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23 Settembre 2020

Gigino torna a casa


E così la parabola di Giggino ‘o Bibitaro si è conclusa come gli esseri raziocinanti avevano da tempo previsto, cioè a schifìo.
Portato in palmo di mano da Grillo all’origine della scalata governativa del movimento 5 Stelle, scoglio contro cui avrebbero dovuto frangersi sia le onde anomale di alcuni dissidenti della prima ora sia gli tsunami dei più irriducibili girondini come quel Di Battista che oggi sembra invece vivere una nuova primavera, alla fine si è sgretolato come un castello di sabbia alla prima ondata energica.
Fa un po’ pena, diciamolo, il povero Giggino col suo vestito da prima comunione sempre stirato, con la cravatta regimental sempre intonata alla camicia e ai calzini. Suscitava tenerezza, a volte, vedendolo stringere la mano con un doveroso (e un po’ leccaculista) inchino al potente di turno, che fosse il presidente cinese, americano o russo. Ignaro di essere da loro snobbato e forse dileggiato, carico di un’autostima che gli derivava dal suo mondo fantastico in cui si era calato sin dall’inizio, il nostro tirava dritto, a testa alta (e questo sia detto senza ironia) verso gli obiettivi che lui (e solo lui, purtroppo!) aveva in mente.
Sorretto dal grande Fregoli della politica, quel Conte che è tutto e niente in un’unica figura, tallonato dai suoi non si sa bene se per assisterlo o pugnalarlo alla prima occasione, puntellato come un muro di fango dall’altro Grande Perdente (oggi casualmente segretario PD), Giggino procedeva imperterrito nella sua gimkana tra i sogni di gloria e la realtà oggettiva finché è accaduto l’inevitabile: il nastro adesivo con cui Casaleggio gli aveva sigillato le fette di salame sugli occhi ha ceduto e il poveretto ha così d’un tratto percepito la terrorizzante visione del mondo reale.
E così si è dimesso da capo del partito.
Domani tornerà, forse, a vendere bibite allo stadio del Napoli, forte di un curriculum che oltre alla pregressa esperienza in tale campo ora può vantarne anche una ben più ponderosa: vice premier e poi ministro degli esteri della Repubblica Italiana. Chissà che figurone di fronte a coloro che lo dovrebbero riassumere, chissà quali porte gli si apriranno adesso: forse potrà addirittura portare i panini in tribuna d’onore: chissà mai che Aurelio De Laurentiis non gli stringa la mano e gli dia una lauta mancia! Che onore stringere la mano a un uomo con una tale carriera alle spalle, dotato di tale prestigio, penserà Giggino nello sfoggiare il suo migliore sorriso triste mentre due lacrimoni righeranno le gote dell’ex capo della Farnesina.
Ecco, questo è il punto: non è (mi vien già da scrivere “era”, chissà perché) la sua una posizione da nulla: costui rappresenta l’Italia nel Mondo. E’ l’alfiere dell’italica civiltà così come il resto della Terra lo vede. Ciò che lui dice a un potente della Terra lo dice il Governo Italiano, lo dice il Presidente della Repubblica, lo dice il Popolo Italiano perdio! Noi siamo rappresentati, ancora oggi e speriamo per poco, tra i popoli civilizzati e tra quelli barbari da Luigi Di Maio! Sarebbe ora che qualcuno se ne renda conto lassù…
Cosa accadrà ora nel movimento 5 Stelle? Nessuno può dirlo. Grillo e soci ci hanno abituati alla sorpresa, non è possibile fare pronostici, solo ipotesi più o meno probabili. Eleggeranno a caporione un altro deficiente (nel senso che difetta di capacità politiche) qualsiasi e tireranno a campà fino al burrone laggiù in fondo.
Il voto di domenica prossima in Emilia Romagna e in Calabria giocherà forse un ruolo determinante (ovviamente se a favore del centro destra), ma non ne siamo così sicuri. Non è detto che il governo cada subito (perché prima o poi cadrà, siatene certi): dipenderà da quanti dei loro saranno riusciti a sistemare prima della comparsa all’orizzonte dei Sette Cavalieri (Giov. – Apoc. 6,66).

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