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1 Ottobre 2020

La farsa delle mascherine


Lunedì (domani 18 maggio) entrerà in vigore il nuovo DPCM che, sostanzialmente, riapre tutte le attività. Un’ottima notizia visto che molte aziende sono boccheggianti e sull’orlo del fallimento.

Ma anche la popolazione è sfinita da una situazione pesante che si protrae da marzo scorso e già nella scorsa settimana, quando la situazione poteva essere resa più flessibile su alcune disposizioni, si sono registrate intemperanze tra alcuni privati cittadini e le Forze dell’Ordine.

La ragione delle dispute riguardava, in alcuni casi, l’indosso della mascherina e in alcuni casi, addirittura, sono state multate persone perché nonostante si trovassero da sole e con debito distanziamento o, addirittura, al chiuso nella loro autovettura, perché non la portavano indossata.

È accaduto, in particolare, al titolare di una rivendita di veicoli giovedì scorso a S. Maria Capua Vetere (CE).

Lo sfortunato imprenditore, mentre raggiungeva la sua azienda procedendo da solo con la sua automobile, veniva fermato da Agenti e, incredibilmente, multato per non avere indossato la mascherina.

Bisogna dire che proprio sulle mascherine la regione Campania ne ha fatto una bandiera al punto da investire fiumi di denaro pubblico per l’acquisto, ben 4,5 milioni di euro, commissionato a ditte che fino alla settimana prima realizzavano altro. Ovviamente si tratta di manufatti che definire DPI, ossia Dispositivi di Protezione Individuale, è offensivo.

Si tratta infatti, di pezzi di tela, addirittura apostrofati quali DPI da alcuni esponenti vicini a De Luca che non offrono, neppure lontanamente, la protezione dei dispositivi certificati.

Anche ai non esperti basta esaminarle con un po’ d’attenzione per rilevare che non si tratta che di pettole di camicie.

Però il Governatore della regione Campania ha deciso di acquistare questi oggettini e farne un tratto distintivo della sua personale campagna politica ed elettorale che a breve entrerà nel vivo (NDR: le elezioni regionali sono state spostate in autunno).

Bisogna quindi giustificarne la presenza continuando ad imporle perché il loro ricordo resti vivido nella mente degli elettori, anche in contesti e in un momento temporale oramai obiettivamente superflue (e, difatti, non previste dalle norme nazionali).

Dal punto di vista scientifico non si capisce, infatti, come in presenza di un dato regionale epidemiologico tra i migliori in Italia (e non è merito di De Luca, visto che tutto il sud presenta tali confortanti riscontri epidemiologici), quale sia la fondata ragione per una costrizione di tale genere anche per chi, ad esempio, passeggi da solo in strada o, addirittura, proceda nel chiuso della propria automobile.

Ci si chiede, tra l’altro, quale sia l’impatto sulla salute delle persone di mascherine non sterili, tolte e messe più volte nell’arco del loro utilizzo quotidiano e quindi chiaramente contaminate, ossia se esse stesse non possano diventare veicolo di contagio di pericolose affezioni virali e batteriche.

È, forse, quindi prevederne ancora l’obbligo in caso di frequentazione di aree fortemente affollate come i mercatini rionali o di luoghi chiusi come gli uffici, ma non pare avere senso logico imporne l’utilizzo in altri contesti quando De Luca si fa bello e parla voler derogare, diminuendole, dalle distanze minime al ristorante previste in sede nazionale.

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