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30 Settembre 2020

A Castelfidardo non solo fisarmoniche ma anche la storia dell’Unità d’Italia


Igor Belansky, pseudonimo col quale è noto un bravissimo illustratore dei nostri tempi, inizia da questa settimana una collaborazione con la nostra rivista.
Grazie alle sue belle tavole, accompagnate da un breve testo esplicativo, riporterà alla memoria vicende più o meno note di un passato spesso obliato dalla storiografia ufficiale.
A Igor un caloroso benvenuto!
Il Direttore.

Il confronto tra le forze piemontesi e quelle papaline, durissimo, avvenne il 18 settembre 1860, vicino ad Ancona. L’esercito del Regno di Sardegna marciò nelle Marche al comando del generale Fanti. Era formato da due compagini: la prima comandata dal generale Della Rocca; l’altra dal Generale Cialdini.

Il Generale Cialdini

Cialdini, giunto nei pressi di Ancona, scagliò le sue truppe contro l’esercito pontificio al comando del generale Lamoricière. I piemontesi ebbero il vantaggio di una netta superiorità numerica. Vantaggio che sfruttarono al massimo.
Dopo un primo iniziale successo delle forze papali, Cialdini non solo riuscì a contenere l’attacco nemico ma passò all’offensiva. Grazie alla superiorità numerica riuscì ad accerchiare il nemico chiudendolo in una sacca e annientandolo.
L’esercito del Regno di Sardegna ebbe circa 260 tra morti e feriti contro i circa 490 morti e feriti tra i pontifici che, inoltre, subirono da parte del nemico l’imprigionamento di un gran numero di soldati.
La battaglia di Castelfidardo, spesso poco  ricordata nonostante la brillante tattica tenuta dal Generale Cialdini, è considerata un momento importante del Risorgimento italiano e, in effetti, essa contribuì a rendere possibile proclamare la nascita del Regno d’Italia solo l’anno successivo (il 17 marzo 1861).

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