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7 Luglio 2020

Castel Sant’Angelo, la storia di un castello che non fu sempre un castello…


Castel Sant’Angelo è, senza dubbio, uno dei più famosi e originali edifici di Roma, testimone e protagonista di molti avvenimenti della storia della città: è stato al centro di battaglie, invasioni, lotte per il potere, vicende truculente e tragiche, esecuzioni e penose prigionie.
Castel Sant’Angelo, però, non fu sempre un castello con merli e bastioni anzi, non aveva proprio un aspetto bellicoso, in quanto, secondo il volere dell’imperatore Publio Elio Adriano, era destinato ad essere il gigantesco sepolcro di Adriano stesso e dei suoi discendenti. Nel 121 d.C. circa, ha inizio la sua costruzione sulla riva destra del Tevere, come la legge romana ordinava, lontano dal centro della città che, invece, si espandeva sulla riva sinistra.
L’Hadrianeum, secondo il progetto del suo architetto Demetrio, ha una grande base quadrata su cui poggia un edificio cilindrico sormontato a sua volta da un cilindro più piccolo facente da piedistallo alla statua dell’imperatore sulla sua quadriga. La tomba imperiale era tutta rivestita di candido marmo e il magnifico ponte Elio (ponte del dio Sole) la collegava alla riva opposta del fiume. Purtroppo alla morte di Adriano, nel 138, il sepolcro non è terminato e soltanto l’anno seguente le sue ceneri verranno portate in processione lungo la splendida rampa elicoidale che sale fino alla stanza della sepoltura.
Trascorre più di un secolo e l’Impero Romano è in rapido declino. I barbari premono ai suoi confini e minacciano di invadere Roma stessa. L’imperatore Aureliano, nel 271 d. C., decide di proteggere la città da questo terribile rischio e fa costruire, intorno al centro abitato, una cinta di mura così possente che noi, ancora oggi, possiamo ammirarne i giganteschi resti. Per evitare che i nemici possano invadere Roma attraversando Ponte Elio, Aureliano trasforma in fortezza il sepolcro di Adriano e, da questo momento, tale resterà nel corso dei secoli.
Il cambiamento non riguarda solo la destinazione d’uso ma, dal 589, la fortezza, che ormai possiamo tranquillamente chiamare castello, avrà un altro nome. Si narra che, proprio in quell’anno, a causa dello straripamento del Tevere, a Roma scoppiò una terribile pestilenza. Mentre il papa Gregorio Magno e tutto il popolo vanno in processione verso la basilica di San Pietro per chiedere a Dio la fine dell’epidemia, sulla cima del Castello appare l’arcangelo Michele, capo delle schiere celesti, che rinfodera la sua spada come segno che la peste non colpirà più la città.
In ricordo di questa miracolosa apparizione, molte statue che raffigurano l’arcangelo si succederanno sulla cima di quello che, ormai per sempre, si chiamerà Castel Sant’Angelo.
Durante il Medioevo, il Castello diventa sempre più un luogo strategico e, per maggiore sicurezza, verrà ricavato sulle mura di Borgo un lungo corridoio che collega i palazzi vaticani, ormai dimora dei papi, alla fortezza stessa. Questo corridoio esiste ancora, è stato in tempi recenti restaurato ed è detto il Passetto.
Famosa resta la fuga del papa Clemente VII e della sua corte attraverso il Passetto quando, nel 1527, durante l’orribile assalto a Roma dei Lanzichenecchi di Carlo V, il pontefice riuscì ad evitare, quasi all’ultimo momento, la cattura asserragliandosi nell’imprendibile Castello. Anni dopo, il papa Paolo III Farnese, ricordando questa scomoda avventura vissuta quando faceva parte della corte pontificia, si fece costruire, per ogni evenienza, un appartamento grande e confortevole, decorato con affreschi e marmi e dotato di ogni comodità.
Nel Rinascimento e poi anche nell’età barocca, Roma si arricchisce di splendide opere d’arte, la basilica di San Pietro viene ricostruita con l’apporto di grandi artisti: Bramante, Michelangelo, Maderno, Bernini…Proprio a quest’ultimo artista dobbiamo il progetto delle statue che ancora oggi adornano il ponte che, a sua volta, ha cambiato nome: non più Ponte Elio ma Ponte Sant’Angelo. Infatti dieci angeli di marmo adornano il ponte e ognuno di essi reca in mano uno strumento della passione di Cristo. Peccato però che, nei secoli scorsi, spesso, vicino a quelle sante figure, vi fossero le teste dei decapitati infilzate sulle picche o ciondolassero dalle forche i corpi degli impiccati come macabro monito ai passanti.
Si possono ancora vedere le orride prigioni dove furono rinchiusi personaggi illustri come Giordano Bruno, il mago Cagliostro e Benvenuto Cellini che fu l’unico a riuscire ad evadere dal castello con una rocambolesca fuga.
Oggi Castel Sant’Angelo, col suo riflesso capovolto sulle acque del Tevere, con i suoi possenti bastioni e i suoi merli, ha perso quest’aria fosca e truce e i turisti, che provengono da tutto il mondo, dopo aver visitato le grandi sale rinascimentali, i cortili e le aeree logge arrivano alla terrazza dove l’arcangelo Michele rinfodera la spada e lo sguardo si perde su un panorama mozzafiato con la vicinissima cupola di San Pietro, le mille chiese e i palazzi di Roma.

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