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26 Ottobre 2020

Ivan Cuvato. Cromatica sinderesi in un sogno americano


L’arte come libera espressione, senza mezze misure, aldilà di ogni convenienza e di ogni compromesso. Il nostro pittore, con il gusto estetizzante della teatralità dei gesti e delle pose istrionesche, reinventa gli atteggiamenti galvanizzanti e imprevedibili di un dannunzianesimo di nicchia. Informale nell’arte, informale nella vita: questa è la sua essenza.

(NDR: foto dell’Autore insieme al gallerista Pierpaolo Merighi, al centro, e ad Ivan Cuvato, a dx)

Credo di avere titolo a parlare di Ivan Cuvato, vista la viva conoscenza personale ed alcune esperienze che negli anni ci hanno accomunati. Occorre incontrarlo e frequentarlo sulla scena, ove come un prim’attore, si muove, nella quotidianità del paesaggio marino di Albisola. Uomo che ha compiuto una scelta di vita artistica senza mezze misure, essendo sé stesso e quanto rappresenta nelle sue opere, aldilà di ogni convenienza e di ogni compromesso. Informale nell’arte, informale nella vita.

Alla sua figura è liberamente ispirato un volume, uscito nel 2013. di cui sono autore. Per il titolo di un altro, in pubblicazione entro l’anno, mi sono rifatto a parte di una sua frase. Ecco il motivo per cui, dismesse le vesti impegnative che talora assumo in diversi ambiti e occasioni, posso cimentarmi ora con maggiore libertàinterpretativa a presentarne un ritratto.

Nella prospettiva, che intendo assumere, la quale sarà rigorosamente diversa, complementare e non sostitutiva di ogni altra che possa scaturire da critici patentati, sarebbe oltremodo pretestuoso, irriguardoso e pedante un approccio non volto a destare nel lettore il gusto della curiosità e il desiderio di approfondire la diretta conoscenza. 

Nel difficile e delicato compromesso tra l’auspicabile e il realizzabile, propendo quindi per fornire a supporto alcune immagini ed alcuni links, attraverso i quali sarà un gioco da ragazzi pervenire alla “materia viva”, per documentarsi su Internet e tornare poi a qui leggere: è il mio vivo consiglio. 

Premetto che a seguire si trovano riflessioni piuttosto articolate e composite, che richiedono pertanto attenzione. Spero voi tutti l’abbiate. 

Ivan Cuvato

Storie del Tempo e dello Spazio.

Un sottile e amabile intrigo permette le più brillanti, acute e divertenti introspezioni: guardare negli occhi gli artisti che si incontrano, ascoltarli, osservare il loro lavoro, scriverne indagandolo e lasciando sempre che siano loro a parlarne per primi. Con lui non ci siamo mai persi di vista in questi anni sicché qualche volta ho avuto occasione di farlo….

Anche nella nostra realtà di provincia esiste una generazione che ha pagato un prezzo per una giovinezza rimasta tale, cristallizzata dalle sue maledizioni e dai feticci del suo tempo. Persone, appunto, di belle speranze, che hanno dovuto abdicare all’esistenza troppo presto.

Nel penoso novero non figura di certo Ivan Cuvato. Pittore e ceramista, nato a Gela (Caltanissetta) nel 1954, si è trasferito giovanissimo in Liguria. Vive a Savona e lavora ad Albisola. Ha esposto in mostre personali e collettive internazionali.

Personaggio d’arte senza parte, non si è mai cercato un autore per recitare nell’agone pittorico, uno dei tanti dove la nostra società opulenta sfoga le sue energie in un rinato mito gladiatorio. Quasi tutti i sedicenti artisti girano intorno al proprio ombelico e alla fine ci sprofondano, sguazzando in asfittiche visioni, inutili per la comprensione del mondo. Non lui.

La sua è una ribalta spontanea, quella della vita, nell’accezione più originale, sebbene possa essere anche incluso in quella categoria di artisti la cui attività si esprime soprattutto attraverso happening e performance.

