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Direttore: Vincenzo Di Guida

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2 Aprile 2020

Ombre sul governo: paghiamo a caro prezzo la politica del mezzo e mezzo


Pressato dal numero di morti crescente, oramai saliti a 4825, e dal malcontento montante nel paese, Conte ha annunciando stasera (NDR: sabato 21 marzo) una stretta ulteriore per evitare la circolazione delle persone.
Chiuse di fatto, ma solo fino al 3 aprile, tutte le attività produttive non necessarie.

L’Italia dunque rallenta fin quasi a fermarsi.

Resteranno aperti supermercati, negozi di generi alimentari e di prima necessità: “Non abbiamo previsto nessuna restrizione sui giorni di apertura dei supermercati: invito tutti a mantenere la massima calma, non c’è ragione di fare una corsa agli acquisti, non c’è ragione di creare code”. Il premier ha inoltre aggiunto: “continueremo a garantire i servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari, assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali, ad esempio i trasporti, e le attività connesse a quelle essenziali. Al di fuori delle attività essenziali, consentiremo solo il lavoro in smart working e consentiremo solo le attività produttive ritenute comunque rilevanti per la produzione nazionale. Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo. E’ una decisione che si rende necessaria oggi per cercare di contenere l’emergenza”.
Tra le attività che resteranno aperte vi saranno, ovviamente, anche le farmacie e parafarmacie.

Insomma Conte, dopo che il Ministro della Salute Roberto Speranza aveva disposto la chiusura dal 21 al 25 marzo degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nelle stazioni ferroviarie nonché di parchi e giardini, chiede ulteriori sacrifici agli italiani.

Sembra tutto giusto ma qualcuno, oramai, sospetta che se siamo arrivati a questo punto così critico è segno che c’è stata una gestione miope e rallentata dell’emergenza coronavirus perdendo, inconcludentemente, per lo meno l’intero mese di febbraio.

Per colpa del Coronavirus, non dimentichiamolo, si stanno registrando migliaia di morti e l’intera popolazione è praticamente confinata a casa. E chissà per quanto tempo.
Colpa dell’epidemia, certo, ma forse anche di chi non ha saputo fronteggiarla per tempo, probabilmente per paura di scelte impopolari che avrebbero minato le preferenze elettorali degli italiani alle prossime elezioni, facendo poco o nulla a livello istituzionale per arginare sul nascere i contagi.

Sin dagli inizi di questa brutta storia infatti, alla fine del mese di novembre, era chiara la situazione che vedeva la Cina attraversata da una terribile epidemia.

Colpa di un pipistrello. No di un complotto dei servizi segreti e della via della seta voluta da Di Maio. Macché, colpa di un esperimento andato male. Per i più religiosi, invece, c’è una castigatrice mano divina.

Quale che sia stata la vera origine del Coronavirus, tutto il mondo s’era subito reso conto dell’elevatissima contagiosità della malattia.

Pur concedendo le attenuanti generiche al governo perché all’inizio la questione sembrava limitata alla sola Cina, bisogna ricordare che tra dicembre e gennaio già i contagi avevano travalicato la grande muraglia per ammorbare l’Europa.

Già, l’Europa, buona quella, capace di chiedere la nostra solidarietà e il nostro contributo sempre ma di negarci qualunque aiuto in momenti drammatici come questi. Chissà se ce ne ricorderemo una volta finita questa emergenza.

Sia come sia, a riprova che sin dall’inizio del nuovo anno il governo italiano era perfettamente a conoscenza del grande rischio costituito dal Covid-19 è che nella Gazzetta Ufficiale n.26 – Serie generale – del giorno 01/02/2020, veniva riportava la Delibera del Consiglio dei Ministei del 31 gennaio 2020 dal titolo: “Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie deri- vanti da agenti virali trasmissibili”.

In tale delibera, all’articolo 1, si legge: “In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma 1, lette- ra c), e dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”.

Dunque il nostro governo era perfettamente a conoscenza del disastro incombente sulla nostra nazione sin da fine gennaio al punto da dichiarare addirittura lo stato di emergenza per sei mesi.

Ed era ben chiaro a tutti che l’unico modo per creare un fossato invalicabile all’avanzata del virus, fosse una stretta limitazione della circolazione delle persone provenienti dall’estero.
E invece no, per l’intero mese di febbraio abbiamo consentito la libera circolazione delle persone provenienti da paesi lontani e ci siamo crogiolati al tiepido sole della speranza che il virus, non si sa poi per quale criterio, scansasse l’Italia o quanto meno la sfiorasse appena.

Ma un vecchio detto asserisce che “chi di speranza vive disperato muore”. Siccome che i proverbi popolari spesso ci azzeccano, immancabilmente, la situazione è precipitata agli inizi di marzo.

Neppure quando la situazione è diventata chiara a tutti, finanche al popolino più inconsapevole, il governo ha avuto il coraggio di chiudere tutto e arrestare la corsa del virus con due settimane di blocco totale.

Ci si rende ben conto che per chi governa e fa della politica il suo mestiere prendere decisioni impopolari è sempre molto difficile e che si teme di diventare invisi ai propri elettori ma, insomma, bisogna pensare al bene della gente no? Insomma, ci vogliono persone con le spalle larghe capaci, all’occorrenza, di prendere decisioni drastiche.

