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28 Settembre 2020

Povera Italia, nemo propheta in patria


Una brutta storia, nel perfetto stile italiano di premiare la mediocrità piuttosto che la meritocrazia, quella dell’addio di Samantha Cristoforetti alle stellette.
E già perché Astrosamantha, così come è stata ribattezzata affettuosamente dopo essere stata la prima donna italiana a volare nello spazio, dopo diciannove anni di servizio a inizio di questo anno ha lasciato le Forze Armate dove era in servizio come Capitano dell’Aeronautica Militare, per dedicarsi completamente all’astronautica.
Un addio, diciamolo senza mezzi termini, conseguente alcune scelte quanto meno discutibile dei vertici militari.
Lo si capisce dalla lettera che la stessa astronauta ha inteso diffondere via Twitter e che qui si rilancia integralmente così da permettere, a chiunque, di farsi una precisa e personale idea senza alcun filtro giornalistico:
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Parole, quelle del Capitano Cristoforetti, oops, ex Capitano, nonostante il suo evidente sforzo di mantenere un aplomb all’inglese, che sembrano alludere al sostegno che i vertici militari hanno dato al Ten. Col. Walter Villadei, scartato dalle selezioni dell’ESA, ossia ritenuto non idoneo dall’Ente Spaziale Europeo (a cui, quindi, è precluso andare sulla ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, se non come passeggero di lusso) e che, piuttosto che essere rinviato al Reparto di provenienza dalla Forza Armata, è stato inviato presso la Federazione Russa dietro lauto compenso (si parla di milioni di euro) per farlo accogliere alla loro scuola di cosmonauti.
Insomma un po’ come quei genitori spendaccioni che hanno un figlio meno dotato di altri per la carriera di studente alla scuola pubblica ma che, a suon di soldi, inviano il proprio pargolo in una scuola privata compiacente pur di fargli prendere un diploma.
Oltre a ciò, ci sarebbe poi la questione del mancato avanzamento di grado di AstroSamantha, restata Capitano mentre i suoi colleghi di corso sono avanzati al grado di Maggiore. Lei, signorilmente, dice che la questione del suo congedo non riguarda specificatamente il mancato avanzamento ma è noto che nell’ambiente militare essere promossi al grado superiore, e il Capitano Cristoforetti l’avrebbe ben meritato se non altro per meriti eccezionali (procedura che avrebbe bypassato la mancanza del periodo di comando ordinariamente necessario per poter essere considerati meritevoli al grado superiore), è un altro rospo che l’Ufficiale Cristoforetti ha dovuto ingoiare nonostante tutto il lustro portato al nostro paese.
Insomma la vicenda appare come la classica storia, tremendamente italiana, di procedere non secondo meritocrazia ma per questioni di pesi specifici, spesso di natura politica.
Sicuramente un bel passo falso per l’immagine delle Forze Armate italiane, in questo caso per l’Aeronautica Militare, che così ha perso una testimonial d’eccezione.
Ma in quest’ultimo periodo le nostre povere Forze Armate sembrano davvero inanellare un passo falso d’immagine dietro l’altro e non sembra un caso che proprio nelle scorse settimane agli Ufficiali delle categorie in congedo una recente disposizione di SMD, lo Stato Maggiore Difesa, ha vietato l’indosso dell’uniforme, sia ben chiaro a titolo gratuito, in quelle comunque rare occasioni in cui erano facultati a titolo d’onore.
Come si diceva un altro grave errore d’immagine perché per le Forze Armate il personale in congedo, che comunque ha ancora obblighi militari, è davvero l’unico anello di congiunzione col mondo civile.
Ragioni di sicurezza dovute a possibili attacchi terroristici, si sussurra in alcuni ambiti, ma la verità può anche essere meno sofisticata ed essere più banalmente fondata in una sorta di ingratitudine congenita verso chi ha scelto di servire il proprio paese in armi e a cui ora si dà il classico benservito.
D’altra parte pare sia stato così anche con la Cristoforetti e la risposta, piuttosto rozza dell’Aeronautica, non si è fatta attendere. In un tweet del 2 gennaio l’Arma Azzurra ha scritto: “Oggi il Capitano Samantha Cristoforetti ha salutato la Bandiera di Guerra del suo reparto, il 51° Stormo. Negli oltre 18 anni in Aeronautica Militare ha coronato il suo sogno di diventare astronauta e continuerà a portare nello spazio il Tricolore italiano. Ciao Astrosamantha”.
Insomma, una piccata Aeronautica sottolinea che è grazie alla Forza Armata che la Cristoforetti è diventata astronauta dimenticando che Astrosamantha quando è andata in Aeronautica era già laureata in ingegneria aerospaziale e che di certo, almeno lei, non ha usufruito di raccomandazioni per diventare astronauta essendo stata selezionata dall’ESA soltanto in base alla sua preparazione. Certo non a forza di milioni di euro elargiti a questa o quella organizzazione spaziale.
Lontani, non solo geograficamente, da paesi evoluti dove la meritocrazia è “il” sistema fondante e trainante della società ma anche da ogni capacità di creare una forza di riserva degna di questo nome e, men che meno, di serbare nel cuore quel sentimento di riconoscenza che va tributato a tutti coloro che sono (o sono stati) Servitori dello Stato, la nostra povera Italia sceglie con miopia di premiare i mediocri e far andare via le eccellenze.
Sicuramente questa ingratitudine di fondo nei confronti di chi è (o è stato) Servitore dello Stato o ha portato lustro alla nazione è una questione squisitamente culturale di quell’itaglietta a sua volta mediocre e provinciale.

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