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26 Settembre 2020

Le sardine vogliono entrare nella scatola


Le sardine, si sa, è pesce povero che si vende in scatolette.
Ma in Italia sono anche un movimento, come lo era inizialmente quello dei pentastellati, che agita le piazze sulle note di “Bella ciao” o di slogan del tipo “Bologna non si Lega”.

Sono nate recentemente dall’idea di Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa, tutti trentenni, a loro dire perché non potevano accettare l’idea che la rossa Bologna finisse in mani leghiste.

Il loro terreno di caccia preferenziale sono i giovani, oramai saturi delle menate fantaclimatiche della piccola Greta, forse delusi dai gialli del M5s , e in attesa di un nuovo movimento arruffa popolo apparentemente vicino ai loro bisogni.

Il successo del primo flash-mob, organizzato con il fare adolescenziale di chi, a trent’anni suonati non si può può proprio più definire tale, li ha spinti a continuare piazza dopo piazza.

Sarebbe parso un movimento spontaneo giovanile, destinato a rimanere tale, ma questa settimana uno dei loro leader, Santori, ha dichiarato che non escludono di scendere in politica.

Si, è vero, ha subito corretto il tiro precisando che al momento questo non sarebbe un obiettivo ma, insomma, da pescatore consumato (altro che sardina!) l’amo l’ha lanciato all’uditorio nella speranza che le sardine, quelle vere, abbocchino e li deleghino di missione politica o gli consentano di avere, comunque, un peso politico.

Dunque al gruppo dirigente delle sardine, scese in piazza come antidoto alla politica (specie quella leghista), non dispiacerebbe (o almeno intravedono) un ruolo politico e, chissà, prima o poi diventare anche un vero e proprio partito per presentassi a future elezioni.

Insomma, se il M5s aveva definito il palazzo con la metafora della scatoletta che voleva aprire e Giorgia Meloni, dopo il rimpasto governativo, aveva detto che il tonno erano diventati i pentastellati, ora sono le sardine a voler trovare posto nella scatoletta parlamentare o, quanto meno, a servire da esche per i nuovi delusi della politica.

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