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27 Settembre 2020

Lo smart working non è per niente furbo


L’adozione dello smartworking rappresenterebbe una nuova operazione politica funzionale al dominio del Capitale. L’utilizzo del lavoro agile sarebbe a mio avviso un inganno e dimostrerebbe come il sistema capitalista stia riuscendo a riorganizzarsi su se stesso e ciò adattandosi alle emergenze sanitarie come quella dell’attuale Covid-19. In tal modo, non sarebbe messo in discussione il ‘turbocapitalismo’ dominante. L’utilizzo dello smart-working avrebbe apparentemente finalità positive e condivisibili ma nasconderebbe ben altre finalità. Tali finalità sarebbero funzionali al consolidamento dello status quo e rappresenterebbero un nuovo attacco del “capitale” al mondo del lavoro e ciò, tramite una vera e propria ‘invasione’ e ‘colonizzazione’ anche della propria dimora. In tal modo, il capitalismo riuscirebbe ad insinuarsi anche nel personale spazio sacro ed inviolabile dei lavoratori e, facendo ciò, contribuirebbe ad isolarli ancora di più e frenerebbe la nascita e la crescita della loro coscienza di classe (Diego Fusao) sempre temuto da governanti e capitalisti. Slogan imperativo del “lavoro agile” è: innovare, conciliare, competere. Produttività partecipata (non agli utili ma organizzativa, suggerimenti premiabili). Responsabilità.
La nuova filosofia manageriale vorrebbe fondarsi sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta di spazi, orari, strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilità sui risultati. Non c’è tracciabilità sociale della quantità di lavoro svolto. È un approccio multidisciplinare a supporto dei Decision Maker (Responsabili dei Sistemi Informativi/Cio, Responsabili delle Risorse Umane, HR Facility Manager e stronzate varie) di organismi pubblici e privati. Il tempo di lavoro e di vita si sovrappongono nella precarizzazione conciliata e nell’espulsione programmatica dal mercato del lavoro di un esercito mondiale di riserva sempre più stagnante o pauperizzato. Il capitale per sopravvivere, deve trasformarsi, deve mutare per adattarsi meglio ai contesti sociali, oggi con l’emergenza del Covid19 questa sua mutazione si chiama Smart working. Termine seducente quanto ingannevole , esso rispecchia la neolingua dei mercati. Da subito, con l’avanzare del Covid19, si è detto che le aziende potevano impiegare forme di lavoro agile, questo criterio per me scriteriato, permetterebbe alle aziende di seguitare nel lavoro, mettendo al riparo la salute del lavoratore e dell’aziende stesse. Tutto sembra volto a tutelare il bene condiviso e comune. Ma socraticamente occorre far prevalere il dubbio e provare a mostrare come in questa riorganizzazione dei processi produttivi vi sia il trionfo del turbocapitalismo.
Molti di voi disperati sono affascinati dallo Smart working ma ponetevi delle domande invece di perdervi dietro ad improbabili amori.
Il capitale grazie a questa diabolica terminologia e grazie a governi fantoccio, riesce a colonizzare il tempo della vita, non esiste più quella linea di demarcazione tra tempo del lavoro e tempo della vita, vuoi perché si risponde alle mail fino a tardi, vuoi perché viene meno la distinzione tra il tempo d’ufficio ed il tempo dedicato alle altre attività. Il secondo motivo connesso al primo suindicato, coincide con le pratiche di de-eticizzazione che caratterizzano l’essenza di questa nuova forma di capitalismo che, si fonda sull’abbattimento di tutte le radici etiche del mondo della vita (il capitale per prosperare nn ha bisogno di virtù ma di vizi) della famiglia, alla dimensione del pubblico fino ad arrivare alla neutralizzazione dello stato etico visto come istituto che possa disciplinare la vita economica e farsi garante di spazi democratici. Tutto è stato ridefinito, famiglia compresa, secondo le logiche della produzione e del plusvalore. Ecco perché il capitale approfitta dell’epidemia per mettere in atto il progetto che già da tempo aveva designato. A ciò aggiungo una terza osservazione, l’aggressione del capitale al formarsi di una coscienza di classe. Lavorare con gli altri o in ufficio o vicino la catena di montaggio è, la condizione primaria che permette di maturare una coscienza.
Il lavoro agile è una frammentazione individualistica del lavoro, il lavoratore/individuo è sempre solo, non ha contatti reali con gli altri lavoratori/individui con le altre individualità lavoranti, in questo modo il capitale evita il confronto tra le varie classi sociali perché ha paura dell’arma del confronto (perciò ha paura più che del comunismo del fascismo che fece del dialogo tra lavoro e capitale dove il capitale è comunque in second’ordine, la sua arma vincente negli anni ‘20) il confronto forma coscienza è questo nn sa da farsi.
Perciò sveglia signore frustrate e signori alla ricerca di fughe disperate dalla realtà. Aprite gli occhi.
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Nota del direttore:
Il lavoro da casa, più propriamente, si definisce “remote working” (NDR: in italiano, telelavoro) e non “smart working”, allocuzione impropria ed edulcorante di una condizione obbligata ed alienante tutt’altro che furba.

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