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25 Ottobre 2020

Un milione di bambini scomparsi in Europa


A volte scompaiono perché sottratti da un genitore, altre perché in fuga dal luogo in cui vivono. In alcuni casi scompaiono perché intercettati e rapiti in un momento di solitudine.
Come Andreea Simon, bambina rumena di nove anni scomparsa mentre stava andando a fare la spesa e ritrovata sei anni dopo costretta all’accattonaggio con altre coetanee alla stazione Termini di Roma.
Scompaiono perché minori, stranieri e non accompagnati, senza genitori, documenti e protezione, e suscettibili di diventare vittime di tratta o sfruttamento.
Sono 1 milione i bambini che scompaiono ogni anno in Europa, di cui solo una piccola percentuale viene ritrovata. In Italia scompare in media un bambino ogni sette giorni, e solo il 18 per cento di questi torna a casa.
L’allarme è stato lanciato da Telefono Azzurro che da dieci anni supporta il sistema di segnalazione e ritrovamento dei bambini scomparsi a livello europeo.
Dal 25 maggio 2009, in collaborazione con il Ministero dell’Interno e le Forze dell’Ordine, gestisce la linea telefonica gratuita europea 116 000, attiva 24h su 24h, a cui si può segnalare una situazione di scomparsa di un bambino o adolescente, italiano o straniero.

Un numero unico per tutta l’Europa:
Il 116 000 è un numero gratuito raggiungibile da telefonia fissa e mobile da tutta Italia. Dopo la segnalazione, il servizio si occupa di supportare le indagini delle autorità competenti attraverso accordi e procedure operative che Telefono Azzurro ha definito insieme alle Forze dell’Ordine.
Il numero unico europeo 116 000 è coordinato da Missing Children Europe, l’organizzazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati sessualmente che rappresenta 31 organizzazioni non governative di 27 Paesi europei e che opera nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo del 1989.
Attiva in 27 Paesi membri dell’Unione Europea, e in Albania, Svizzera e Serbia, la linea gratuita è stata istituita con l’obiettivo di creare una rete d’intervento sinergica tra i diversi servizi negli Stati aderenti, per agevolare le azioni a supporto delle attività d’intervento e ritrovamento dei minori scomparsi.
“I bambini dispersi, sottratti ai genitori o rapiti si ritrovano in molti casi in un territorio diverso da quello in cui sono scomparsi. Spesso vittime di tratta o sfruttamento, viaggiano attraverso l’Europa. Per questo motivo è di fondamentale importanza un servizio comune e sinergico che favorisca la cooperazione tra le forze dell’ordine di ogni Stato europeo, e risponda tempestivamente ai casi segnalati, anche in Paesi diversi, per aumentare le possibilità di ritrovarli”, spiega Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro.
Dal 2009 fino al primo semestre del 2018, la Linea 116 000 ha accolto 1895 segnalazioni di scomparsa, ritrovamento, avvistamento e aggiornamento su casi di minori scomparsi. Solo nel 2018 Telefono Azzurro ha gestito 150 segnalazioni di minori scomparsi e il 20 per cento dei casi gestiti ha riguardato minori stranieri non accompagnati.
Quest’anno, in occasione della giornata internazionale dei bambini scomparsi, Telefono Azzurro rinnova il suo messaggio di solidarietà e speranza a tutti quei genitori che non hanno più notizie dei loro piccoli, e che pazientemente vivono nell’attesa di ritrovarli anche dopo anni dall’ultima volta in cui li hanno potuti vedere e abbracciare.
La giornata internazionale dei bambini scomparsi è un evento che si celebra il 25 maggio di ogni anno in tutto il mondo dal 1983 per ricordare la scomparsa di Ethan Patz – bambino di 9 anni scomparso a New York la mattina del 25 maggio 1979 – quale ricorrenza per come occasione per stimolare l’interesse del pubblico su un fenomeno che colpisce tante famiglie nel mondo e far riflettere sulla possibilità di trovare soluzioni comuni.
