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27 Ottobre 2020

Coronavirus, tra verità e bugie di stato


La Cina è in questi giorni dilaniata da una nuova epidemia causata da un virus che, per via della sua forma, è stato battezzato coronavirus.
Il morbo, di cui solo recentemente si è mappato il genoma, è molto aggressivo e attacca le vie respiratorie.
Ma, nel dettaglio, cosa è un coronavirus?
Il Ministero della Salute spiega che che i coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).
I sintomi più comuni includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.
Alcuni coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto con un paziente infetto, ad esempio tra familiari o in ambiente sanitario.
Essendo una malattia nuova, ancora non esiste un vaccino. Possono essere necessari anche anni per sviluppare un nuovo vaccino.
Non esiste, quindi, un trattamento specifico per la malattia causata da un nuovo coronavirus. Il trattamento deve essere basato sui sintomi del paziente. La terapia di supporto può essere molto efficace.
Insomma una sorta di bronchite, ma di tipo letale, che rischia di interessare anche altri paesi.
Le raccomandazioni per ridurre l’esposizione e la trasmissione di una serie di malattie respiratorie comprendono il mantenimento dell’igiene delle mani (lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche) e delle vie respiratorie (starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso e lavare le mani), pratiche alimentari sicure (evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate) ed evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie come tosse e starnuti.
È raccomandato, inoltre, di evitare di visitare i mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale e di animali vivi (ovviamente specie quelli cinesi ove si vendessero tali generi), evitare il contatto con persone che hanno sintomi respiratori.
Qualora una persona di ritorno da un viaggio all’estero sviluppi sintomi respiratori nei 14 giorni successivi al rientro, dovrebbe immediatamente rivolgersi ad un medico e informarlo del viaggio.
La probabilità di introduzione del virus nell’UE è considerata moderata, anche se non può essere esclusa.
Le comunicazioni e i viaggi sempre più agevoli, infatti, causano il diffondersi della malattia. Un caso, forse, si pensa possa essere già in Italia e il governo cinese, famoso per la poca trasparenza, non aiuta a capire l’origine della patologia.
I cinesi sono stati molto vaghi al riguardo sostenendo che il virus avesse fatto il salto di specie, ossia passato dagli animali all’uomo, a causa delle abitudini alimentari cinesi (NDR: in Cina è normale consumare carni di animali come serpenti e pipistrelli) ma c’è chi sostiene che il morbo, creato o potenziato geneticamente in laboratorio militare per equipaggiare gli arsenali cinesi per la guerra biologica, si è diffuso a causa di una falla di sicurezza.
Insomma la reticenza cinese non solo non aiuta la comunità internazionale a elaborare cure e strategie di profilassi più efficaci per circoscrivere quella che sta diventando una pandemia, ma alimenta un forte clima di sospetto di presunte responsabilità politiche e militari nei confronti del gigante asiatico.

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