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24 Settembre 2020

UE: von der Leyen ora fa la colomba


“Il presidente della Commissione Ue ha offerto “sincere scuse” all’Italia per non aver contribuito all’inizio della sua micidiale epidemia di coronavirus”.

È l’incipit d’un articolo recentemente apparso sul portale notizie della BBC.

Il presidente della Commissione europea tenta evidentemente di indorare la pillola dei rifiuti agli aiuti ricevuti dall’Italia a Bruxelles, ma non si capisce con quale autorità visto che non può parlare per il parlamento europeo, a seguito della crisi scatenata dalla pandemia nel nostro paese.

Solo la scorsa settimana, infatti, il primo ministro Giuseppe Conte aveva detto alla BBC che l’Ue potrebbe fallire se non trovasse un modo per rispondere al virus, sottintendendo che ogni remora da parte degli stati europei dovesse cadere per affrontare la sfida del “test più grande dalla seconda guerra mondiale”.

Parlando al parlamento europeo la von der Leyen ha asserito, sollecitando le scuse europee all’Italia, che “nessuno era davvero pronto per questo. E ‘anche vero che troppi non erano lì in tempo quando l’Italia aveva bisogno di una mano all’inizio”.

Tuttavia queste sembrano solo belle parole espresse, tra l’altro da parte di chi fino a ora ha offerto presititi e non aiuti concreti e disinteressati.

La questione di fondo resta la giustificata diffidenza che l’Italia ha maturato nei confronti del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, in favore dei così detti “Coronabond”.

Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) nasce nel 2010-2011 quando alcuni paesi Ue si trovarono sull’orlo del fallimento finanziario. All’epoca ci si scontrava con l’art. 123 dei Trattati Europei che vieta agli stati membri (e alla Bce) di ‘salvare’ paesi in difficoltà basandosi sulla logica che gli stati membri non devono essere incentivati a indebitarsi nella convinzione che altri paesi correranno in loro soccorso.

Si tratta di un meccanismo che può concedere prestiti ai paesi al default finanziario (cosa già accaduta con Cipro, Grecia e Spagna) ma a fronte di una rigida condizionalità. In pratica chi riceve i prestiti si obbliga ad approvare un memorandum d’intesa (MoU) che definisce con precisione e rigore quali misure si impegna a prendere in termini di tagli al deficit/debito e di riforme strutturali. Chi prende i soldi diventa schiavo. Soprattutto della Germania, azionista di maggioranza del Fondo.

I Coronabond, invece, sarebbero uno strumento di credito per paesi in difficoltà in relazione specifica all’epidemia da Coronavirus (strumento finanziario fino a ora mai attuato) che non obbligherebbe la nazione usufruente a sottoscrivere alcuna condizione capestro. In parole povere, uno Stato membro chiede soldi in prestito per poter finanziare le proprie opere di intervento – quelle classiche (sanità, infrastrutture, spese militari, etc) e quelle straordinarie, non programmate, com’è appunto il caso dell’emergenza coronavirus – e il debito viene spartito tra tutti gli Stati membri praticamente senza alcuna condizione.

Ed è per questo che per l’Italia lo strumento più adeguato non è certo il MES (non siamo sull’orlo del defaut finanziario) e che stati come la Germania e l’Olanda sono così rigidamente attaccati al MES e non desiderano che tale meccanismo sia aggirato con l’emissione di Coronabond.

Su questo punto la von der Leyen ha detto che “I Coronabon solo uno slogan, giusti i dubbi di Berlino” aggiungendo che “Dietro c’è piuttosto la più grande questione della responsabilità. E a questo riguardo le contrarietà in Germania, ma anche in altri Paesi, sono giustificate”.

Insomma il presidente della Commissione europea sostiene apertamente il MES ma poi, nel tentativo di una macchiavellica intermediazione, si dice preoccupata che interessi contrastanti tra paesi come l’Olanda e la Germania da un lato e l’Italia la Spagna dall’altro possa rompere il giocattolo Europa.

Ma sono solo parole che vogliono edulcorare la pillola indigesta del MES, strumento inadeguato per l’Italia, sopraggiunte soltanto dopo che il primo Ministro Conte ha detto che non accetterà accordi a meno che non includano un modo per dividere il debito equamente tra i membri della UE, soluzione a cui i membri del nord come i Paesi Bassi e la Germania si oppongono tuttora fermamente.
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Fonte:
BBC News del 16/04/2020
https://www.bbc.com/news/world-europe-52311263

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