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24 Settembre 2020

Speciale elezioni – Emilia Romagna: chi ha vinto?


Già nella notte tra domenica e lunedì i giochi risultavano fatti: vittoria a redini basse del centrodestra in Calabria e vittoria di misura del centrosinistra in Emilia Romagna.
Iniziamo subito a dire che il M5S è letteralmente evaporato in entrambe le competizioni, addirittura sotto la soglia del 5% in Emilia Romagna (aveva ottenuto il 13,3% nelle precedenti elezioni regionali) e comunque alla singola cifra (7% più o meno) in Calabria. Questo dato è la partenza di ogni altra analisi e vedremo in seguito il perché.
Il voto in Calabria non necessita di molte analisi, a mio giudizio, tanto è palese la vittoria di un centrodestra che ha anche avuto il merito di far eleggere la prima presidente donna in quella regione. Tuttavia emerge un dato estremamente significativo: il movimento ha preso 48221 voti in una regione dove 62383 cittadini percepiscono il reddito di cittadinanza!
Ormai stanchi della sbruffona strategia assistenzialista dei pentastellati i cittadini calabresi hanno fatto rifluire i voti agli schieramenti del precedente bipolarismo, favorendo in questo caso lo schieramento ritenuto più affidabile. E’ stata anche una grande boccata d’ossigeno per Forza Italia che altrimenti pareva ormai spacciata (come confermerebbe anche il voto emiliano).
Ma si sa: le coalizioni sono fatte apposta per darsi manforte tra i partiti che scelgono di apparentarsi, così in questo caso la stampella a Forza Italia l’ha fornita una Lega che ha accondisceso alla scelta della candidata forzista.
Concentriamoci ora sulla tornata elettorale emiliano romagnola. La domanda contenuta nel titolo non è affatto scontata. Potremmo anzi dire che i vincitori sono stati due (o tre) mentre tanti sono gli sconfitti.
Ha vinto ovviamente il candidato del PD Bonaccini, con un risultato personale del 51,42%, mentre la Borgonzoni, candidata da Salvini si è fermata al 43,63%. Bonaccini grazie al voto disgiunto ha ottenuto un successo maggiore di quello registrato dalla sua stessa coalizione, rastrellando anche i voti di alcuni poco coerenti elettori che per loro stessa ammissione hanno votato alle regionali ciò che non avrebbero mai votato alle politiche (“Salvini mi va bene a Roma ma qui Bonaccini ha lavorato bene”, e via dichiarando…).
Probabilmente la scelta di una candidata come Lucia Borgonzoni non ha pagato a sufficienza, ma da qui a vedere una sconfitta del centrodestra ce ne corre parecchio. Infatti a nostro avviso il secondo vincitore è proprio Salvini (31,95% alla Lega con l’ottima gregaria Meloni a rimorchio che quadruplica i suoi voti ottenendo l’8,59%). Infatti la Lega ha mostrato il migliore trend di crescita dato che nel 2014 aveva ottenuto il 19,4% (solo un giornaletto alla deriva come Repubblica può dire che ha perso confrontando il dato con le passate Europee!).
Insomma, con un PD sostanzialmente stabile anche se con l’aiutino dei pescetti – di cui diciamo subito dopo – e una debacle generalizzata da Gerontoberlusconi a Di Maio in ritirata strategica, un centro destra che per un capello non soffia la regione alla sinistra non ci pare una sconfitta, anzi!
Il test ha dato esito positivo anche questa volta e al di là delle foto in pieno relax del capataz siamo certi che nel buoi della loro cameretta si staranno facendo due Conti: uno, Conte Giuseppe, che ormai ci crede solo lui di poter durare un altro po’ a palazzo Chigi; l’altro, Conte Antonio, l’unico che forse potrebbe riportare alla vittoria un centrosinistra che ormai solo un Bertinotti riesce a difendere!
Dicevamo delle sardine: qualcuno ha sostenuto che è grazie a loro che Bonaccini ha vinto. Niente di più sbagliato. Bonaccini ha vinto grazie a un buon lavoro fatto nei cinque anni passati e grazie – come detto – al meccanismo del voto disgiunto che gli ha consentito di ramazzare più voti della sua avversaria, la quale, non avendo un passato da vantare, non poteva contare sui voti di apprezzamento.
I pesciolini non hanno contato una cicca. Perché? Semplicemente perché erano e sono voti già in ogni caso del PD, o comunque della coalizione di centrosinistra. Le sardine on hanno sottratto nulla al centrodestra, figuriamoci. E il loro incitamento ad andare a votare non ha favorito nessuno dei due candidati. Ecco quindi che adesso rischiano veramente di finire in frittura, perché passata la festa gabbato lu santo, e il PD starà facendo esattamente lo stesso ragionamento qui espresso. Si chiederanno quindi perché dovrebbero spartire le (poche) poltrone delle prossime politiche con degli sfaccendati insignificanti e invadenti.
Come scritto pochi giorni fa, il governo dell’Arturo Brachetti della politica non cadrà nell’immediato, occorreranno ancora alcune spallate.
Ma siamo fiduciosi e ottimisti.

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