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26 Settembre 2020

Zalone scatena una crisi di nervi dei politically correct


Il lancio del nuovo film di Checco Zalone, intitolato “Tolo Tolo”, sta mettendo in subbuglio il mondo dei buonisti e del politically correct.

Il promo del film, ossia il video clip del brano “L’immigrato”, con le sonorità de “L’italiano” di Toto Cutugno e lo stile canoro di Adriano Celentano (e non è ovviamente un caso che vi siano questi richiami), racconta con la consueta ironia del comico pugliese tutte le sfumature italiane, divise tra paure inesistenti e rischi concreti scaturiti dal fenomeno dell’immigrazione:

La trama dell’annunciato lungometraggio, che uscirà nelle sale il primo gennaio, recita: “Non compreso da madre patria, Checco trova accoglienza in Africa. Ma una guerra lo costringerà a far ritorno percorrendo la tortuosa rotta dei migranti. Lui, Tolo Tolo, granello di sale in un mondo di cacao”.

Insomma un film ironico e satirico, a metà tra le paure e le tangibili realtà che il problema dell’immigrazione comporta, che promette una riflessione sul grave problema con la consueta arguzia dei grandi comici.
Del resto la vera comicità è proprio quella di saper affrontare i temi più scottanti pur sapendo strappare, a una lettura superficiale, qualche sorriso.

Ma non tutti, evidentemente, hanno apprezzato la sagacia dell’apprezzato comico pugliese nel raccontare a modo sua la realtà che ci circonda e, addirittura, qualche critico che nei primi momenti si era sperticato nell’elogio artistico del video clip, non appena resosi conto della levata di scudi del mondo perbenista e forse temendo ripercussioni sulla propria immagine, ha poi codardamente stemperato il proprio entusiastico giudizio prendendo prudentemente le distanze, questo sì che fa sorridere, dalla proprie stesse parole.

Il mondo buonista e perbenista, quello che si dice garante della democrazia, infatti, risulta così ottuso che non percepisce il messaggio di profonda ironia che Zalone vuole dare sugli accadimenti di questi anni che il video clip ci propone e già ha bollato come razzista l’opera di Zalone a nulla valendo la satira che, a nostro avviso, Zalone invece esprime anche sulle posizioni più sovraniste.

Qualche intellettuale, addirittura, si è spinto ad argomentare che anche al tempo della Repubblica di Weimar, insomma nella Germania pre nazista, c’era qualche artista che ironizzava sul così detto problema della presenza degli ebrei in Germania.

Insomma per costoro Zalone sarebbe razzista e si sarebbe permesso di fare satira su un intoccabile argomento tabù o, quanto meno, la sua uscita artistica sarebbe il segno d’un pericoloso ricorso storico.

Pare invece evidente che per chi si dice più liberale e garante del pluralismo e della democrazia, parola quanto mai abusata proprio da chi in fondo democratico non è, esistono invece argomenti sui quali è opportuno far cadere la mannaia della censura perbenista senza riflettere che, a parte le belle parole, sono proprio questi atteggiamenti illiberali il sintomo prodromico più evidente di ben altre derive antidemocratiche.

Il video clip, comunque, è gustosissimo (se ne consiglia vivamente la visione) e se anche il film sarà alla sua altezza costituirà un nuovo successo al botteghino per il lanciatissimo comico pugliese.

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