Ivan Cuvato

Ivan Cuvato

E, quantunque, i due termini siano oggigiorno ritenuti pressoché equivalenti, nel significato di fondo di esibizione, la differenza normalmente consiste nel fatto che l’happening è un’azione in cui gioca un ruolo determinante l’improvvisazione e il caso, e spesso prevede anche il coinvolgimento del pubblico, mentre la performance è un’azione o un evento pianificato, il cui risultato non è casuale ma è particolarmente ciò che l’artista vuole ottenere. In senso più generale, oggi è prevalentemente usato il termine performance per indicare qualsiasi operazione artistica basata sull’esibizione di tipo teatrale. Questo riferendosi anche a Ivan Cuvato, nonostante, per determinate caratteristiche peculiari, sarebbe più appropriato parlare di suoi happenings.

Lo testimoniano, negli anni, i numerosi eventi, video e fotografie documentarie, reperibili in rete, ma non solo, in cui l’artista ha stupito un nutrito pubblico di appassionati. Svariati i temi, cari all’artista, entro i quali si sviluppa un percorso gestuale e simbolico, talora arricchito da allusive colonne sonore e commenti stupefacenti. Scatti fotografici dove nello sfavillare delle luci multicolori Ivan appare quasi trasfigurato, restituendoci un effetto che pare la materializzazione della pittura che persegue. Una corporeità animata dal colore ed in esso sospesa. Cuvato conosce la sua fotogenicità, seducente e misteriosa, che cattura spesso la curiosità dell’animo femminile, ma qui va oltre la sua normale sembianza, raggiunge il climax dei suoi quadri e delle sue ceramiche sgargianti. Supera sé stesso, in sé stesso, informale nell’arte, informale nella vita.

Volendo ad ogni costo trovare un movente al suo inconfondibile stile, esso è un suo mito americano che nasce dal tempo delle mele: la cultura alternativa degli anni ’60 (musica pop, pacifismo, proposta hippy,…), che non ha mai palesemente tradito, deliberatamente senza ossequi all’immaginario collettivo.

Con un prodromo, la sua presenza, oltre quarant’anni fa, al “3 days of peace and music” di Woodstock (dal 15 al 18 agosto 1969). Un festival destinato ad entrare nella storia come il più grande evento di musica rock.

Tra le molte manifestazioni contro la guerra quella di Woodstock è ascritta nella memoria comune come la più imponente. Vi parteciparono quasi un milione di giovani, accorsi ad ascoltare 32 musicisti e gruppi fra i più noti di allora, dall’alba fino al tramonto. Una tre giorni all’insegna della liberazione sessuale, dell’utopia esistenziale, di ogni tipo di droga e di esperienza lisergica. 

Oltre ad ingenuità ed eccessi che caratterizzarono un’epoca, ci furono però soprattuttomomenti di grande comunione e fratellanza: la celebrazione di una generazione e la sua musica, tanta, unica, meravigliosa.

Ivan ed altri tre inseparabili amici, tutti imberbi adolescenti dalla folta chioma, dopo un lungo e rocambolesco viaggio dalla Liguria al Regno Unito – fuga da casa, genitori ignari, mezzi di trasporto dal sapore clandestino, autostop e quant’altro… mangiando e dormendo qua e là – si trovarono catapultati sotto il palco.

L’orizzonte era completamente oscurato dalle teste, fronde al vento spinte all’infinito. La maggior parte degli spettatori erano “Hippies”, anche romanticamente ribattezzati “Figli dei Fiori”. Appartenevano ad un multiforme movimento ampiamente diffuso, nel nord America e in Europa, tra gli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta.

La cultura Hippy non è assolutamente un movimento semplice da codificare, racchiude ingerenze da ogni aspetto della vita, una vera a propria corrente di pensiero, che ha influenzato l’esistenza di ogni giovane occidentale dal 1966. 

Non ripongo, personalmente, molta fiducia in quel che è stato, ed in quel che resta, del movimento hippy e del’68, che accosto in una confusione magari impropria a livello di specifiche istanze, ma accettabile in un quadro di sintesi.

