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23 Ottobre 2020

Recovery fund: come ci hanno fregati


Dopo giorni di trattative estenuanti, di tira e molla tra i vari Stati e di dichiarazioni più confuse di un camaleonte in una scatola di smarties, finalmente si è chiuso il vertice UE che ha messo a punto il Recovery Fund, ossia il fondo di emergenza per i Paesi membri colpiti dalla crisi sanitaria che ad arte è stata preparata e costruita da lor signori.
Ho scritto ‘messo a punto’ perché l’approvazione definitiva la dovrà dare il voto di Strasburgo, anche se questo risulta scontato e ridondante, tanto da chiedersi perché esista un Parlamento se non fa altro che ratificare cose decise al di fuori di esso.
Stando a quello che la stampa di regime e quella indottrinata a dovere ci hanno raccontato, Conte sarebbe il salvatore della patria e il governo lancia grida di esultanza per un risultato definito epocale e storico. In realtà ciò è vero, almeno nel senso che storicamente non si era mai vista una simile presa per i fondelli del popolo italiano e un così grave tradimento del mandato elettorale.
In realtà, infatti, il Recovery Fund è una Troika travestita da agnello perchè l’UE con una mano dà e con l’altra prende, con tanto di interessi. Vediamo perché in sette punti, fonti ufficiali alla mano.

1) Da dove arrivano i soldi che l’UE mette a disposizione con il Recovery Fund? La quota maggiore la prenderà da ogni singolo Stato che dovrà versare nelle casse Europee fino al 2 per cento del Pil. Un’altra parte la prenderà dal mercato attraverso un indebitamento, che alla fine dovranno ripagare i singoli Stati (quindi i loro cittadini). L’Italia è un contributore netto, ha sempre versato più di quanto abbia preso. Dal 2012 al 2018 ha lasciato in Europa 36,3 miliardi, soldi che sarebbero potuti servire per la nostra sanità, la scuola, le nostre imprese e invece li abbiamo regalati agli altri Paesi Europei.

2) All’Italia quanto spetta? Anche qui c’è il trucco: ci fanno credere che arriverà zio Paperone con un sacco di miliardi, mentre invece avremo soltanto 26 miliardi circa, poco più di un punto del Pil, una cifra assolutamente modesta anche in considerazione del fatto che noi nel fondo, come detto, versiamo il doppio. Un affarone! Complimenti all’avvocato del popolo! Ma vediamo come funziona: in tutto avremo 208,8 miliardi di cui soltanto 81,4 miliardi sono a fondo perduto, gli altri 127,4 miliardi sono prestiti onerosi. Agli 81,4 miliardi bisogna togliere però 55 miliardi, la cifra che l’Italia dovrà versare nei prossimi anni obbligatoriamente al bilancio europeo. A conti fatti riceverebbe, dunque, 26 miliardi.
Paesi come la Polonia, l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca da anni, ricevono molto di più di quanto danno. In un solo anno, per avere un’idea, nel 2018 hanno ricevuto quasi la stessa cifra che noi avremo nell’arco di diversi anni, e cioè 25 miliardi e 370 milioni di euro. Tutti a fondo perduto, quelli che noi diamo in eccedenza vengono cioè regalati ai Paesi dell’Est, i nostri principali concorrenti. Dunque, 26 miliardi che riceveremo nell’arco di molti anni, 5 Paesi dell’Est li hanno ricevuti in un solo anno.
In realtà questi 26 miliardi si riducono ulteriormente, in quanto bisogna defalcare gli interessi sul prestito degli altri 127,4 miliardi. Quindi, a conti fatti, abbiamo scodinzolato al tavolo dei potenti per avere le briciole cadute a terra.