Solo in Italia sono 9.400 i minori scomparsi nel 2018. Più della metà non sono stati trovati. Di tutte le segnalazioni, il 48% si è risolto entro l’anno, con percentuali che oscillano dall’81% di ritrovamenti per i minori italiani al 35% per gli stranieri. La motivazione di scomparsa è quasi sempre la fuga volontaria, da casa o dagli istituti di accoglienza. È quanto è emerso dai dati elaborati dalla Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato (Dac) e pubblicato il 25 maggio dello scorso anno in occasione della Giornata internazionale per i bambini scomparsi. Secondo Telefono Azzurro, in Europa scompare ogni anno 1 milione di bambini. In Italia scompare in media un bambino ogni sette giorni, e solo il 18 per cento di questi viene ritrovato.
La percentuale di minori italiani scomparsi nel 2016 e che, al 31 dicembre 2018 sono stati ritrovati, arriva al 92%. E’ una percentuale alta, molto alta, ma comunque non soddisfacente. Per le segnalazioni di minori stranieri, invece, i ritrovamenti sono del 34% nel 2016 e salgono al 38% per il 2017. I dati appaiono rilevanti se consideriamo che, nel triennio, a fronte di una flessione del numero di segnalazioni (3.077 nel 2016, 3.061 nel 2017, 2.541 nel 2018), la percentuale di minori italiani rintracciati è invece aumentata. Per i minori stranieri, invece, le segnalazioni di scomparsa si sono più che dimezzate (14.290 nel 2016, 10.923 nel 2017, 6.923 nel 2018), mentre le percentuali di ritrovamento sono rimaste più o meno stabili. Secondo i dati, nel rapporto tra minori scomparsi italiani e stranieri si rileva, nel 2018, una larga maggioranza di stranieri (73%). Nella maggioranza dei casi i minori scomparsi ancora da ricercare alla data del 31 dicembre 2018 appartengono alla fascia d’età 15-17, con percentuali più alte per i minori stranieri (oltre l’80%) rispetto agli italiani (oltre il 60%).
Da uno studio effettuato è emerso che, nel periodo 2016-2018, sono occorsi, in media, dai 22 ai 28 giorni per ritrovare il minore e che, nel 77% dei casi risolti, la conclusione è avvenuta in meno di 30 giorni. Dalla Polizia di Stato arriva anche un video con consigli utili per bambini e genitori. E’ importante “sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno, garantire che nessun minore scomparso venga dimenticato e che le ricerche non si interrompano mai”: questo l’impegno della Polizia di Stato insieme al Global Children’s Network – Rete globale per i minori scomparsi (Gmcn) coordinata dall’International Center for Missing & Exploited Children che riunisce 29 Paesi, ribadito con più forza oggi nella Giornata internazionale per i bambini scomparsi. Il Servizio Centrale Anticrimine della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato si coordina con i membri del Gmcn per studiare e condividere le migliori pratiche di prevenzione, sensibilizzazione e conoscenza, per una risposta globale al fenomeno dei bambini scomparsi.

Bambini scomparsi, la tragica realtà del traffico d’organi:
Un tempo si diceva che il valore di una società si poteva giudicare da come si prendeva cura dei bambini e dei vecchi. Eccolo uno dei modi con cui la nostra società si prende cura dei bambini: tra il 2014 e il 2015 cinquemila bambini scomparsi in Italia.
L’Europol grida ai quattro venti che in Europa scompaiono ogni anno almeno cinquemila bambini immigrati e già registrati dalle autorità statali. Solo in Italia nel 2017 sono scomparsi cinquemila bambini. L’allarme era già stato dato nel 2016. Evidentemente non ha allarmato più di tanto.
Ha detto anche, l’Europol, che la cifra è indicativa “al ribasso”, una cifra prudente insomma.
Un rapporto dell’ottobre prima delle autorità di Trelleborg, città portuale della Svezia, diceva che mille minori lì giunti il mese precedente erano scomparsi. “Svaniscono” dicono gli svedesi “e non ci sono informazioni su ciò che accade dopo la loro scomparsa”.
Il rapporto Europol parla di probabile sfruttamento, anche sessuale. Non parla di traffico d’organi. Nessuno ne parla. Perché? Dato che solo di ipotesi si parla, e di bambini e adolescenti di cui non resta traccia, perché l’ipotesi dell’espianto di organi non viene nemmeno sfiorata?