Fatta salva la buona fede dei singoli, se ne coglie in forma preponderante l’incoerenza a posteriori del portato. Un tralcio che non ha dato i buoni frutti inizialmente sperati. La distruzione dei valori della tradizione, dell’educazione e della religione ha scompaginato scuola e famiglia. L’eredità è un’ideologia libertina e permissiva sul piano dei diritti e dei doveri, dei costumi e dei linguaggi, ma intollerante e repressiva verso chi non si riconosce in quegli schemi libertari, nei suoi codici e modelli. 

Nel saggio “Rovesciare il ’68 – Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa”, Marcello Veneziani sostiene la suddetta opinione, a cui mi associo comunque, per cui, in medio stat virtus, è meglio non essere né troppo rivoluzionari né troppo conservatori. 

Identificare cosa sia rimasto oggi delle grida di quei ragazzi rivoluzionari è quindi forse impossibile. Solo forse un ricordo lontano, anche nelle menti dei protagonisti. Ormai settantenni, spesso imborghesiti ed alternativamente parte attiva, fattiva o neghittosa, riottosa dei gangli del potere di questa società in fase calante: sono talora divenuti la nuova classe dominante nel mondo della cultura e della politica, dei media e dell’istruzione, del sindacato e della magistratura, primeggiando nel regno del divertimento e della pubblicità.

Al contrario, Ivan ancora si sente libero, non uno dei pochi nostalgici racchiusi nei recinti dorati di comunità autogestite, non gli importa come decide di vestirsi. L’abito è solo una percezione, è un involucro; se lo spirito vola abbandona tutto, tutto se ne va con lui.Abbracciare i propri sentimenti è un percorso, è parte della vita.

È indifferente, non esiziale, se i capelli sono lasciati sciolti o trattenuti in una lunga treccia, l’umanità è vita e la vita, come un fiore, non si preoccupa dell’ordine, è ordine, sempre. Riuscire a vedere la bellezza inscritta in ogni cosa diventa un modo di essere.

Tra i pochi fortunati artisti che per caso, o volutamente, hanno incontrato Picasso, c’è Ivan. Gli capitò alcuni anni dopo Woodstock, durante un successivo viaggio senza meta con i soliti amici nella Francia del sud, nel paesino dove il grande maestro soggiornava nell’ultimo periodo della sua vita.

Se un opera non è aggressiva e accattivante non è un opera darte – così mi disse Picasso…e mi disse anche – … devi essere come un cieco, non dipingere quello che vedi ma dipingi quello che senti...e da allora ho chiuso gli occhi

(da un commento originale di Ivan Cuvato sul proprio profilo su Facebook)

Ahi, cieca umana mente, come i giudizi tuoi son vani e torti!” (Torquato Tasso)

Non credo che la personalità degli artisti sia tanto differente da quella degli altri esseri umani: semplicemente sono più sensibili, magari anche un po’ più irrazionali ed impulsivi.

Nessun grande artista vede le cose come realmente sono. Se lo facesse, cesserebbe di essere un artista.” (Oscar Wilde)

Quantunque occulto, Ivan perscruta torvo, senza riverenze, un abisso senza fondo, celato in sé. Si lascia cadere una pietra in un pozzo, con la fede che il vuoto non sia tale, ma un magico spazio, dove si tocca l’arte. Esibisce un carattere vulcanico, come l’Etna, alle pendici del quale si staglia l’isola di cui è nativo. 

Se per diversi mesi sta in quiescenza, limitandosi ad emettere indarno un innocuo pennacchio di fumo, ogni tanto va in eruzione: la realtà si confonde con la fantasia e gli stili si confondono nella suggestione magica fatta di contraddizioni di cui ama rendersi mallevadore. Le scurite lenti indossa a guisa di barriera sempiterna, fosca non tetra, barriera insormontabile.

Storie d’Arti.

Ivan Cuvato ora si professa “Maestro dell’informale” ma non sfugge al tenue sincretismo con riflussi di più giovanili suggestioni, dovute ad influenze della pop art.