Ma, tant’è, evidentemente non abbiamo attualmente di politici con questa fibra e piuttosto che proporre misure di blocco totale nell’immediato dei primi contagi, che forse avrebbero evitato lo sfacelo a cui oggi assistiamo, si è scelto di agire con timidezza, di fare le cose a metà, come è tipico dell’atteggiamento altalenante e non incisivo della politica nostrana adusa all’arte del trasformismo d’opportunità e del compromesso.

Così che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, inizialmente tiepidi e sciapi, sono stati resi noti addirittura prima della firma (causando il panico di chi, dalle regioni del nord, dove si sono verificati i primi focolai, è andato all’arrembaggio dei treni ed ha diffuso il contagio in tutto lo stivale), e neppure ci si è preoccupati di approvvigionarsi di mascherine, di ventilatori polmonari e di organizzare per bene le risorse sanitarie da lì a poco occorrenti.

Oggi, solo perché costretti da prevedibilissimi eventi, si cambia registro e si minacciano giri di vite. Sembrano quasi proclami d’altri tempi.

Tutto giusto se sin da subito si fosse davvero andati verso la direzione della massima efficacia delle misure.
Ma è veramente così? Non proprio.

Non risulta, ad esempio, che taluni esercizi commerciali non certo impegnati nella vendita di generi di prima necessità, siano stati chiusi per limitare i contagi.
I tabaccai, ad esempio, sono restati sino a oggi aperti.

Ma come sarebbe, non è stato detto fino alla noia di fare prevenzione e di lavarsi le mani per non infettarsi con un virus che attacca le vie respiratorie? Stride, allora, che nessuno al governo abbia pensato che il semplice portare la sigaretta alla bocca con le mani significa veicolare il contagio.
Non bisogna essere esperti o medici per capire che i fumatori rischiano molto di più di prendere e veicolare il contagio eppure la vendita dei tabacchi è rimasta. Forse perché la vendita dei tabacchi assicura allo stato ricche accise.

Forse sarà stata solo una dimenticanza e forse è solo un pensiero malizioso. Ma a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina.

Del resto solo nel periodo gennaio-novembre 2016, tanto per prendere un anno vicino a noi, lo Stato ha incassato complessivamente 44,3 miliardi di euro a titolo di accise su carburanti, tabacchi e prodotti alcolici. Lo afferma il Codacons, che elabora i dati del MEF.

Ah, vi eravate accorti che anche i benzinai sono rimasti aperti nonostante la distribuzione di carburante possa oramai avvenire in ogni impianto anche con i distributori automatici?

De resto sono rimaste aperte anche le metropolitane. Avete mai riflettuto su quante persone condividono uno stesso vagone nell’ora di punta, stipate al pari delle sardine come sono?

Anche a livello delle regioni la risposta è stata scoordinata è assolutamente inconcludente.
Che dire, ad esempio, delle chiusure dei cantieri edili che il Governatore della Campania De Luca ha disposto con una lodevole, ma anch’essa tardiva, ordinanza in data di ieri?

Peccato, però, che la chiusura è solo dal 25 marzo fino al 3 aprile e che l’obbligo riguarda i soli cantieri di edilizia privata mentre per quelli pubblici c’è la discrezionalità delle stazioni appaltanti.

La cosa, diciamocelo, fa un po’ sorridere soprattutto da parte di chi minaccia di mandare i carabinieri alle feste di laurea coi lanciafiamme.

Ma anche a livello locale, destano perplessità alcune iniziative.

Ad esempio quelle inerenti la chiusura dei negozi alimentari e dei supermercati la domenica, decisone che ovviamente scatena la ressa al sabato, con tanta gente che si ammassa all’esterno degli esercizi commerciali, con buona pace delle indicazioni di distanziamento sociale tanto enfatizzate.

Tutto quanto sopra premesso, per non parlare del mare magnum di Decreti, Circolari e Ordinanze che Governo, Ministeri, Refioni e Comuni quotidianamente scodellano senza un minimo di coordinamento.

E per finire, giusto per rimarcare l’italica propensione della politica per scelte gestionali tortuose anziché andare le per una dritta via maestra (anche in un momento d’emergenza come questo), una nota sul concorso che il Ministero della Difesa ha indetto in questi giorni e concernente l’arruolamento, per un solo anno, di 120 UfficiLi medici e 200 Sottufficiali infermieri.

Apparentemente una misura apparentemente nel senso del potenziamento della sanità pubblica ma che, a ben vedere, suscita più d’una perplessità in quanto le procedure concorsuali e di selezione prenderanno alcune settimane mentre invece la nazione ha bisogno ora di personale sanitario e perché il nostro paese già dispone di due Corpi militari ausiliari a vocazione sanitaria.
In Italia, infatti, sono ben noti agli addetti ai lavori il Corpo Militare SMOM e quello analogo della CRI, quest’ultimo con particolare propensione alle problematiche di difesa della popolazione civile da agenti biologici nonché munito di attrezzature di biocontenimento, di PMA (Posti Medici Avanzati) e delle relative professionalità per gestirli, che non sono stati praticamente coinvolti.
Insomma indiciamo selezioni per 120 medici e dimentichiamo di avere già pronti e formati oltre 20.000 militari tra medici, farmacisti, biologi, operatori della Difesa da agenti biologici, infermieri e logisti, guarda caso proprio tutte le professionalità che servirebbero.
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Riferimenti:
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2020/02/01/26/sg/pdf
http://www.regione.campania.it/assets/documents/ord-n-19-20-03-2020-mn73za70paazcj0d.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Corpo_militare_dell%27ACISMOM
https://it.wikipedia.org/wiki/Corpo_militare_della_Croce_Rossa_Italiana

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