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30 Settembre 2020

Conte: caduta di stile in diretta Facebook


Il nostro Presidente del Consiglio ci ha oramai abituati a ricevere le determinazioni del Governo tramite i social.
Dunque non più dalle pagine della Gazzetta Ufficiale, e neppure attraverso i canali della RAI (il cui canone paghiamo profumatamente e ci chiediamo sempre più il perché…) ma tramite Facebook, che è un’azienda privata, direttamente dalla sua pagina.
Già questo modo di fare risulta certamente poco apprezzato da chi vorrebbe, nelle comunicazioni istituzionali, una certa forma.
Già, perché la forma è sostanza.
Ma venerdì sera, durante il previsto discorsetto anticipatorio del DPCM quotidiano, Conte l’ha fatta davvero grossa perdendo le staffe e usando una comunicazione istituzionale, nella qualità di Presidente del Consiglio, per attaccare suoi personali avversari politici.
Nella buona sostanza il premier, volendosi difendere dai rilievi mossigli dalla Meloni e da Salvini in ordine al MES (NDR: il Meccanismo Europeo di Stabilità, in pratica lo strumento di strozzinaggio europeo eufemisticamente chiamato “fondo salva stati”), col tono di voce incerto di chi è consapevole di stare facendo pipì fuori dal vaso, ha pensato bene di avere una buona platea per sostenere di non volere accondiscendere al perverso meccanismo finanziario Europeo.
Ha poi chiosato la televendita con un melodrammatico: “questo governo non lavora per le tenebre”.
Di certo avrà sollevato qualche fremito d’eccitazione da parte di qualche casalinga annoiata (sono passate sui social maliziose battutine secondo cui le signore di mezza età appassionate del genere telenovelas e e di format tipo isola dei famosi si metterebbero in tiro prima di ogni apparizione di Conte) ma non ha certo impressionato nessun altro.
Insomma il motivo strategico di utilizzare questa immagine teatrale solo lui lo sa.
Avrà forse veduto la saga di Harry Potter (recentemente passata in TV) ma il buon Conte non sembra incarnare i panni del maghetto di Hogwarts e la Meloni, e neppure Salvini (quest’ultimo eccezion fatta per il colore verde), paiono abbiano nulla da spartire con i personaggi della casa di serpe verde.
Di certo una caduta di stile nell’aplomb del professorino foggiano e un affronto gratuito a chi, politicamente, ha tutto il diritto di sottolineare i rischi a cui l’Italia va incontro e le responsabilità di chi è al governo, che è poi sfociato nella vibrata protesta degli apostrofati presso il Presidente della Repubblica.
Ora chissà Mattarella cosa farà. Di certo non gradisce il fare vanesio da tele imbonitore di Peppino, ma forse questa gliela farà passare liscia perché, in fondo, Matteo e Giorgia non gli stanno proprio simpatici.

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