L’informale ha sicuramente ben rappresentato un certo clima culturale esistenzialistico,tipico degli anni Cinquanta in Europa. La sua carica pessimistica fu, tuttavia, compresa solo da una ristretta élite e ben presto mostrò la sua inattualità nei confronti di una società in rapida trasformazione, sempre più dominata dai tratti positivi ed ottimistici del consumismo.

Si cominciò così a parlare di cultura, letteratura, arte, scienza moderna in rapporto alla tradizione e alle norme precedenti, con le quali spesso ci si veniva a trovare in conflitto.Partendo da quest’ambito di significati, si poté arrivare a gusti, comportamenti, modi di pensare moderni e, quindi, in pratica non antiquati e alla moda.

Nella sua forma sostantivata, il moderno indica proprio ciò che esprime il gusto dell’età moderna e diviene sinonimo di modernità. Con il termine si è voluta intendere, soprattutto tra Ottocento e Novecento, un’età caratterizzata da uno sviluppo sempre più impetuoso della scienza e della tecnica.

Conformi a questa teoria, ‘le magnifiche sorti e progressive’ dell’umanità, come le aveva definite il poeta Giacomo Leopardi, non sembravano avere limiti e la felicità dell’uomo era assicurata dalla fiducia in un progresso ed un tempo futuro, i cui prodigi residuano nelle odierne feste del modernariato.

Dipinte in queste rive
Son dell’umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.”

Da “La ginestra” di Giacomo Leopardi (versi 49-51)

Ed è proprio da questi presupposti, in particolare dall’incontro tra arte e cultura dei mass-media che nacque la pop art. Il successo della Pop Art corrisponde all’esperienza statunitense, dove s’identifica con l’espressione del Sogno americano e della società del benessere. Questa sequela ci conduce ad un altro aspetto dell’«American Dream» di Ivan Cuvato.

Informale ed iper-decorativo, negazione del banale figurativo, la sua pittura si estende acutamente tra due differenti polarità: realtà e la percezione soggettiva,attestando di appartenere alla sfera dei linguaggi la cui natura si posiziona, indipendentemente da percorsi obbligati, nell’area dello sconfinamento e del superamento di ogni ortodossia. 

Per forma mentis, mi incanto all’incedere dell’attività dei cantieri, il lento crescere della costruzione: materiali diversi che si combinano armonicamente in una solida struttura capace di catturare la mia immaginazione. Quanto mi attrae maggiormente di questo insieme di operazioni apparentemente separate è indubitabilmente l’equilibrio finale: l’elemento della sincronizzazione su un obiettivo, un valore da perseguire poi, se non addirittura la chiave interpretativa principale, nella mia dimensione professionale.  

Incredibilmente, ampliando la mia cultura estetica attraverso più mirate frequentazioni delle botteghe e dei circoli artistici della mia terra, ho intuito che un processo simile si riscontra nelle opere di Ivan, alla fine caratterizzate – nonostante il desiderio ostentato di esprimersi con linguaggio non convenzionale – da una policromia sostanzialmente naturale- autenticamente dotata quindi di una fluidità armoniosa – risultato di complesse ed imprevedibili – sebbene quasi scevre da miscellanee – strutture dinamiche emergenti da semplici basi monocromatiche.

Un’intuizione figurale di grande impatto visivo, in cui i dettagli perdono la definizione dei contorni. I corpi materiali evaporano, si trasfigurano, si smembrano, si districano, sono dislocati, nel tentativo di spezzare tanto la narratività del figurativo quanto l’esaltazione neoplatonica e vitalistica dello “spirito”.

Sono questi gli elementi del suo linguaggio, i nodi concettuali che Cuvato indaga lucidamente attraverso successive mentali sottrazioni, fino a che la dimensione cognitiva e quella estetica si sovrappongono perfettamente.

Un procedimento dunque distante da un’idea di alcuni pensatori greci, per i quali esiste una materia caotica primordiale ed il Demiurgo sarebbe la divinità preposta a plasmarla in una realtà ordinata, passando dal caos al cosmoscioè all’ordine.