Nel trionfo del progresso, dell’informazione e dell’informatica, si vive in una nebulosa e oscura caligine di inconsapevolezza che viene ogni tanto bucata da lampi di luce.
Esattamente come in un temporale notturno, solo alla luce di quel lampo si svela nitido il mondo intorno a noi. Ma è un attimo, e possiamo tranquillamente far finta di averlo sognato.
Nel gennaio 2009 in una conferenza stampa l’allora ministro degli interni Maroni disse: “Abbiamo delle evidenze di traffico di organi di minori scomparsi in Italia”.
Il lampo svegliò di colpo politici e giornalisti e organizzazioni mediche, suscitò un coro di indignazione rivolta perlopiù non al traffico di organi espiantati da ragazzini assassinati ma alle dichiarazioni del ministro. Perché?
Comunque se ne dovette parlare.
La Repubblica del 31 gennaio 2009 intervistava il magistrato Adelchi d’Ippolito “da qualche mese vicecapo dell’Ufficio Legislativo del ministero dell’economia” e che aveva partecipato ad un’inchiesta sul traffico di organi al tempo in cui era pubblico ministero a Roma: quando i magistrati albanesi, indagando sulla scomparsa di duemila bambini (mai più ritrovati), arrivarono a scoprire che quei bambini erano stati “smistati” tra Italia e Grecia. “Si intuiva che da noi c’erano dei terminali. I miei sospetti mi portarono a lavorare anche sue due cliniche romane. Non ho potuto accertare se fossero davvero coinvolte… perché ho cambiato incarico”.
E ritorna il buio.
Nel 2010 viene reso pubblico il rapporto su un’inchiesta ordinata dal Consiglio d’Europa. Il rapporto dice che Hashim Thaci, primo ministro del Kosovo (e capo dell’UCK, la cosiddetta “armata di liberazione” per la quale l’Occidente ha fatto allegramente il tifo) è a capo di “una rete mafiosa di traffico di organi” .
I trapianti clandestini, in massima parte con eliminazione del “donatore”, erano andati avanti per anni, come per anni è andata avanti la pulizia etnica attuata dall’UCK. Nel solo 1999 erano scomparsi quattrocento tra serbi, rom e albanesi non in linea con le idee e le azioni dell’UCK. C’era la clinica a Pristina, c’era il chirurgo tedesco, c’erano gli intermediari israeliani e turchi… E’ interessante notare come i “pulitori etnici” dell’UCK, che hanno dato fuoco a decine di chiese e monasteri ortodossi, non attuassero nessuna discriminazione di razza o religione verso i loro collaboratori nel traffico di organi.
Oggi Hashim Thaci è presidente della Repubblica del Kosovo.
E ritorna il buio.
Il 21 febbraio del 2004 la missionaria Doraci Judita Edinger viene uccisa a martellate a Nampula, in Mozambico. Assieme alle suore del convento Mater Dei e ad altri religiosi, tra cui padre Claudio Avallone, denunciava da anni le uccisioni di bambini per asportare i loro organi. A Nampula spesso i bambini non sparivano nemmeno. Essendo africani, neri, poveri, selvaggi, in un paese asservito e corrotto, si potevano buttare le loro carcasse svuotate nelle campagne, dentro i fossi. Ma la gente del posto portava i missionari a vedere coi propri occhi i poveri resti, testimoniava a loro ciò che aveva visto. Non alla polizia, dato che la polizia si premurava di perseguitare i testimoni invece degli assassini, e ad archiviare i casi come uccisioni sacrificali, casi di magia nera.
A denunciare gli assassini ci hanno pensato le suore. E la “magia” era tutta bianca. La praticava Gary O’Connor, di origine irlandese e di nazionalità sudafricana, assieme a sua moglie, la danese Tanja Skitte. Nella tenuta di trecento ettari dove ufficialmente allevavano polli ma dove i polli non li ha mai visti nessuno, però tutti potevano vedere la pista per gli aerei che nella tenuta atterravano e decollavano. I loro polli risultano essere in “subappalto” a centinaia di famiglie mozambicane, ma siccome nelle campagne mozambicane ogni famiglia ha qualche pollo, come si fa a controllare? E chissà se i due “magici” allevatori bianchi non hanno anche ricevuto sovvenzioni per gli “aiuti allo sviluppo”?