3) In che modo riceviamo questi soldi? Dovremo sudare e penare per averli. Il meccanismo è molto complesso perché tutto sarebbe gestito dalla Commissione Europea attraverso il bilancio europeo e una buona parte sarebbero elargiti attraverso i consueti programmi europei. L’Italia, da sempre, ha scarsa capacità di accesso ai fondi europei, è carente di strutture pubbliche capillari capaci di aiutare a districarsi nei complicati documenti di accesso. Un’altra parte li prenderanno gli Stati direttamente previa presentazione di un dettagliato programma di investimenti e di riforme. I restanti starà alle Regioni presentare progetti adeguati. Se ci basiamo sul recente passato, alcune regioni come la Sicilia e la Sardegna non hanno preso nemmeno un ghello dagli ultimi piani perché le loro imprese non sono state capaci di presentare nemmeno un progetto credibile. C’est à dire che gli amministratori regionali se ne sono altamente sbattuti e non hanno spinto a sufficienza le aziende pubbliche e private a presentare piani di ricerca sufficientemente consistenti. Ciò è dovuto anche al fatto che i controlli sulla destinazione dei fondi europei è molto capillare e non permette (quasi mai) al corrotto di turno di intascarne una parte.

4) Ma come potremo spenderli? Certamente non come vogliamo: il creditore (l’UE) che presta i soldi, gli stessi che noi abbiamo versato nelle casse dell’Unione, impone anche come e quando spenderli. Al punto A19 delle conclusioni del Vertice si precisa che “Gli investimenti devono essere coerenti con le priorità europee (ambiente e digitale) e con le raccomandazioni che la Commissione invia ai Paesi”. Per l’Italia due vincoli stringenti: migliorare il sistema giudiziario e la pubblica amministrazione. E poi rapida diffusione delle reti 5G, intelligenza artificiale, cybersicurezza, economia basata sui dati. In una sola parola applicare il controllo digitale dei cittadini.
Non sono contemplate le nostre piccole e medie imprese, la nostra ossatura economica fatta da piccole realtà. L’Europa ci impone, a fronte di soli 26 miliardi, di continuare a smantellare la nostra identità economica, già distrutta da anni di austerità e di continuare con quelle riforme che hanno portato tagli alla spesa pubblica, allo smantellamento del welfare, alla distruzione dell’economia.
E siccome non si parla di scuola, ha voglia la Azzolina a spingere per l’acquisto di banchi singoli a rotelle: al di là del fatto che nessuno glieli finanzia, l’ABC dell’antisismica ci insegna che in caso di terremoto i bambini nelle scuole devono rifugiarsi sotto i banchi. Come ha fatto notare in aula un oscuro senatore leghista, tale Matteo Salvini, come cappero fanno a rifugiarsi sotto un monobanco a rotelle???
Da notare poi che la digitalizzazione, considerata una priorità per tutto il continente, da noi ha fallito in pieno: il programma Industria 4.0 ha coinvolto in pratica solo la grande e media industria, mentre le moltissime piccole e microimprese non ne hanno tratto alcun beneficio. Forse Boccia e compari non se ne sono accorti, ma quando in un’azienda di dieci persone hai due PC in rete cos’altro vuoi informatizzare?

5) Chi controlla l’erogazione dei fondi? Dopo aver presentato il programma di riforme e di investimenti per il 2021-2023 in tempi strettissimi, entro metà ottobre, la Commissione dovrà approvarlo e controllerà ogni singola fase di attuazione. A Bruxelles hanno fior di galoppini e burocrati misti che riusciranno senz’altro a stare in questi tempi, cosa che dalle nostre parti risulterebbe impossibile, richiedendo tempi geologici. La stessa Commissione chiederà poi conferma ad un comitato formato dai vertici del Tesoro dei 27 governi che, se insoddisfatti delle misure o dei programmi, possono bloccare i versamenti del Recovery Fund con il semplice voto contrario di 13 Paesi su 27.
Notate questo piccolo particolare dissonante: è estremamente curioso che la minoranza vica sulla maggioranza. Significa che una minoranza qualificata ha il potere di bloccare manovre di palazzo. E allora – ci chiediamo – perché non applicarlo anche qui da noi?
Ci sarà quindi, ad ogni buon conto, un controllo diretto degli altri governi sull’esecuzione di ogni passaggio. Un sistema così articolato offre alla Germania un potere enorme, viste le dimensioni e il peso politico del Paese. Per Berlino organizzare una minoranza di blocco sarebbe molto semplice, alla faccia del postulato già a suo tempo propugnato da Adenauer “Ein Kopf, eine Stimme”.