Mi viene piuttosto di pensare che, a partire da una tale capacità creativa di traslazione formale e cromatica dei contenuti si possa stabilire idealmente nel campo delle scienze e della filosofia un nesso inatteso: la frattalità e l’emergentismo rispettivamente. Pressochédue facce della stessa medaglia.

Creati al computer, i frattali sono forme irregolari, a volte goffe a volte slanciate, spesso aggrovigliate e attorcigliate su sé stesse, i cui dettagli riproducono l’immagine completa all’interno di un sistema complesso – ci fanno venire in mente il Microcosmo e il Macrocosmo.

Grazie all’idea di Henri Poincarè (matematico, fisico teorico e filosofo naturale francese della secondà metà del XIX secolo), per la quale: ”Il caso non è che la misura dell’ignoranza dell’uomo”, il matematico recentemente scomparso Benoit Mandelbrotstudiò la geometria frattale, la quale, utilizzando la potenza di elaborazione dei calcolatori,descrive forme e fenomeni che sfuggono allo studio della geometria euclidea come pure fenomeni tipo turbolenze, epidemie, guerre, traffico e mercati.

Immagini geometriche, che quasi all’infinito si dividono e si ripetono, sottraendo oscurità al Caos in un modo che fa pensare al sistema di divinazione cinese I Ching ma anche all’arte. I colori del sole che abbaglia come fosse nebbia fitta, della primavera.

L’emergentismo è invece quella teoria filosofica de “la struttura causale della realtà”, per la quale esistono livelli crescenti di complessità, caratterizzati dalla presenza di nuovi poteri causali, irriducibili a quelli sottostanti.

Vito Mancuso, un teologo cattolico che apprezzo molto, riconduce la questione agli stadi via via più elevati dell’essere-energia – dalla materia-mater fino all’anima spirituale- che si ordinano attraverso una legge della vita definita “armoniosa”. Nella luce di un delicato rapporto con il potere ecclesiastico, i grandi temi della riflessione umana possono essere così declinati in modo attuale ed inedito.

Un’arte, quella di Cuvato, vivace e vibrante di immediatezza, con un’impronta stilistica originale, in cui però non c’è nulla di misterioso, non c’è bisogno di rivelazioni, bisogna solo fare discernimento dentro di sé, senza mai applicare gli schemi prefissati, fare spazio alla luce della coscienza: un concetto che prende il nome di sinderesi. Sinderesi della materia cromatica in questo caso. 

Che sinderesi non de’ sofferire vn Dipintore scandaloso, che sa d’hauer peruertitìtanti Innocenti con le sue immodeste Imagini….”  (da: “La pittura in giudicioouero Il bene delle oneste pitture, e’l male delle oscene”. Opera di Carlo Gregorio Rosignoli, 1696)

Una chiave interpretativa è la ciclicità di Empedocle, filosofo del V sec. a.C., quattro radici (acqua, aria, terra, fuoco) continuamente aggreagantesi o disaggregantesi per l’alternante prevalenza di una delle due forze che eternamente si oppongono in natura, ovvero Amore e Odio. Il giudizio delle singole coloriturepermette ricostruzioni, come un ponte tra gli stati dell’essere di chi osserva e dell’artista.

E questo mi fa sovvenire il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi, laddove il pastore guarda il cielo e si interroga: “A che tante facelle? Che fa l’aria infinita, e quel profondo infinito seren? Che vuol dir questa solitudine immensa? Ed io che sono? Così meco ragiono.

Ivan Cuvato appartiene alla generazione hippy e s’arroga, come i suoi contemporanei, un approccio libero alle problematiche pittoriche, una facilità di accesso, confronto e manipolazione cromatica, che gli deriva anche dalla Pop Art. 

I suoi assoluti sono quindi il colore che esplode vivacissimo, che vive isolato da ogni ulteriore determinazione, incarnazione suprema della vita; le forme della realtà informale, che alimentano la visione di un’umanità quotidiana, minima, essenziale; infine la fluidità, che è assenza di peso, leggerezza, trasparenza, onda ed oltretutto mancanza di dimensioni spaziali definite. 