Dopo la morte della missionaria e le denunce di suore e preti missionari (gli unici che avessero il coraggio e la forza per farle), le recalcitranti autorità mozambicane hanno dovuto fingere di aprire un’inchiesta. Ma, nonostante il procuratore generale Madeira avesse infine dichiarato che “…il traffico esiste, è gestito da una rete internazionale… sono stati scoperti bambini sequestrati e tenuti prigionieri nelle città di Nacala e Nampula”, Gary O’Connor e Tanya Skitte sono sempre liberi e… scagionati.
E ritorna il buio.

Ci sono inchieste, locali e internazionali, dossier interi di organizzazioni come l’agenzia vaticana Fides o l’UNICEF che raccolgono prove innumerevoli del traffico di organi e della mattanza di giovani e giovanissimi a tale scopo.
Ci sono statistiche ufficiali: nel 2009 la deputata del PDL Procaccini diceva che ogni anno nel mondo 60.000 bambini vengono utilizzati, fruttando un miliardo e mezzo.
Eppure si nasconde, si minimizza, si nega. Perché?
Perché tutto questo fa parte del nuovo mercato globale. Nel nuovo mercato globale gli interessi di tutti i potentati economici, mafiosi o ufficialmente legali, si intrecciano indissolubilmente. Chi investe in cosa? E chi lo sa.
Allo stesso modo il traffico di organi lega indissolubilmente insieme i criminali dichiarati, a cui spetta il sequestro delle vittime e lo “smaltimento dei rifiuti”, e le persone “perbene”.
Chi effettua l’espianto e il trapianto? Fior fior di chirurghi in fior fior di cliniche super attrezzate. Non è in un sottoscala che si fanno i trapianti, non è un macellaio che li fa.
Ci sono medici, anestesisti, infermieri. Come il medico tedesco che dirigeva la clinica dell’UCK e lavorava anche in Germania e, probabilmente, ancora ci lavora, dato che non è stato nemmeno indagato. Cosa farà adesso? Dove troverà i pezzi di ricambio?
Ci vogliono complici nelle istituzioni, perché una clinica non può funzionare senza di esse, tantomeno una clinica dove si fanno trapianti.
Tutta questa brava gente risulta incensurata e in qualche caso è potente.
Infine ci sono i ricchi fruitori dei trapianti clandestini. Gente stimata, rispettata, di successo, che può spendere centinaia di migliaia di dollari per il trapianto e che è totalmente priva di scrupoli. Gente in molti casi potente. Gente che fa paura, gente di cui è facile essere complice per chi è potente o servo dei potenti.
Ma c’è anche un altro motivo per restare al buio, forse persino più importante. E’ poter continuare a credere che “progresso” voglia dire miglioramento. E’ non dover mettere in discussione totalmente, radicalmente, la società in cui viviamo, la sua economia, la sua cultura e la sua scienza.
Perché il traffico di organi con i suoi orrendi sacrifici umani è il logico e inevitabile sviluppo di una società di dominio, in cui importante è la vita dei dominatori, mentre quella degli oppressi diventa molti tipi di merce: schiavi, prede, pezzi di ricambio.
Di un’economia di dominio in cui il profitto è la divinità, da perseguire a tutti i costi e oltre tutti i limiti.
Di una scienza del dominio al servizio dei grandi poteri economici, in cui lo “scienziato” lotta con le unghie e con i denti per diventare egli stesso sempre più potente, famoso e ricco.
Mentre gli “intellettuali”, artisti, scienziati, giornalisti, scrittori, che dovrebbero avere il compito di comprendere e rivelare la realtà, di denunciare gli orrori e indignarsene, sono ridotti a incensatori e giullari del potere; si pavoneggiano alla corte dei potenti, lottano anch’essi con le unghie e coi denti per conquistare uno sgabellino alla loro tavole e nutrirsi degli avanzi.
Restano, ahimè, i missionari, preti e suore, e un pugno di volontari a gridare nel buio, inascoltati.

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