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Direttore: Vincenzo Di Guida

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17 Gennaio 2020

I pesci in barile


… e finalmente accadde. È notizia della scorsa settimana che il movimento delle sardine terrà il suo primo congresso nei prossimi mesi. La data sarà stabilita entro la fine di gennaio ed è probabile che prima della prossima primavera il nuovo movimento dia origine ad un soggetto politico strutturato. E’ opinione comune che tale soggetto altro non sarà se non un nuovo partito, un soggetto istituzionale agli antipodi delle motivazioni che – secondo i suoi fondatori – hanno dato vita all’ittico pinneggiare di questi pesciolini nel mare magnum della politica. Eh sì, perché chi ha una memoria appena passabile ricorderà che dopo il flash mob dello scorso novembre in Piazza Maggiore a Bologna, che fu la scintilla iniziale che diede origine al movimento, il suo leader de facto Mattia Santori ha più volte dichiarato che mai e poi mai sarebbero diventati un partito e che i loro ideali sono l’antifascismo e la lotta alla discriminazione razziale, rifiutando il sovranismo e la violenza verbale nella politica italiana, che – sostengono – andrebbe equiparata legalmente alla violenza fisica. In un’intervista a La 7 Jasmine Cristallo, una delle coordinatrici del movimento, ha in seguito dichiarato che la collocazione politica del gruppo è a sinistra (ma va’?). Da quel momento in poi è stata una gara di pesca da parte di tutte le forze di sinistra, dal PD ai pentadecerebrati passando per il Bomba e le varie boldrinate, all’accaparramento del branco di pesciolini, tanto insulsi quanto utili visto che riescono a portare in piazza San Giovanni a Roma quasi 100 mila persone, che nemmeno il fratello del commissario e il bibitaro messi insieme! Già, la sinistra parlamentare, ormai alla frutta, ha intravisto con estatico interesse questa tanica di nuova linfa passare correndo innanzi alla sua vecchia carretta ferma sul ciglio di una strada col serbatoio ormai a secco. Quanta vitalità, avranno pensato, quanti ottani per i nostri cilindri sfiatati! E via con le lodi sperticate al nuovo movimento, con la speranza che questo Gerovital della sinistra potesse fare quel miracolo che Giggino sta inutilmente chiedendo a San Gennaro.
E le sardine, sciocchine, com’è loro natura sono cadute nella rete. Già, perché avendo la memoria di un pesce rosso (circa) non ricordavano più le loro origini e i sacri voti di castità parlamentare. La prova sta proprio in questo prossimo congresso, che in teoria dovrebbe ordinare il flusso caotico del branco e riordinarlo in un bel barile sotto sale e dare una voce univoca al movimento, ossia un leader non più di fatto ma di diritto che esponga un programma e si faccia apprezzare per esso. Ma apprezzare da chi? Ovviamente da chi saprà blandirli meglio, che offrirà l’esca più appetibile per portarseli nel proprio campo e fagocitare tutta la frittura in un sol boccone.
Le quattro anime parlamentari della sinistra a questo tendono: non certo a lasciare che una quinta forza si formi e sbrindelli ancor più il già fatiscente mondo della gauche italica. Potremmo dire che in vantaggio ci pare il complesso folk “Zingaretti e le sue Amebe”, mentre le altre tre Assenze della maggioranza cercano di rincorrere ma sono in affanno. Il fratello più furbo del commissario e tutto lo stato maggiore piddino sta dandoci dentro di lingua a leccare a più non posso le squamose terga, tanto che se una sardina si ferma di colpo mezzo metro della lingua di questi signori le uscirebbe dalla bocca!