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, nutriamo un disprezzo naturale, addirittura fisico, per tutto ciò che è astratto. Ne viene dunque l’impegno militante a sovvertire questa bieca pregiudiziale. È privato del contesto di un luogo, il suo messaggio culturale o politico è talvolta ridotto o dispersa.

Oltre l’orizzonte.

Tornando al suo non malcelato Sogno americano, il nostro pittore nel suo pindarico vagabondare, ha tracciato un percorso esistenziale simile ad una spirale: una coazione a ripetere volgendo le vele alle Indie Occidentali, forse non diversamente dagli ignari esploratori europei del XV secolo.

A partire dagli anni Novanta, la ricerca del Sogno americano può essere individuata nel boom delle cosiddette Dot-com. La gente negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, ha investito le sue energie nella nuova corsa all’oro di Internet, sempre guidata dalla stessa fede secondo cui chiunque, con abilità e duro lavoro, può avere successo in America. 

Non immune a nuovo capitolo del Sogno americano, per Ivan capire come utilizzare al meglio il social media e altre piattaforme virtuali è stato un enigma, alla sua età, ahimè mezza età, quando i canuti veterani della Pop Art, e relativa progenie, iniziano ad arenarsi davanti alle tecnologie digitali, immemori del glorioso tempo del loro peritarsi nell’asservire le sette muse a mezzi di comunicazione adesso tradizionali se non desueti.

Nel descrivere il rapporto originale e contrastato del nostro artista e gli strumenti in rete si possono fare molte considerazioni e, forse, anche parecchie critiche, ma qui la sua intuizione creativa ha prevalso ancora.

Anche se il Web permette di ingrandire le immagini, le sue sgargianti realizzazioni viste online non si possono però paragonare con realtà. Uno dei maggiori ostacoli per molti artisti in linea è che l’esperienza estetica si perde sullo spettatore. Una foto online non traduce le dimensioni, lo spessore della vernice e come gioca la luce del sole su una superficie. Ivan non ha tuttavia desistito; lo stesso ha copiosamente affidato l’immagine delle sue realizzazioni alla talvolta voluttuaria rete.

PIATTO 60X60 CERAMICA INGOBBIO E SMALTI —Ivan Cuvato

(Caricato da Ivan Cuvato sul proprio profilo su Facebook)

In tal senso, nonostante la non soltanto apparente estemporaneità, egli rientra di diritto fra quegli artisti definibili precursori in quanto intrinsecamente e strettamente più legati degli altri al proprio tempo. Come un radar culturale, infatti, ha, tra i primi nel settore, percepito le opportunità del marketing online cambiato rapidamente nel tempo, qui grazie alla lunga militanza nelle televendite, e le dinamiche dei social media, i quali oggi sono più importanti che mai. Molte persone attualmente aspirano a diventare influencer di successo, ma non sanno come riuscirci; altre invece non capiscono perché gli influencer abbiano assunto così tanta importanza in questi anni. Tenendo questo a mente, è possibile comprendere meglio perché Ivan Cuvato tale si sia dimostrato ipso facto, interagendo abitualmente con quello che è stato finora il più grande social network, Facebook. Prova ne è come, in quasi un decennio, abbia saputo cogliere l’obiettivo finale di radunare un pubblico mirato, che segua ogni suo post e lo tratti come una figura emblematica:

https://www.facebook.com/ivan.cuvato1

Ma non sono bastati i numeri, hanno contato pubblico e interazioni. Innanzi tutto, è stata significativa la nicchia di utenza a cui ci si è rivolto, ben rappresentata nel gentil sesso, oltre che tra gli estimatori d’arte. Una sua community, per la quale riesce a pubblicarecontenuti, senza dubbio originali ed inediti, che stimolano le reazioni (mi piace) e le interazioni (commenti). Specializzandosi e distinguendosi, insomma, Cuvato è stato premiato raggiungendo utenti veramente interessati al suo personaggio e alle sue realizzazioni, che interagiscono costantemente con i suoi post. Ecco cosa significa essere influencer: consistente è dunque il suo seguito di amici sul web, che si traduce nell’attirare moltissime altre persone per ogni post che pubblica o condivide su una o più altre piattaforme. Come su altri canali di informazione della rete, probabilmente anche suWeeklyMagazine, il volume delle visualizzazioni giornaliere degli articoli in cui compare Ivan troverà ampio riscontro.