6) Quando arriveranno i piccioli? Nella migliore delle ipotesi, una prima rata non prima della fine 2021, se non addirittura nel 2022, quando cioè le nostre PMI, i nostri artigiani, i nostri piccoli agricoltori, i nostri commercianti saranno già collassati. Il resto con comodo, verso il 2024. I sardi direbbero “a babbu mortu”. Ovviamente questo vale per il fondo perduto, che necessita di progetti, approvazioni su più livelli e piani di attuazione verificati almeno nella prima fase. I prestiti invece arriveranno prima, perché l’avvoltoio a 12 stelle ha fretta di pappare le carogne, pardon: gli interessi.

7) Infine: chi realmente trae vantaggio e guadagno da questa farsa? Ovviamente i Paesi frugali: Olanda, Austria, Danimarca e Svezia hanno ottenuto non soltanto concessioni in tema di governance ma anche un aumento dei rebates, cioè dei veri e propri sconti di cui usufruire per versare meno soldi al bilancio europeo. (Art. 152). In dettaglio, vediamo allora quello che ogni anno e per 7 anni questo sarà il loro enorme risparmio:
Danimarca: 377 milioni
Germania: 3.671 milioni
Olanda: 1.921 milioni
Austria: 565 milioni
Svezia: 1069 milioni.
Moltiplicati per 7 anni di bilancio sono una quantità enorme di miliardi di euro che i Paesi frugali risparmieranno. Hanno accettato l’accordo in cambio di dare meno soldi all’UE! Mica schemi eh? E infatti gli scemi si trovano a sud delle Alpi! Loro diventeranno sempre più ricchi e noi sempre più poveri poiché questa riduzione di contribuzioni sarà finanziata da tutti gli Stati membri secondo il loro Pil (Art. 153). In due parole, paghiamo noi per loro.

Ricapitolando, dei 208,8 miliardi, appena 26 miliardi saranno a fondo perduto mentre 127 miliardi sono prestiti. I nostri figli e le generazioni future si troveranno una montagna di debiti da ripagare fino al 2058, nella migliore delle ipotesi. E, infine, questi prestiti non possono essere investiti come si vuole poiché il creditore (l’UE) ci obbliga a spenderli entro rigidi parametri e a condizione di mettere l’acceleratore su quelle stesse riforme che si sono dimostrate fallimentari. Controllerà poi passo passo come li spenderemo e potrà sospendere in qualunque momento l’erogazione del prestito. Meglio sarebbe stato effettuare un’emissione di titoli di stato di pari importo: il tasso è addirittura negativo (circa -0,5%), quindi lo Stato dovrebbe restituire meno di quanto incassa. Ma no, è un conto troppo semplice per le teste fine di via Nazionale. La madre dei cretini è sempre incinta, mai che un aborto terapeutico ci salvi dai somari!
In conclusione, il Recovery Fund in buona sostanza si può spiegare così: l’Italia mette i soldi nelle casse europee, gli stessi che poi ci ritornano sotto forma di prestito oneroso, ma solo se facciamo le riforme: tagli alla spesa, aumenti delle tasse… Altrimenti ciccia!
Una domanda sorge spontanea. Avvocato Conte delle mie gonadi, perché non tenerci i nostri soldi decidendo di spenderli come vogliamo, invece di fare questo giro sulle montagne russe sicuri poi di cadere e schiantarci?

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