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24 Settembre 2020

Si allo sport individuale ma non ancora a quelli di squadra


Nota del direttore: Successivamente la stesura dell’articolo da parte di Rosa Maria Testa è pervenuta la notizia che le squadre avrebbero potuto ricominciare ad allenarsi sin da domani, lunedì 4 maggio.
In una nota dell’Unità di Crisi la regione Campania ha fatto sapere che: “Per quanto riguarda il Napoli Calcio, è stato già trasmesso al Governo il parere favorevole della Regione allo svolgimento degli allenamenti purchè vengano garantite pienamente tutte le esigenza di tutela sanitaria. Per correttezza di rapporti la Regione ha inteso inviare preventivamente al Governo questa valutazione, sollecitando ad horas la condivisione, per poter consentire la ripresa dell’attività già da lunedì”.
Così poi è stato e dunque da domani lunedì 4 maggio, il Napoli Calcio potrà ricominciare gli allenamenti che saranno tenuti, presumibilmente, nel centro di Castelvolturno (CE).

Con l’ultimo Dpcm del Premier Conte, che allenta il blockdown dal 4 maggio, riparte lo sport individuale, ma non ancora gli allenamenti a squadra. Per i club di serie A tutto è rimandato al 18 maggio. Sono consentite solo le sessioni di allenamento individuali nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, evitando gli assembramenti e rigorosamente a porte chiuse.

Irragionevole e discriminatoria è apparsa la decisione governativa di riaprire solo agli allenamenti individuali dal 4 maggio e non a quelli di squadra. Ma nel calcio, a differenza del tennis o della Formula 1, c’è il contatto fisico che non rispetta certamente il distanziamento sociale, ha spiegato il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri.

Ma anche lo slittamento al 18 maggio resta solo un’indicazione da confermare nelle prossime settimane.

Una doppia delusione, quindi, per il mondo del calcio se a questo differimento si associa quanto dichiarato dal ministro per lo Sport e le Politiche giovanili Vincenzo Spadafora: – “la ripresa degli allenamenti non significa comunque la ripartenza dei campionati”.

È infatti ancora al vaglio del Comitato tecnico-scientifico la valutazione del protocollo medico presentato dalla Federcalcio per consentire la ripartenza degli allenamenti a squadra.

Per sapere invece se il campionato potrà ricominciare entro metà giugno, bisognerà aspettare le prossime settimane e i nuovi dati scientifici della curva dei contagi perché tutto dipende dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria.

Il calcio quindi resta fermo e per questo diventa sempre più complicato pianificare la fine della stagione. Partendo il 15 giugno e considerata la dead line del 2 agosto posta dalla Uefa, significa 13 partite in un mese e mezzo. Quindi un massacrante tour de force, dopo una lunga inattività si prospetta un serrato finale di campionato, un’anticipata nuova e faticosa stagione con all’orizzonte l’Europeo del 2021.

In questo clima di incertezza, di continui stop and go qualcuno all’interno della Lega potrebbe chiedere la sospensione di questa stagione, per prepararsi ed organizzarsi a riprendere in sicurezza il prossimo campionato che dovrà partire a fine agosto.

Su questa linea l’Olanda e la Francia che hanno decretato ufficialmente la fine dei rispettivi campionati con l’assegnazione del titolo, in Francia, al Psg che era in testa alla classifica al momento dell’interruzione.

D’altra parte la ripresa calcistica ha risvolti significativi sul piano economico, in particolare sui diritti tv. Il calcio vive sui diritti tv ed è evidente che la chiusura anticipata del campionato significherebbe un serio danno economico per le società, e addirittura una tragedia per i piccoli club che rischierebbero, senza gli introiti delle tv, di non iscriversi alla prossima stagione.

Ma in questa situazione è estremamente difficile dare certezze.

Cosa accadrebbe se nell’eventualità si riprendesse a giocare un giocatore si scoprisse positivo al virus? Un quesito che medici e scienziati non hanno risolto ma che spinge ad ipotizzare che, se non ci sarà sicurezza, il campionato dovrà fermarsi. Peraltro Paulo Dybala, attaccante della Juventus, risulta ancora positivo al Covid-19 dopo il quarto tampone: una notizia che certamente non contribuisce a generare ottimismo.

Il risvolto positivo di questo differimento di data per gli allenamenti a squadra è uno solo: non potendosi allenare al centro sportivo attrezzato di Castel Volturno, potremmo ritrovarci il capitano del Napoli, Lorenzo Insigne oppure Ciro Mertens, a debita distanza, in giro nei parchi urbani della città dal Virgiliano al bosco di Capodimonte oppure sul Lungomare Liberato, sempreché gli sportivi d’occasione lascino un po’ di metri a disposizione dei professionisti.

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