Non penso che il suo precipuo intento sia il piacere di incontrare altre anime creative, che altrimenti potrebbe non avrebbe conosciuto e far discutere i critici e blogger.

Non gli cale neppure che l’intero concetto di “artista” si possa annacquare per effetto della sovraesposizione. Vede però come limite pericoloso dei social media la quantità di tempo da trascorrere in linea lontano dal suo studio: l’eburnea torre. dove ama vivere giornate di lavoro solitario, senza le quali comincia a stare male, depresso nei labirinti della psiche.

OGGI ,DALLE ORE 14 ALLE 18, SONO RIMASTO INTRAPPOLATO DENTRO UNA BOLLA DI SAPONE, FINCHE’ NON E’ ARRIVATA UNA VOCINA E NE SONO USCITO…… EPPURE ERA SOLO UNA BOLLA DI SAPONE . MA……………………

(commento originale di Ivan Cuvato sul proprio profilo su Facebook) 

Egli non crede che la rete sia d’elezione deputata alla vendita. Vi sono frotte di artisti che invece stanno lottando con il modo di utilizzare il potenziale dei nuovi media per il marketing, networking, vendendo le loro varie ed avariate, invariabilmente succedanee, mercanzie siffatto mercimonio è una schifezza per lui, che per ora non dispone neppure di una brochure cartacea ……

Tra i fattori che lo istigano, quello di consentire alle persone la possibilità di coltivare il piacere di visione di opere on-line, potenziale viatico, specie per le nuove generazioni, all’arricchimento formativo ed alla creazione di arte. 

Si ritaglia così, sfrondate alcune evidenti esagerazioni – apparenze di poco rilievo – cui viene condotto dall’entusiasmo e dall’istintività, un ruolo di divulgatore sui generis che interpreta con vigore, passione e generosità senza curarsi nemmeno troppo di trascinare le folle.

Opera di Ivan Cuvato

La ribalta dove Cuvato meglio ha saputo definirsi è YouTube. Si tratta di performancesdella durata massima di una decina di minuti, le quali diventano naturalmente un luogo di libera esibizione diverso dagli spazi convenzionali, solo illusoriamente pubblici, troppo spesso retaggio delle imprese e della proprietà. 

In questi video, oltre a scoprire il lavoro dell’artista, assaporandone il carattere genuino,con la possibilità di carpirne segreti e valutarlo, si può arrivare incuriositi od impressionati sino all’ultimo scorcio dell’evanescente copione. Prova conclamata della volontà di non mettere in atto bizzarre messinscene, sebbene tali potrebbero apparire. 

L’assenza di regia e l’immediatezza non si addicono infatti ad una macchinazione da parte di prestigiatori scenici più o meno accorti. Ecco alcuni links:

 www.youtube.com/watch?v=Lpg_3j1j85Y 
www.youtube.com/watch?v=urtrcApBUDA www.youtube.com/watch?v=s8B1aivzZf8 http://www.youtube.com/watch?v=C6ed6Tj0CTE&feature=colike http://www.youtube.com/watch?v=7Y1rMvfHh8E&feature=relmfu  

(fotogramma tratto da video su Youtube)

Ad una visionarietà delicata e lieve, quasi metafisica, a metà tra il sogno e la realtà, alla sorda ostilità di una coscienza dissociata, popolata da incubi e fantasmi, immune da moti di paura e prevenzione frappone la sua regola più ferrea: “Non prendersi troppo sul serio”. Lo dice beffardo come se fosse una sinecura. Vi avvertirà a non essere irretiti in una vita da nulla e vi sfiderà a vivere e non morire.