Come dicevamo, non ci ha stupito neanche un po’ l’autoreferenziazione delle sardine come forza della sinistra. In realtà già lo avevamo saputo. Da chi? Ma dagli stessi giornali che dal giorno successivo il flash mob di Bologna si sono messi a scavare nella vita privata di Santori, scoprendo, ad esempio, come riporta il quotidiano la Verità, che il nostro scrive per RiEnergia, una rivista trimestrale di divulgazione scientifica curata dalla società di ricerca RiE – Ricerche Industriali ed Energetiche, fondata dall’ex ministro Alberto Clò e dall’ex premier Romano Prodi. È sufficiente farsi un giro sul sito della rivista per trovare il nome di Mattia Santori nella redazione. Il direttore rivista Alberto Clò è l’uomo che, nel 1978, ospitò la famigerata seduta spiritica del “piattino” per ritrovare Aldo Moro, rapito dalle BR. Quella sera nella residenza di campagna di Clò, c’era anche Romano Prodi. L’ex premier è cofondatore, con Clò, della RIE di cui risulta garante insieme a Sabino Cassese, ex giudice costituzionale.
Diciamo che ce n’è un po’ troppo per poter sostenere come Santori “…io Prodi non lo conosco… l’ho visto solo una volta su Facebook” e altre balle simili. Non ci credete? Leggete questo post dello scorso 7 agosto sulla sua pagina Facebook: “Ieri su RiEnergia abbiamo pubblicato questa interessante intervista a Romano Prodi sulla povertà energetica in Africa. Lo abbiamo intervistato per il ruolo che ricopre all’interno dell’ONU proprio nel continente africano. Come sempre accade quando intervistiamo Prodi, il post è stato invaso da commenti denigranti e vergognosi contro di lui, gli africani e i comunisti. (sono stati cancellati ma ne seguiranno altri)…”
Ma se Santori inneggia spesso dal suo profilo Facebook a Prodi e al PD, può darsi che gli altri non siano così schierati a sinistra? Neanche per sogno, basta spostarsi nella vicina Modena per scoprire che la musica non cambia. Anzi, in questo caso l’evento “6mila sardine a Modena – Modena non si Lega” (originalissimo slogan, ma dove l’avevamo risentito?), è promosso dagli studenti universitari Jamal Houssein e Samar Zaoui. Quest’ultima, come fatto notare dallo stesso Matteo Salvini augurava addirittura la morte al leader leghista. “Avremmo bisogno di un giustiziere sociale, di quelli che compaiono nella storia, che dopo aver ucciso vengono marchiati come anarchici”, scrisse su Facebook la giovane studentessa. Ecco queste dovrebbero essere le pacifiche sardine.
Ma la domanda di oggi è: quanto dureranno le sardine? Non come entità costituita in partito (come già detto, non è plausibile che le altre anime della sinistra glielo lascino fare) ma come movimento di idee. Il fatto è che una Piazza Maggiore di 6 o 10 mila persone non è il sintomo di una cultura e di una prevalenza maggioritaria in una regione, è soltanto una parte motivata della sinistra che scende in piazza. Ma che la piazza di sinistra esista (e ben venga se ordinata e non violenta) mi sembra giusto e onesto riconoscerlo; che questa sia prevalente mi sembra arbitrario, è una congettura che solo una parte faziosa degli italiani può condividere. Poi, superata la prima fase di euforia, sorgono i dubbi. Il primo, già noto. Non vi pare strano che i ragazzi scendano in piazza non per contestare un potere, un governo, una dominazione politica e culturale ma per attaccare l’opposizione, per condannare un libero e vasto consenso popolare, per opporsi a chi si oppone all’establishment politico e culturale, all’ideologia dominante e al relativo conformismo? Non ci sono precedenti a questo riguardo.
Inoltre se leggete il loro manifesto non trovate nulla che giustifichi qualcosa di più di una manifestazione di piazza. Non ci sono idee, non ci sono ragionamenti, programmi, nulla. E intorno c’è solo una residua simbologia venuta dal passato: Bella Ciao, e via retrocedendo nel tempo e nella forma.
Infine sorge il dubbio se sono davvero un fenomeno spontaneo: chi c’è dietro? Non siamo in grado di dire nulla di certo. Ma possiamo affermare con Marcello Veneziani che “appena sono apparsi, la ditta dei santini si è messa subito al loro servizio, compatta, come già aveva fatto per i Gretini e i manifestanti a scuola, per Karola e i suoi tifosi, per tutte le icone, Papa Francesco incluso, di volta in volta agitate per sostituire – usando le parole di Gramsci – un populismo progressivo al populismo regressivo”. Qual è la differenza tra i due? E’ ideologica, pregiudiziale, tautologica: questi sono buoni perché progressisti, quelli sono nefasti perché bollati come regressisti. Dietro le sardine non ci sarà nessuno ma i pescivendoli hanno già lanciato le loro reti politiche.
State certi che faranno buon pesca, ma si sa: il pesce una volta pescato non dura a lungo.

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