento, sarebbe dovuta sorgere una pista ciclabile, ma di essa non c’è alcuna traccia.
Questa oscura vicenda può essere riassunta in questo modo: il Gruppo bancario BNP Paribas ha chiesto alla Regione di ottenere il collaudo e l’agibilità dei piani seminterrati di alcuni uffici costruiti dal Gruppo edile Parnasi nell’ambito del comprensorio Europarco in zona Eur-Castellaccio (utilizzati dall’Eni) su terreni di sua proprietà, con la previsione inoltre di avviare la costruzione di altre palazzine. Collaudo e agibilità erano bloccati dal grave rischio di allagamento che incombe sull’intera area sottoposta al regime di ‘rischio idraulico 4′ (il livello massimo previsto dalla legge che va da 0 a 4), poiché considerata di ‘rigurgito del Tevere’. Il declassamento idrogeologico costituisce una procedura amministrativa che richiede molto tempo, lungaggini burocratiche e spese. Gli Enti prima avrebbero autorizzato la costruzione di tali edifici senza imporre il declassamento idrogeologico dell’area e poi avrebbero anche concesso all’istituto bancario lo “snellimento delle procedure di mitigazione del rischio idrogeologico” permettendo di eseguire un più veloce e semplice innalzamento di uno degli argini del fosso, anziché opere ingegneristiche molto più complesse: un intervento possibile solo con l’abbattimento del ponte.
il “Caffè” prosegue poi (citiamo testualmente):
“…In particolare non si comprende il comportamento di Francesco Prosperetti, allora Soprintendete Archeologico di Roma, che nel suo parere del 10/10/2017 imponeva “sondaggi archeologici” in tutta l’area mentre la settimana successiva esprime “parere positivo al progetto” senza che dei sondaggi che lui stesso aveva richiesto si veda nemmeno l’ombra. Nel parere non c’è alcuna esplicita autorizzazione all’abbattimento del ponte, che non viene proprio citato. Viene invece specificato che “per l’area in questione è stata presentata proposta di variante (…) già accolta parzialmente con delibera del Consiglio Regionale”. Tradotto: alla sicurezza idrogeologica dell’area penserà Parnasi nel momento il cui costruirà il nuovo stadio della Roma, ma del ponte ancora nessuna traccia. A novembre 2019 Prosperetti è stato rinviato a giudizio nel processo penale sull’affaire stadio insieme al costruttore Luca Parnasi, al presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito, e ad altri 10 tra politici e tecnici.”
Tutto chiaro fin qui? Per niente. Ma continuiamo a leggere:
“Nel documento del 10/10/2017, che cita il vincolo sull’antico ponte, c’è anche la firma della Dott.ssa Anna Buccellato, responsabile del procedimento per la Soprintendenza, che in precedenza aveva anche scritto un interessante articolo su una prestigiosa rivista di archeologia, che parlava proprio di quel ponte. Ma la settimana dopo nel documento che “esprime parere favorevole” al progetto, la sua firma sparisce, come anche sparisce qualsiasi riferimento al ponte. È possibile pensare che del parere del soprintendente non ne sapesse nulla? Ed inoltre ci chiediamo: che fine hanno fatto i pezzi dell’antico ponte imperiale che è stato demolito? È magari stato ‘trasportato’ in qualche collezione privata? Stessa sorte avrà anche il bellissimo ponte sul fosso di Vallerano?”
Fin qui la notizia, da cui si potrebbe evincere come alcuni gruppi di potere continuano ad operare a Roma nel più totale disprezzo della sua bellezza e della sua storia, gli Enti pubblici troppo spesso chiudono un occhio davanti alle lobby e infine i romani vengono tenuti all’oscuro di tutto e se lo prendono come al solito … laggiù.
Ma la storia del ponte sparito non è passata sotto silenzio: la settimana successiva è stato proprio il sito “RomaToday” a fare luce (almeno così pare…) sulla vicenda.
Infatti per guadare il fosso dell’Acqua Acetosa, nei pressi del ponte imperiale era stata costruita in passatoi anche un’infrastruttura moderna, utilizzata essenzialmente da pedoni e ciclisti. Quest’ultimo ponte è stata recentemente demolito. E la sua rimozione ha contribuito a riaccendere i riflettori sulla “scomparsa” anche di quello d’età romana.
Ma a quanto ha fatto sapere la Soprintendenza Speciale di Roma. “Il ponte è scomparso ma solo dalla vista perchè è stato ricoperto al termine della campagna di scavo per la realizzazione del programma urbanistico Europarco” L’intervento, tecnicamente un “reinterro conservativo” è stato motivato dall’intenzione di proteggere il reperto. La zona è infatti caratterizzata da “un’acqua di falda che si è notevolmente rialzata nei secoli” ha precisato l’archeologo Rocco Bochicchio, che per la Soprintendenza si occupa del Municipio IX. “Le mutate condizioni idrogeologiche rischiavano pertanto di produrre serie conseguenze sul manufatto romano. In quelle condizioni, la conservazione dell’infrastruttura d’età imperiale, non era più garantita. Lasciare il ponte scoperto avrebbe comportato il suo degrado e la sua distruzione in poco tempo. Il ponte romano, peraltro vincolato, è sempre al suo posto. A differenza del passato, adesso si trova solo qualche metro sotto terra.”
A questo punto, non essendoci state marce indietro da parte del “Caffè di Roma”, che a quanto pare non ha abiurato alla sua tesi, non resterebbe che recarsi sul posto e controllare.
Qualche romano volenteroso ci vorrà scrivere per mettere un punto fermo alla vicenda?

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Fonti:
romatoday.it
ilcaffediroma.it

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