C’è ulteriormente il sito che anni fa gli dedicai:https://digilander.libero.it/ivan.cuvato/biografia.htm, che tratta in modo abbastanza organico la sua biografia e la sua opera artistica, non è molto aggiornato, ma – credetemi – non ha molta importanza perché cercare di rincorrere i misteri, le mosse, le idee e le mutazioni di Ivan risulta impossibile e, persino, inutile.

Ivan Cuvato

Infine, cercando in rete su altri siti specializzati o su Facebook, tra news, immagini e video, riuscirete a raccogliere un’impressione sommaria sulla sua personalità e le sue creazioni, indizi che concentrano un’essenza che, come già affermato, deve essere vista e conosciuta:

https://www.gigarte.com/vancuv/biografia
http://www.truciolisavonesi.it/341/Cuvato.pdf
https://www.gigarte.com/vancuv/gallerie
https://www.gigarte.com/vancuv/opere
https://www.gigarte.com/vancuv/gallerie/1702/il-colore-sono-io.html
https://www.gigarte.com/vancuv/contatti
Ivan Cuvato all’opera

(fotogramma tratto da video su Youtube)

Epilogo.

E’ noto che Gabriele D’Annunzio adorava adottare ogni artifizio per salire alla ribalta: azioni autopropagandistiche, discorsi pubblici, scandali mondani e imprese ardite e singolari. Dalla caduta a cavallo quindicenne, agli scandali mondani con Elvira Leoni, la denuncia per adulterio, la relazione con Eleonora Duse, il calendario nudo, le appassionate arringhe interventiste, il volo su Vienna, la beffa di Buccari, il volo dell’arcangelo, per non nominare tutte le leggende predisposte con tale maestria da far tuttora nel bene o nel male parlare di lui.

Il nostro pittore, con il gusto estetizzante della teatralità dei gesti e delle pose istrionesche, reinventa gli atteggiamenti galvanizzanti e imprevedibili di un dannunzianesimo di nicchia. Ragione per cui taluni, che pur avendo la medesima aspirazione e non riuscendovi altrettanto bene, ne sono alquanto infastiditi, anche sotto la maschera dell’ipercriticitàgratuita.

Spogliato di archetipi ontologicamente limitati e limitanti, l’ostentato “apparire” di Cuvato sui social media non avviene a scapito della ricchezza espressiva ma soprattutto della verità, essendo mero esercizio di eccentricità artistica. 

Il macchiavellismo non è però nelle corde di un animo candido come Ivan. Sebbene si compiaccia della sua bravura nel saper stimolare conversazioni e commenti vivaci sui social media, non si preoccupa molto per come si sta presentando ed è tutto sommato poco aperto al dibattito. 

Un gioco dai connotati burleschi e salaci: se davvero tenesse molto alla propria carrieradovrebbe spendere più tempo perfezionando la sua immagine professionale. Nella vulgata internettiana si usa questa chiosa: Web reputation. Egli deve essere pittura e non riesce adessere una persona felice quando non sta creando e facendo arte.

Aldilà delle maschere che solitamente ci piace o conviene indossare, a scanso di ossimori autentici e di sillogismi imperfetti, per scrivere di Cuvato, occorre scrivere come si dipingerebbe. Bisogna essere prodighi di aggettivi, di espressioni gergali e di arditi calembour. 

Paragonabili al libraio, d’origine genovese, che s’avventurò in un lungo viaggio, inseguendo un antico manoscritto perduto dalle profonde verità, attraverso ogni landa desolata dove non splendeva mai il sole, finché la luce gli apparve dove non splendeva il sole, all’approdare nuovamente nella città natale, Genova. Così racconta un romanzo: “Il periplo di Baldassarre” di Amin Maalouf.

Capaci insomma dei paradossi verbali che richiede la descrizione di un’isola utopica, quale egli è, dovendo riuscire a superare le pagine della sua fiaba, ad entrare tra le righe del suo mondo, per trasmetterlo a chi voglia trarre alimento dalla sua arte e dalla sua vita.

L’arte come libera espressione senza mezze misure, opere aldilà di ogni convenienza e di ogni compromesso. Informale nell’arte, informale nella vita:questa è la sua essenza.

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